Nato col cinema e la psicoanalisi, il consumismo di massa e le prime ondate migratorie verso l’Europa colonialista, il Dracula (1897) di Bram Stoker è un romanzo stranamente sospeso fra l’arcaico e il la storia di un mostro antico su cui si condensano ansie e timori già tutti contemporanei. Il vampiro si trasforma qui per la prima volta in icona del nostro tempo, abbandona i castelli in rovina per insinuarsi negli spazi metropolitani della Londra globalizzata e infiltrarsi nel cuore delle sue la famiglia borghese, il mondo delle professioni, le cittadelle del potere medico, politico e finanziario. Mutando pelle, il non-morto diventa l’alieno, il virus che infetta il corpo dell’Occidente moderno.
Alessandra Violi insegna Cultura inglese moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Bergamo. Dal 2004, coordina per la Bruno Mondadori la collana di antropologia dell’immaginario Locus Solus, e collabora con accademie e scuole d’arte e di teatro (come l'Accademia delle Belle Arti di Firenze e la Scuola Paolo Grassi di Milano) nell’elaborazione di progetti transdisciplinari sui temi della corporeità. Le sue ricerche vertono sugli intrecci fra letteratura, estetica e scienze umane, con particolare attenzione all’immaginario medico e nello specifico alla scienza dell’anatomia e della neuropatologia, su cui ha pubblicato i volumi Le cicatrici del testo, (Bergamo, 1998) e Il teatro dei nervi (Milano, 2004). Ha scritto inoltre monografie sul tema del corpo come medium (Le impronte dell’aria, Bergamo, 2008) o come materiale artistico - antropologico (Capigliature, Milano, 2008), e svariati articoli su scienza e occultismo, dalla ricerca psichica nell’Europa fin de siècle fino a Lombroso e la medianità. Attualmente si occupa del tema del magico fra estetica, scienza e cultura visuale in epoca moderna.