la mia opinione che Stefano Benni sia un ottimo scrittore è corroborata dal fatto che nonostante il genere del racconto non mi piaccia, le sue raccolte mi piacciono invece moltissimo. Non fa eccezione questo "l'ultima lacrima", che dopo la potenza fantastica e visionaria de "Il bar sotto il mare" e la maliconia del ricordo di "Bar Sport" ci consegna una serie di divertenti ma anche inquietanti immagini di un futuro distopico.
E' un po' come se il compagno di banco alle superiori durante l'intervallo delle lezioni riesca a colpirti con una scarica di pizzicotti prendendoti ogni volta di sorpresa. Li per lì ridi, però fanno anche male, però ti dà anche fastidio che ci riesca sempre. davvero sei così stordito?
Con questa raccolta di racconti succede più o meno lo stesso. Il tema di fondo è la deriva lenta ma irresistibile di una Italia dominata dal Liberalismo radicale verso un mondo da incubo, nel quale la cultura si riduce a celebrazione della spazzatura televisiva; la morte si fa oggetto di spettacolo, il senso civico e del bene comune decade, la corruzione morale e la conseguente distruzione dell'individuo attraverso l'esposizione in pubblico si fa industria e strumento di governo, ecc.. Potremmo parlarne per ore, ma non si può non notare che queste erano esattamente le preoccupazioni che certa sinistra aveva di fronte allo svelarsi dell'idea di stato ma anche di società del primo Berlusconi.
Le sfaccettature della società turboliberiste sono davvero tante, ed ogni racconto breve ne espone una sempre con grande efficacia; che ci sia sotto un pericolo reale lo si percepisce, e sempre al girare l'ultima pagina di ogni capitolo un sottile brivido corre lungo la schiena. Pure, uno zelo politico un po' troppo esagerato, e la necessità di dipingere il futuro a tinte forti americanizza questa ipotetica Italia superberlusconiana. Ci sono tratti italiani che non sono americani, e che ci rendono profondamente diversi nel modo di vedere le cose: non si vedono, ed ogni tanto mi è sembrato di leggere dell' America di Trump più che dell' Italia di Berlusconi.
Menzione speciale per l'immagine di copertina, un' autentica opera d'arte di Giovanni Mulazzani. E' inquietante come e più dei racconti che contiene, con questa famiglia stile mulino bianco però in divisa: una famiglia che sorride, però con un ghigno di plastica beffardo sempre uguale per tutti, mentre siede davanti al televisore in una stanza avvolta da tenebre sinistre. Molto americanamente, il padre siede sul divano con un fucile in mano. Degna immagine per tanto libro.