Qui non si parla di moda. Ma di vestiti. E sono le donne a parlarne. 33 scrittrici di tutto il mondo, 33 donne di culture diverse che raccontano a partire dai vestiti. Basta infatti un solo capo d'abbigliamento per destare memorie, identità negate o ritrovate, sentimenti di amore o di rabbia, stagioni dell'esistenza. Il vestito copre e scopre. Nasconde il corpo e lo rivela. Dice. Comunica. E diventa una parte sostanziale della storia, della cultura, della sessualità. È un rito e un racconto. In quest'opera corale, coinvolgente e a suo modo unica, complice la fisionomia variegatissima delle autrici, ci troviamo di fronte a un'estemporanea riflessione sulla civiltà e sulla femminilità. Tra le altre, Carol Shields e Caryn Franklin descrivono gli indumenti come sorta di rito di passaggio all'eta adulta; A L Kennedy e bell hooks esplorano i legami tra vestiti e sessualità; Joan Smith e Sarah Dreher guardano al significato politico di ciò che indossiamo; Jean Buffong e Manju Kak ne discutono le risonanze culturali; Catherine Dunne e Andrea Stuart lasciano emergere il rapporto con la storia; Margaret Atwood, Janice Galloway e Joyce Carol Oates rivelano il modo in cui nei vestiti possono riflettersi le intricate relazioni madre-figlia. Sciarpe, cappelli, biancheria intima, gonne, calze, eleganti abiti da sera: nulla manca in questa straordinaria sfilata di capi unici, come unica è la memoria che li evoca e li nutre di senso.
Oggi voglio parlarvi di un libricino scovato nella libreria dei proprietari di casa, un libricino di quelli che ha ancora il prezzo in lire e il bordo delle pagine un po' ingiallite, giusto per intenderci.
Devo dire che il voto è un voto di media, ci sono 33 penne che si alternano, qualcuna si meritava anche 5 stelle, ma il medione che farei è questo.
Qui si parla non dei vestiti, in quanto strumento per pudore e riscaldamento, ma si parla di abiti e accessori come carte copiative di eventi, come amuleti porta fortuna, come ricordi di persone care che ci sono state e che non ci sono più.
E' cosi che si legge dell'acquisto agognato di quel tipo specifico di scarpe, come strumento di accettazione del Gruppo durante la faticosa fase di ribellione adolescenziale.
Si parla di intimo, di reggiseni come strumenti per esplorare la propria sensualità, ma anche come elemento che imprigiona la donna in una gabbia dalla quale qualcuna ha il coraggio di evadere.
Si parla degli abiti rosa in crinolina che si è obbligati ad indossare quando al nostro guardaroba ci pensa ancora la mamma.
E' un libro delicato ed a tratti emozionante: impossibile non riconoscersi in almeno uno di questi racconti.
Valore aggiunto è che si alternano, come dicevo, diverse voci, di età, estrazione, esperienza e culture differenti.
Ve lo consiglio e se dovessi pensare ad un occasione, vi direi che è il perfetto compagno in un viaggio in treno di un paio di ore, dato che questo è il tempo che vi servirà per leggere questo libricino scorrevole e delicato.