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Signorsì

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Opera prima di Liala, "Signorsì" narra la storia di un ufficiale pilota, Furio, la cui vita si divide tra impegno aviatorio e amori facili fino a quando l'incontro con Renata cambia la sua esistenza. Grande amico di Furio è Mino, legato ad una donna sposata da cui ha avuto una figlia. L'amore appassionato tra Furio e Renata fa affiorare un'antica ossessione della donna: il timore di somigliare alla madre reputata una poco di buono. Un incidente scatenerà la tragedia. Renata perde il bambino che stava aspettando da Furio assistendo ad una esercitazione di volo. Un aereo disperso la fa temere per la vita dell'amico di Furio, Mino. Trovata conferma della sua strada di perdizione, a Renata non resta che percorrerla.

332 pages, Hardcover

First published January 1, 1945

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About the author

Liala

142 books8 followers
Liala, pen-name of Amalia Liana Negretti Odescalchi (Carate Urio, March 31, 1897 – Varese, April, 15 1995) was an Italian novelist, one of the most popular feuilleton writers of XX century.
Her pseudonym was coined by Gabriele D'Annunzio, who want to give her a name who cointans an "ala" (which also means "wing" in Italian language).

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2 (5%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Tittirossa.
1,062 reviews341 followers
July 21, 2023
Confesso di avere sempre colpevolmente trascurato la lettura di Liala, rubricandola sotto un generico tag “romance d’antan”. Non che i disdegni i romance, avendo letto quintalate di Harmony ambientati in genere dal 1800 (rigorosamente inglese) all’oggi (inglese e/o statunitense e/o australiano), ma Liala aveva quella patina dannunziana che mi teneva lontana. Poco tempo fa, con in testa la lettura di una recensione di Asclepiade mi ha fatto balzare agli occhi su una bancarella l’epigono di tutti i lialaromance. E così, per inframmezzare i tomoni in lettura attuali, mi ci sono fiondata, scoprendo un’autrice che di romance come lo intendiamo non ha nulla, anzi, è di una crudeltà inaudita, con una penna sferzante che disdegna qualsiasi romanticheria. Questo per lo stile, la trama e i temi sarebbero da galera, invece. E mi stupisco, che in questa epoca di #metoo nessuno abbia ancora messo sotto al riflettore questa storia di abusi e soperchierie spacciata per storia d’amore.
Tutto ruota sulla impossibilità dei due protagonisti, Furio e Mino, di uscire allo scoperto con il loro evidente trasporto amoroso mascherato da virile amicizia. Per cui fin dalla più tenera adolescenza si raccontano tutto e vivono in simbiosi, pure le storie d’amore (ma fatevi una domanda?!), adorano passare tempo insieme, prendono sempre camere comunicanti dove tengono aperta la porta per potersi parlare in ogni istante e vegliare l’uno sul sonno dell’altro.
Va da sé che qualsiasi donna si inserisca in questa relazione parte sconfitta, non potrà mai rivaleggiare con l’uno o l’altro.
Il primo terzo del libro ci dà conto del becchettare a destra e a manca di Furio (tra un volo in idrovolante* e l’altro), è talmente bello e fascinoso che le donne si buttano a mazzi sulla sua strada e nel suo letto, lui le prende, le usa, le getta, senza riguardo. Non è colpa sua, sono loro che si fanno prendere, usare, gettare. Si sa, l’uomo è cacciatore e la donna p.tt.a.
Mentre Mino ha una relazione stabile con una donna sposata da cui ha avuto una figlia (la poveretta si chiama Elma, dal patronimico, Mino di Sant’Elmo) che ha depositato nel nido del marito. Non che Mino si precluda altre storie quando la fedifraga è costretta a passare tempo col marito, si sa, l’uomo è cacciatore etcetera. Poi il marito viene dislocato in Congo e la moglie/figlia partono con lui, non senza prima aver vissuto qualche momento topico in cui Furio ha fatto da babysitter a Elma e aver conosciuto la sua bellissima bambola Beba (tenete a mente questo particolare).
Non ricordo bene come sia stato possibile, ma svolazzando di lago in lago per poter fare ammarrare l’idrovolante Furio vede una casetta con dei riflessi dorati, atterra, conosce la portatrice della chioma bionda, Renata e in quattro e quattr’otto la sposa.
Dopodichè si trasforma in Barbablù, gelosissimo pure dell’aria che la povera Renata – ribattezzata Beba perché bellissima come la bambola (ma qui Liala opera uno dei suoi colpi da maestro, in realtà ci vuole dire che ha la stessa profondità intellettuale) – respira, non fa altro che strattonarla e illividarle il corpo e la mente per i suoi presunti tradimenti mentali. Renata, piuttosto che affogarlo nel lago, gli dà ragione, adducendo una debolezza di sangue ereditata dalla madre (fedifraga) e si dispera per non essere più pura. E si sfoga con Mino (i più accorti avranno già capito che il cuculo perde le penne ma non il vizio). Le bottarelle (si, anche in “quel” senso, visto che Furio appena vede Renatina pensa solo una cosa, stenderla e farla sua, in genere con descrizione tra lo stile “la sventurata rispose” e Pittigrilli, che penso abbia risvegliato la pruderie di cento anni di lettrici, dopodichè le rinfaccia di essere troppo passionale, così conclude con due schiaffoni) proseguono, e l’unica che si scandalizza è la madre. Ma cuore di mamma non si comanda, così lo perdona.
Beba Rimane in dolce attesa di un Furietto ma quando teme per la vita di un aviatore (quale dei due? Ma dai…..) patapum! patatrac! glu glu!
Furio e Mino finalmente ricongiunti si allontanano verso il sol dell’avvenire …. fascistissimo.
Duole dire che Liala non ci ha nascosto nulla, bastava una disamina dei nomi (come insegna Proust): ad esempio “Furio di Villafranca” contiene tutta la malvagità umana, una bestiola furibonda che la fa franca in barba ad onore e sentimento.
Non vedo l’ora di iniziare il prossimo!
Profile Image for Asclepiade.
139 reviews81 followers
August 23, 2023
A un lettore frettoloso di Liala può apparire, a primo acchito, che la venerazione di tanti lettori, o piuttosto di tante lettrici, per Signorsì venga dall’essere il romanzo d’esordio della lettrice lariana, quello che le garantì una fama permanente: un po’ come il poeta Ennio, eccelso epico e tragico, finì anche nel canone dei dieci poeti comici latini compilato dall’erudito Volcacio Sedigito, ma solo causa antiquitatis; altrimenti, date le sue qualità comiche non eccelse, non vi sarebbe nemmeno entrato. Invece il romanzo di Liala merita considerazione non solo causa antiquitatis, benché, a mio parere, non sia dei suoi migliori. Merita considerazione perché, come opera prima, non aveva modelli, se non altrui, ai quali fare riferimento, e non aveva speciali attese di pubblico da soddisfare; appena Liala fu divenuta celebre, seppe benissimo che cosa piaceva nelle sue storie, sicché le scriveva tali da compiacere le prevedibili aspettative: in Signorsì seguì viceversa la propria fantasia, e le venne fuori questa vicenda diseguale, un po’ arruffata e parecchio ondivaga, ma con tutta la freschezza d'un narrare spontaneo. La si potrebbe dividere in due libri, dal titolo rispettivo di Due allegri ufficiali e di Tango della gelosia; seguiti da un Epilogo tragico. I due allegri ufficiali sono Furio di Villafranca e Mino di Sant’Elmo (per una volta, Liala attribuisce ai suoi eroi due nomi verosimili: Mino, in ispecie, in quell’epoca di toscanismi risorti ebbe un certo successo, mentre Furio sarebbe rimasto in auge anche dopo), inseparabili e legati da una di quelle inossidabili amicizie virili su cui le signore sogliono strologare parecchio, anche almanaccando ipotesi malandrine, forse perché sul fronte muliebre le amicizie si portano avanti probabilmente più cum grano salis – ma, non essendo una signora, scrivo così, a prima sensazione, pingui Minerva. E allegri, ad ogni modo, essi sono fino a un certo punto: Mino ha una relazione con una donna malmaritata, da cui ha perfino una bimba, che ovviamente crede suo babbo quello putativo ma adora l’amico di mamma; Furio soffre perché passa da un’amante all’altra ma non riesce a trovare l’Amore Vero. A un certo punto, l’amante di Mino parte per l’Africa col marito e la figliuola, mentre Furio incontra il Vero Amore: una fanciulla dolce e buona che dimora in un villino lacustre velato di glicini (come poteva essere la casettina in periferia di Mille lire al mese); alla buon'ora, si dirà: ma Liala, perfidamente, vira di bordo, e trasforma il potenziale lieto fine in una bieca vicenda di gelosia e di corna paventate e non solo. Dal punto di vista psicologico, la virata è affatto inverosimile: il Furio di prima e il Furio dopo il matrimonio non sembrano neanche parenti; e tantomeno ha molta verosimiglianza il trapasso psicologico di Beba: una Liala più matura e scaltrita nel suo mestiere di narratrice avrebbe preparato, smussato e facilitato i passaggi, anziché lasciarli così crudi e scoperti; ma una Liala più matura certamente avrebbe anche annacquato e celato certe saporite cattiverie da esordiente. C’era nella scrittrice lariana una vena istintiva di satira e di amareggiato pessimismo, che torneranno a galla un po’ nella produzione più matura, contentandosi viceversa, in gran parte dei suoi romanzi, solo d’occhieggiare timidamente a intervalli, per lo più sotto forma di battute taglienti della protagonista moderatamente ribelle o d’un comprimario cinico, solitamente un nobiluomo beffardo precocemente deluso dalla vita; questa propensione al sarcasmo non deriva, come si potrebbe credere, da Pitigrilli, onde ricava semmai qualche modulo espressivo (difficile, al tempo in cui Liala scrisse i suoi primi libri, sottrarsi al fascino superficiale ma innegabile della prosa brillante di Pitigrilli) ma è palesemente genuina e sentita. Uno dei bersagli prediletti di Liala furono sempre le ragazzine sciocche e avventate, arrampicatrici sociali senza cervello e senza unghie, sostanzialmente, anche, lettrici dei suoi stessi libri, ma senza capirli: qui ne vediamo due, che si fanno chiamare Frilli e Popò, e ne ridiamo di cuore; ma ridiamo agro leggendo della scrittrice sentimentale, cioè d'una possibile, virtuale collega di Liala, che tenta di ammazzare Furio a pistolettate, e che immaginiamo tanto balorda, ormai, da confondere la vita con l’arte, se così possiamo chiamare i suoi racconti, che ci figuriamo redatti senza dubbio nello stile di Guido da Verona – incline all’aurea mediocritas per istinto, Liala invece non si lasciò mai sedurre dal decadentismo di princisbecco e cartapesta di Guido da Verona, e nemmeno, letterariamente, dal D’Annunzio, che pur ammirava. Ma il sarcasmo, dopotutto, non investe anche l’eroe del romanzo, il bellissimo ed eroico Furio, abbassato ad animalesca vittima d’una gelosia patologica e assurda, da Otello in sedicesimo, o, se vogliamo, da Calogero Sedàra in alta uniforme? E nel ritratto della sua dolce protagonista, prima votata al martirio, poi all’autodistruzione, non si avvertono palesi, appena sotto la superficie ammirativa, il fastidio e la diffidenza dell’autrice per una virtù più ottusa che eroica? Badate, care lettrici, pareva insinuare Liala, che i nobili volatori azzurri non sono tutti così perfetti, e che le nobili fanciulle liliali non sono tutte così intelligenti; e badate soprattutto a distinguere la virtù dal puntiglio, la morale dall’amor proprio, l’amore dalla passione. Satira viepiù ambigua è poi quella, grosso modo, di costume: quando per esempio Furio si mostra schifato dalla flapper in abito scollato e capelli à la garçon – che a noi oggi evoca delizie da racconto di Paul Morand o la nostalgica e soavissima Signora di trent’anni fa di Leoni e Natoli – siamo sicuri che stia esprimendo il pensiero dell’autrice o che non sia piuttosto lei che gli dà la baia facendolo parlare a guisa di nonnetto provinciale? Ciò che la scrittrice descrive apparentemente senza riserve con simpatia è invece l’ambiente militare, coi suoi giovani ufficiali della Regia Aeronautica scanzonati e motteggiatori (ma Liala scriveva con competenza e passione anche di aeroplani e tecniche di volo); compare perfino, per un attimo, Centurione, che si allena per la Coppa Schneider. I lettori di Liala non sapevano niente della storia d’amore fra lei e Vittorio Centurione Scotto, morto appunto in un incidente di volo mentre si allenava per la Coppa Schneider: ella ne avrebbe parlato al suo pubblico qualche lustro più tardi; ma l’inserimento momentaneo del personaggio doveva fungere da incomprensibile (per allora) caveat: Furio non era Centurione Scotto; forse ne possedeva i tratti più positivi, ma quelli negativi erano tutti frutto della fantasia di Liala. Questa vicenda luttuosa ebbe tuttavia una parte fondamentale nel trasformare Liana Cambiasi Negretti Odescalchi da signora separata da un marito mai amato e poco stimato in Liala scrittrice, che avrebbe cominciato a scrivere (appunto Signorsì) “per non impazzire” dal dolore. Sulla veridicità della storia d'amore fra Liala e il nobile aviatore ligure di recente sono stati insinuati dubbi; ma non ho idea su quanto siano fondati: e ad ogni modo nulla tolgono e nulla aggiungono al valore del romanzo, che, a quasi un secolo da quando fu scritto, si legge ancora con piacere.
Profile Image for Mary Fisher.
Author 7 books32 followers
December 22, 2017
Meraviglioso.
Un romanzo che tocca il cuore e coinvolge chi lo legge nel mondo di Liala, che in queste pagine ha raccontato quella che è stata anche la sua storia.
Profile Image for Raffaella.
1,949 reviews301 followers
June 7, 2023
I know I’m not being fair reviewing this Italian romance in English, but it’s because I hope there’s an English version somewhere.
The author is basically the mother of modern romances hp-type.
She wrote her books during the first three decades of 1900, but she’s exceptionally modern and progressive in her ideas and values.
I think that many modern authors should read her books to learn that women, even in the first years of the last century, and with all the chauvinist kind of thought that was accepted and approved by everyone in society, could be treated equally regarding feelings and relationships.
You won’t find any double standard here, surprisingly.
Hear hear, you young female authors that write books where men cheat repeatedly and women always stay celibate and eventually forgive them because boys will be boys and have their needs while women haven’t. This is for you!
The hero is a Duke and a pilot because the author has always been fond of pilots being her husband and only love of her life a pilot. How romantic.
He and his bff share this passion for flights and are blessed by everything that matters in that period: physical appeal, money, youth, they are brave war heroes and women love them.
The hero has many affairs with women, married, unmarried, whatever, there’s a lot of equality here because women are free with their sexuality as much as men, and even if descriptions of sex are obviously lacking, the book is very explicit in describing the raw sexuality of all characters in the book.
The hero is also a romantic and a dreamer, he has his ideal woman, blonde, long hair, and not corrupted as all the women he met.
He’s an idealist, and that is ok because he’s a brave and courageous pilot who fights for his country and who puts his duty above everything else.
There’s also some ow drama when a woman he was having an affair tries to shoot him because he wanted to end their relationship.
One day he meets the woman of his dreams, a young and sheltered lady, who’s also very beautiful.
He courts her and eventually she falls in love with him and they get married.
He’s besotted and starts being jealous.
His jealousy is dysfunctional and becomes an issue. In my experience he has delusional jealousy, he’s psychotic. He starts thinking she’s unfaithful to him every time she talks to another man, and eventually he makes her life a living hell, even hurting her twice because of his jealous delusions.
The poor girl tries in every way to appease him, staying at home and dressing up demurely to avoid being looked at by other men, but it’s never enough.
The hero is even jealous of his bff, and nothing not even his own mother, can make it better.
When the heroine gets pregnant she’s already frantic and depressed, and starts turning to his bff for comfort.
Of course bff is in love with her because well, she’s all a man could dream of. Beautiful, kind, honest and loyal.
Until she isn’t of course.
Because after losing her child she realizes she’s in love with husband’s bff and after some time they have sex.
Ok, that was hard, but I mean, the hero is not sane and she was probably suffering from depression, I know cheating is not ok, but I liked that for once it was the heroine who cheated on the hero while he couldn’t even touch a woman’s hand without feeling sick. I enjoyed this thing, bitch that I am.
Modern and not double standard at all, and don’t forget we’re in 1920 not 2020!
The book doesn’t have a hea, but no one is happy in the end and it was ok for me.
This couple didn’t have a future, it would have been inconsistent to redeem the hero from what is a mental disorder and to make them a happy couple.
The hero will have his only one love, his military career, and his duty to his country.
And eventually, knowing the heroine and his bff made a cuckold out of him we hate him less for his jealous behavior.
I love this book, I love this author writing style, I love the modern ideas and the very modern and equal treatment of women and sex, and believe me, the heroine enjoys sex with her husband, even without details she’s willing and happy, and we even know that during her pregnancy she gets horny all the time snd keeps her husband awake all night to have sex! Well, please, read and learn, young authors.
There’s a lot of ott and drama but it’s ok because it’s something very usual for that period of time, women often took their lives after men dumped them so I wasn’t disappointed and I think I will be read other books from this author that really captivated me until the very end.
Profile Image for Lucia Graziano.
Author 5 books12 followers
December 11, 2024
Da leggere in prospettiva storica, eh, come il romanzo primo di un'autrice che (piaccia o no) ha fatto la storia del romanzo rosa in Italia. E da leggere in prospettiva storica è anche godibilissimo, perché vedi uomini brutali, storie disfunzionali, disturbi al limite del patologico, pensi d'essere di fronte a un romanzo di condanna e poi realizzi che invece no, e alla fine rifletti: "ah, e questi erano gli uomini-macho che sognavano le donne del 1931? Ok...".

In prospettiva storica, interessantissimo.
Profile Image for in.literature.
1 review
March 25, 2023
non mi è piaciuto per nulla, partendo dal fatto che Furio è un personaggio sognante in cerca dell’amore, innamorato dell’idea che ha di questo sentimento, finalmente trova Beba, così gentile, descritta al pari dell’ altissimo, improvvisamente lei PERCHÉ dovrebbe innamorarsi di Mino? e poi, soprattutto, perché una donna del ‘30 parla di una relazione COSÌ tossica, e giustifica un marito ingiustamente violento? è un no secco, aiuta a capire la realtà del tempo ma sono rimasta molto impressionata.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Italia Pesavento.
69 reviews4 followers
March 25, 2020
Questo libro descrive perfettamente lo stile puro e semplice di Liala. Pur essendo il suo primo romanzo esprime con chiarezza ed estrema veridicità la vita e le emozioni dei protagonisti, mantenendo sempre un velo di pudore e naturalezza.
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