È proprio vero che in bioetica, si è tutti "laici"? O non è più giusto affermare che fra bioetica "cattolica" e bioetica "laica" esiste una differenza di fondo, di cui, prima di ogni eventuale dialogo, si tratta di prendere atto? E, ammessa tale diversità, quali sono i presupposti teorici e filosofici che la spiegano e che rendono problematico ogni tentativo di mediazione? Il volume si interroga sul concetto di laicità in bioetica, sforzandosi di mostrare come anche in un periodo in cui ci sono cattolici che sembrano parlare da laici e laici che sembrano discorrere da cattolici, la distinzione fra bioetica laica e bioetica cattolica sia quantomai valida e attuale.
Una introduzione piuttosto buona al panorama bioetico attuale. Lo scopo dichiarato è appunto descrittivo, quindi ci si aspetterebbe una certa neutralità, ma senza dubbio l'autore tende a far emergere la sua posizione qua e là. Devo comunque riconoscere che le parti relative alla bioetica cattolica, chiaramente poco congeniale all'autore, sono presentate in modo coerente e preciso, tale da mettere in evidenza l'articolazione logica della posizione cattolica, di cui effettivamente si possono o meno condividere gli assunti di base senza però negare la razionalità che consente di arrivare alle conclusioni. Ho trovato il libro un po' ripetitivo in alcune parti, i concetti fondamentali vengono introdotti e poi ripresi più e più volte per approfondirli; con un po' più di sintesi si sarebbe ottenuto lo stesso risultato con qualche decina di pagine in meno.
Manuale breve ma eccellente, un esempio... da manuale su come, in genere, dovrebbe essere scritta un'introduzione. Sicuramente merito delle qualità intellettuali dell'autore. Fornero sa sgrovigliare con abilità, senza fretta né pedanteria eccessiva, la matassa di discorsi di un campo, quello della bioetica, già di per sé minato, ma ancor più irto di tranelli e trabocchetti quando va a intersecarsi col famigerato dibattito tra laicità e religione. È sorprendente la capacità di Fornero sia di cogliere gli aspetti multisfaccettati dei due fronti, la loro natura composita, e i motivi di questo poliedricità, e quindi le sovrapposizioni e convergenze che, tra campo laico e campo religioso si possono avere; sia di focalizzare con chiara precisione quali siano effettivamente i principî di fondo che mantengono, a conti fatti, aperto uno scontro difficile da ricomporre proprio perché frutto di paradigmi radicalmente differenti. Fornero, che dichiara la propria appartenenza al campo laico, evita felicemente di liquidare la posizione religiosa come semplicemente "illiberale", "oscurantista" o "dogmatica", cosa che invece troppo spesso fanno altri suoi colleghi, e individua piuttosto la fonte della divergenza tra bioetica religiosa e non religiosa nel riferimento, della prima, a una visione finalistica del mondo, in cui il dovere dell'uomo consistente nell'aderenza a una legge e una ragione che trovano il loro fondamento nella natura in quanto creata da un dio trascendente e assoluto, dio che, dal punto di vista del magistero cattolico, non è incompatabile con la ragione stessa. Affrontata così sul serio la prospettiva cattolica, non solo in bioetica, rivela una sua coerenza e un suo spessore intellettuale, posto ovviamente che si accettino le premesse di base, cioè l'esistenza di un dio personale che guida il divenire del Mondo; l'accusa di illiberalità da parte laica risulta poco efficace perché la prospettiva cattolica si muove entro un orizzonte in cui una dicotomia tra un diritto (e una bioetica) liberale o illiberale ha poco senso o, se ha un senso, va ad articolarsi in maniera del tutto differente rispetto alle modalità laiche (o irreligiose). L'uso insistito dell'aggettivo "cattolico" non è casuale. Qui si potrebbe fare un appunto a Fornero, il quale sembra voler ridurre alla chiesa cattolica l'unica eventuale opposizione a un approccio laico in bioetica. Sicuramente è discutibile nei fatti: paesi a maggioranza protestante o ritenuti ben più laici che non l'Italia (ad esempio Francia o Gran Bretagna) mantengono una posizione più che rigida e poco possibilista su temi quali, ad esempio, l'eutanasia. Personalmente credo che tale rigidità derivi più dalla natura profonda dello stato moderno che non da eventuali influssi religiosi, che pure hanno il loro peso. Il titolo del libro, dunque, e parte della sua impostazione, sono un po' fuorvianti, e sicuramente scontano il fatto che il volume venga pubblicato in Italia (ma Fornero, nel suo discorso, mantiene comunque una prospettiva sanamente globale). E tuttavia, uscendo da una prospettiva fattuale e rientrando in una più strettamente concettuale, come dicevo il riferimento alla prospettiva cattolica è tutt'altro che casuale, e insensato. Già Fornero sottolinea come all'interno della chiesa cattolica ci siano, in bioetica, voci dissonanti o dissenzienti rispetto alle gerarchie più alte e alle dottrine ufficiali, o come vi siano prospettive cristiane tutt'altro che distanti da quelle laiche (ad esempio nella chiesa valdese). Ebbene, estendendo le riflessioni dell'autore: se lo zoccolo duro (per usare un suo termine) dell'impostazione cattolica consiste in uno stretto agganciamento tra dio, religione e ragione e in un Mondo concepito come finalistico nella sua natura più profonda, ci si può allora legittimamente chiedere se, invece, un cristianesimo diverso, un altro cristianesimo (o un altro cattolicesimo) non sarebbero in grado, con gesto radicale, di scoprire un altro modo di intendere i rapporti tra dio e Mondo (se non addirittura un'altra immagine di dio) che risulti ben più compatibile e ricettive rispetto alle possibilità di intervento tecnico che si vanno sempre più aprendo sulla vita, sulla sofferenza, sulla morte di uomini e viventi. Un rivolgimento concettuale tutt'altro che impossibile o impensabile, avendo pure già dei precedenti in correnti o pensatori, minoritarî, del cristianesimo storico; e che tuttavia si può dubitare possa accadere nei fatti non tanto per difficoltà di ordine filosofico quanto di ordine strettamente materiale e politico. La domanda è da accostare a quanto ho già accennato sulla rigidità dei governi, più o meno laici che siano, su temi quali l'eutanasia: può la chiesa cattolica rinunciare a un impianto teorico (filosofico e teologico) strettamente legato a una determinata gestione e giustificazione del potere concreto, suo e di altri? Può una forma di potere istituzionale basata sul controllo della vita e della morte dei suoi membri (che si chiami Stato o che si chiami Chiesa), ritornare a questi ultimi la piena sovranità individuale sulla morte e sulla vita?