RECENSIONE CORALE A CURA DE I MISERALIBRI - GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI
Evento straordinario in occasione del Dantedì 2021 - Chiari Prima Capitale del Libro
Il nostro incontro e gli altri numerosissimi eventi organizzati in occasione del Dantedì, nel settecentesimo anno dalla morte di Dante Alighieri, sono solo una briciola della riconoscenza che abbiamo nei confronti del sommo poeta. Le stesse parole che usiamo tutti i giorni non sarebbero le stesse, senza la rivoluzione fatta da Dante nell’adottare il volgare per scrivere di cultura. Anzi, come sostiene Mario Tobino, non si trattò solo di adottare una lingua, ma quanto più di crearla, a partire dai vari volgari esistenti nell’Italia del 1300 per arrivare a un qualcosa di unico, qualcosa che unisse, molto prima del 17 marzo 1861.
Dante ha creato una nuova lingua letteraria, incarnando in essa lo spirito popolare dell’epoca. E, per recuperarlo e rendergli omaggio, Tobino a sua volta ha scritto un testo che non è inquadrabile in un singolo genere letterario. Non è solo una biografia e non è solo un saggio; non è un romanzo storico e nemmeno un’agiografia. “Biondo era e bello” è un omaggio personale, nelle vesti di un esercizio di stile, da parte di una persona comune, uno psichiatra che si documenta come un dantista di professione. Storico, cronista e cantastorie: Mario Tobino è appassionato. Ci riporta indietro negli anni, al tempo delle scuole superiori, suscitando reminiscenze e nostalgie. La sua asciuttezza programmatica mira alla precisione e all’efficacia di aggrumare in pochi versi tutta una storia. La sua opera risulta interessante nonostante non sia nei tradizionali generi preferiti e si fa portavoce di sentimenti globali, popolari. Nel raccontare la vita di Dante, Tobino scarta la rappresentazione classica e quasi scontata del poeta, togliendogli la tunica rossa e l’alloro con cui siamo abituati a pensarlo e mostrando un uomo moderno; un letterato, certo, ma anche un politico, un negoziatore. Un uomo legato alla sua città natale, che si strugge per non poterci tornare ma che si rifiuta di farlo quando potrebbe, perché dovrebbe pagare caro. “Non si può distruggere per una momentanea debolezza tutta una vita, annullare la logica di ogni atto, estinguere la passione per la giustizia, non si può per una commozione paterna gettare alle ortiche la gloria di un poeta, l’intimo della fantasia, l’essenza di un’anima.”
A distanza di sette secoli, in quali direzioni sta andando la nostra lingua oggi? Alla pari della borghesia, il volgare ha infine prevalso. Le mutazioni avvengono ogni giorno, riflesso dei cambiamenti sociali. L’utilizzo dei termini anglosassoni e l’attenzione verso la parità di genere sono solo due delle correnti che stanno ribollendo. Lasceremo che la lingua continui a evolversi naturalmente o servirebbe una forzatura per accelerarla? Forse, si potrà valutare solo tra altri settecento anni.