La facoltà poetica è, tra tutte quelle proprie dell’uomo, la più sensibile alla natura che lo circonda, la testimonianza più vera ed evidente dell’influenza che il cielo, i corsi d’acqua, le foreste, i colori del mattino esercitano su di lui. Questi canti costituiscono il segno più autentico e profondo della poesia indigena dell’America del Nord. E rappresentano un’eredità lirica e visionaria di rara bellezza. Amore e gioia, dolore e guerra, natura e magia, tutta la realtà e l’universo mitico dei nativi americani emergono così da quel silenzio in cui la “civiltà” dei colonizzatori bianchi, con il suo linguaggio, le sue leggi, i suoi eserciti avrebbe voluto confinarli. Rivivono in queste pagine le voci dirette dei Dakota, Sioux, Pawnee, Navajo, Shoshone e di tutte le altre tribù che hanno abitato gli enormi spazi dell’America del Nord e del Canada, dalle foreste orientali alle Grandi Pianure, dalla California alla Costa Nord Occidentale. Un’ampia sezione, inoltre, riunisce alcuni esempi di interpretazione lirica dei versi indiani ad opera di artisti e scrittori statunitensi (Constance Lindsay Skinner, Mary Austin, Frank Gordon, Alice Corbin Henderson, Pauline Johnson) insieme con l’articolato e complesso rituale dell’Hako (una cerimonia pawnee) rivissuto attraverso la penna di Alice Fletcher.
La cultura di queste tribù del Nord America (ahimè ormai quasi del tutto perdute, per via di come sono stati trattati - e come ancora purtroppo vengono trattati i restanti rappresentanti - dai colonizzatori del continente) è ampia e spesso e volentieri quasi sconosciuta ai più. Questo perché, naturalmente, a parte i film western (che sono comunque contenuti per lo più gestiti e ideati dalla parte non nativa dell'America) non abbiamo molta rappresentazione di questi popoli affascinanti, né abbiamo tante fonti su cui documentarci per via della tradizione prevalentemente orale delle tribù, che porta molte cose a perdersi e modificarsi nel tempo.
Questo piccolo volumetto vuole cercare di tappare qualche buco della nostra ignoranza, portandoci a conoscenza di canti raccolti da varie tribù di zone e tradizioni differenti. Silvio Zavatti ne è il revisore, e il libro raccoglie:
- 12 canti d'amore; - 11 canti di gioia; - 23 contemplazioni; - 14 gli animali; - 16 canti di magia; - 6 canti di guerra; - 9 canti di dolore; - 10 le forze della natura; - 8 ricordi; - 4 canti d'orgoglio; - 5 canti di vendetta e di morte; - 11 canti sacri.
Sono quasi tutti brevi, ma comunque molto interessanti e con uno stile particolare, artistico ma al tempo stesso con un sapore un po' grezzo, primitivo, ma comunque affascinante. Come mio solito, la mia parte preferita è stata quella sulla morte e sul dolore. Certo è che avrei gradito che il volume approfondisse di più certi aspetti e si soffermasse ogni tanto a spiegare alcuni termini e certe figure nominate. I brani sono quindi piacevoli da leggere e a volte si intuiscono anche il messaggio che vogliono far passare e la funzione che hanno in rituali e occasioni speciali, ma sicuramente sarebbe stato più interessante avere delle informazioni in più a piè pagina.