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Il Natale del 1833

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"Il Natale del 1833" prende avvio dall'omonima lirica del Manzoni, abbozzata quasi di getto sull'onda del dolore causatogli dalla morte della prima moglie e rimasta incompiuta nonostante i ripetuti tentativi di terminarla. Il protagonista è proprio lui, Manzoni, esplorato nel suo dramma d'uomo e in una "crisi di fede entro la fede" divenuta crisi creativa e preludio al suo silenzio di scrittore. Pomilio, mentre ne ricrea la vicenda in un libero gioco di verità e di invenzione, d'utilizzazione di documenti reali e di fonti immaginarie, ci offre un Manzoni più vero, forse, del vero, facendone in realtà la metafora di una condizione: quella dell'artista diviso nell'intimo tra sfide poetiche e ritrosie morali fino a mancare un possibile capolavoro.

144 pages, Hardcover

First published January 1, 1983

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About the author

Mario Pomilio

41 books1 follower
Mario Pomilio, nato in Abruzzo nel 1921 e scomparso a Napoli il 3 aprile 1990, è stato il narratore più intellettualmente problematico della generazione uscita dal neorealismo, con libri come L’uccello nella cupola del ’54, Il testimone del ’56, Il nuovo corso del ’59, nonché Il cimitero cinese uscito però in volume solo nel ’69, e di quella parte significativa della nostra cultura che s’è riconosciuta nella sinistra cattolica. Insieme a Michele Prisco, Domenico Rea, Luigi Compagnone e Luigi Incoronato fondò nel 1960 la rivista-laboratorio «Le ragioni narrative», entro la quale cominciò ad approfondire la vena saggistica in parte confluita nel 1967 in Contestazioni e, nel ’79, in Scritti cristiani. Sono di questi anni un romanzo “difficile” come La compromissione, del ’65 (premio Campiello), nonché i racconti de Il cane sull’Etna. Frammenti di un’enciclopedia del dissesto (che verranno raccolti in volume nel 1978). Ma il capolavoro in cui confluiscono e si annodano le molte sue inquietudini è Il quinto evangelio, pubblicato all’inizio del 1975 (premio Napoli, Prix Raymond Queneau per il miglior libro straniero). Segue Il Natale del 1833 (1983, premio Strega) e, appena postumo, Una lapide in via del Babuino (1991). Il figlio Tommaso ha curato nel 2000, per Cronopio, le poesie di Emblemi.

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Malacorda.
605 reviews289 followers
August 9, 2017
Ripetitivo. Bella scrittura, scorrevolezza migliore di un saggio, ma si tratta pur sempre di un breve saggio teologico-manzoniano travestito da romanzo storico. E siccome il romanzo storico è già di per sé una sorta di travestimento, questo sarebbe il travestimento di un travestimento.

Io ho letto e apprezzato I promessi sposi e anche La colonna infame, ma non conosco abbastanza Manzoni - mea culpa, mea culpa, mea massima culpa - per poter cogliere a fondo eventuali riferimenti che Pomilio può aver disseminato nel testo. Dunque mi limito ad una comprensione da livello base.

Tutto il racconto si incentra su una immaginaria lettera che donna Giulia Beccaria, madre del Manzoni, scrive all'amica di famiglia e sua confidente Miss Mary Clarke, per esporgli la condizione psicologica del figlio all'indomani della morte di Enrichetta Blondel, prima moglie del Manzoni, e poi successivamente con l'aggravarsi di tutta la situazione familiare con la morte della primogenita e poi anche della terzogenita. Fin qui, encomiabile tentativo: presentare sotto una luce più umana un personaggio che solitamente viene visto solo e soltanto come un monumento nazionale. Il problema è che, anche in cento paginette scarse, i concetti, per quanto bene esposti, finiscono per essere ripetitivi: sono sufficienti solo poche righe per spiegare che esiste "un dolore senza pianto e uno strazio che si macera anziché traboccare fuori", che se una persona appare imperturbabile e rassegnata dal di fuori è probabile che stia soffrendo dentro; che colui che nutre profonda fede religiosa, per quanto esausto, dopo aver pregato ha comunque un fondo di contentezza; e infine che quando costui si rende conto non essere stata esaudita la sua preghiera, gli subentra una sorta di incredulità, indi una delusione di Dio per esser rimasto inascoltato nella sua supplica, e da quel momento in avanti la sua fede non sarà mai più la stessa. Tutto il libretto continua a girare e rigirare intorno a questi pochi concetti, per quanto ben infiocchettati: io non ci ho trovato molto di più. E a furia di rimescolare questa minestra l'unico risultato che ottiene è di presentare un Manzoni nelle vesti di profeta del Cristianesimo e la Enrichetta Blondel come alter ego della Vergine Maria. Tanto valeva restare nei primi danni e tenerci un accigliato e bronzeo monumento nazionale.

Resta di buono il tono di narrazione piacevole e altrettanto piacevoli atmosfere ottocentesche a base di carta, calamaio e penna, e scrittoi di legno pregiato ingombri di carte, in penombra nelle stanze di grandi residenze di campagna o lussuosi appartamenti al piano nobile dei palazzi in centro, in città, affacciati su cortili interni silenziosi come chiostri. Un po' poco per potermi veramente emozionare.

A chi fosse alla ricerca di un romanzo storico in cui, attraverso epistole immaginarie, si ricostruiscano fatti reali e soprattutto i sentimenti presunti e plausibili di personaggi noti, consiglierei "I bei momenti" di Siciliano: è costruito molto meglio, del resto su Mozart c'è abbastanza materiale per lavorare senza dover andare a scomodare Bibbia e Vangeli.
Profile Image for Padmin.
991 reviews58 followers
December 23, 2022
Il giorno di Natale del 1833 Manzoni perde la moglie, Enrichetta Blondel. Fino all’ultimo, dicono, aveva pregato il Signore di salvarla.
Prostrato dal dolore, abbozza di getto una lirica, ma non riesce a concluderla. Ed incompiuta è rimasta, nonostante avesse più volte tentato di finirla. L’uomo ed il poeta entrano in profonda crisi, sia creativa che religiosa.
Mario Pomilio –attraverso un libero gioco di rielaborazione ed invenzione- ricostruisce questa crisi partendo proprio dai frammenti di questa poesia.
Sì che tu sei terribile
Sì che tu sei pietoso
……………………………
In quella cuna ascoso
………..un decreto

Mancano le parole. Il silenzio del cuore, il silenzio di Dio diventano anche silenzio del poeta.
Il romanzo ha al centro due personaggi, Manzoni e la madre, Giulia Beccaria, che è la testimone di quegli anni di dolore immenso. E Pomilio racconta Manzoni proprio attraverso le parole di lei, estrapolandole da un epistolario –del tutto immaginario, ma quanto mai verosimile- con un’amica.
Nel carteggio con l’amica, Giulia è quasi costretta a difendere il figlio da certi commenti malevoli su una sua presunta impassibilità. E ce lo descrive ingobbito e precocemente invecchiato, incapace di riprendere a scrivere. E’ Giulia –secondo Pomilio- che per prima scopre l’abbozzo di quella lirica incompiuta, anzi fa persino balenare l’idea che Manzoni stia progettando un romanzo su Giobbe, l’uomo colpito dal dolore per antonomasia.
Il libro è molto bello. Quel che colpisce particolarmente è il taglio e lo stile: sembra veramente opera di Alessandro Manzoni. Ma non si tratta di un semplice esercizio di stile –si badi: è lo spirito manzoniano autentico che aleggia tra le pagine.
Profile Image for Matteo Simoncelli.
55 reviews7 followers
February 23, 2022
Premio strega 1983. Il romanzo getta uno sguardo su un periodo buio e silenzioso per Alessandro Manzoni, quello tra la morte della prima moglie Enrichetta Blondel nel 1833 e la morte della madre Giulia Beccaria nel 1841. Le uniche testimonianze autentiche che Pomilio usa sono un frammento poetico manzoniano, "Il Natale del 1833", appunto, e le rare lettere in cui Manzoni accenna alla perdita dell'amata moglie; per il resto l'autore inventa una corrispondenza epistolare tra l'inglese Miss Clark e l'amica Giulia Beccaria, la quale medita sul comportamento del figlio e tenta di penetrarne la sofferenza; su tale corrispondenza epistolare si costruisce il testo, inframmezzato da parti di taglio più saggistico in cui parla direttamente l'autore, che si serve della madre del Manzoni come filtro, come una sorta di osservatore partecipe ma inaffidabile che attribuisce al personaggio principale i suoi dubbi, il suo modo di vivere il lutto e i suoi conflitti religiosi meno profondi e tormentati ma più espliciti e spontanei. Ciò che scatena la riflessione di Giulia sono dei pettegolezzi sull'imperturbabilità e la freddezza esteriore del figlio mostrata in occasione della morte della moglie; allo sguardo vigile ma discreto della madre si manifesta però una sofferenza profonda e intima, densa di pudore e riserbo, soffocata dall'incapacità di affrontare le sfide del dolore e di mostrarlo agli altri. La fede di lui è profondamente scossa dalla perdita e negli anni successivi Pomilio immagina Manzoni immerso in un profondo conflitto interiore; la sua felice invenzione rappresenta un uomo imprigionato nel recinto della sua fede, incapace di levare una protesta o darsi ad alta voce delle spiegazioni del male che si allontanino dalla sua visione di Dio, ma che si muove pur sempre sul filo sottile della blasfemia, della colpevolizzazione di Dio. Manzoni non accetta l'imperscrutabilità delle vicende umane, non vuole restare cieco ai piani celesti e ha bisogno di chiaroveggenza nell'intrico del dolore, per questo non cessa di chiedersene le ragioni, ossessivamente e inavvertitamente. Sul piano letterario l'autore immagina due progetti falliti, oltre alla poesia sopra menzionata, rappresenta Manzoni alle prese con la scrittura di un "Giobbe", alter ego biblico che vive un grande contrasto con Dio e soffre la tensione tra inesorabilità della fede e ribellione ad un male inspiegabile, e con una riscrittura della "Storia della colonna infame" in forma romanzesca, in cui Manzoni avrebbe dovuto rinunciare alla fosca vicenda storica dominata da ragioni e colpe umane per raccordarsi alle opere precedenti e reintegrare la presenza della Provvidenza nella storia umana; in entrambi questi progetti immaginari egli fallisce per l'incapacità di riconciliarsi con il divino e credere di nuovo con la fede chiara e razionale che aveva in precedenza. La sofferenza personale si evolve, quasi leopardianamente ma in modo più dimesso, e ascende alla sfera universale, cosicché lo scrittore resta sgomento dalla mancanza di senso della sofferenza umana; egli non fa che vedere un Dio lontano o crudele e non gli resta che la dolorosa dicotomia tra negare la Provvidenza o accusarla. Il conflitto è ineludibile, non restano che compassione e solidarietà da esercitare sulla miserabile terra. Il libro è molto bello, ma la sovrapposizione di piani crea spesso confusione; lo sguardo dell'autore è profondo e sembra voler aderire al personaggio storico, ma non si capisce quanto studio ci sia; inoltre anche per la mancanza di dati certi le riflessioni sono piuttosto impersonali e trascendenti, ma caratterizzano un pensiero che potrebbe essere quello dell'autore stesso scarsamente filtrato, dato che sono sintomi di una crisi di fede dalle caratteristiche generiche, che solo con la fantasia viene fatta collimare con la personalità di Manzoni. Comunque è un'opera abbastanza valida, originale, molto sottile ed estremamente raffinata nella lingua e nello stile.
Profile Image for ferrigno.
554 reviews114 followers
July 27, 2017
Sì che tu sei terribile sì che tu sei pietoso!
..................ai preghi doni concedi e neghi.
Ti vorrei dir: che festi? Ti vorrei dir: perché?
Non perdonasti ai tuoi non perdonasti a te.
Mentre a stornar la folgore, trepido il prego ascende
sorda la folgor scende dove tu vuoi ferir

Manzoni ha lasciato un poemetto incompiuto sulla morte della moglie. A partire da quei pochi versi Pomilio costruisce un romanzo camuffato da saggio, usando la fantasia per colmare le lacune. Alcuni dei versi rimasti sono veramente forti: Don Lisander è disperato e chiede conto a Dio ma i settenari ottonari alternati rendono tutto grottesco. Leggendo gli ultimi versi m'immagino Fantozzi che cerca disperatamente di "stornar la folgore" a suon di trepidi preghi; ma infin la sorda folgore colpisce dove il Megadirettore vuol ferir. Mi vengono in mente un po' di canzonacce in settenari imparate alla visita dei 3 giorni (neanche una in endecasillabi, che secondo me predispongono all'ascolto come un C'era una volta). Mi torna in mente Il 5 maggio. Io detesto quella roba: è retorica, ha un ritmo cantilenante. Mai riuscito a leggerla decentemente, prima o poi il settenario mi ipnotizza e mi tramuto in un bambino di 8 anni che recita la poesia davanti ai nonni. Eifù siccome immobbile, datil mottal soppiro, tettela ppogl'immemore, obbadi tanto ppiro. Detesto i poemi di Alessandro Manzoni. Partiamo malissimo. Pomilio costruisce una teoria plausibilissima: Manzoni non riuscì a finire il poema perché si trova a un bivio: deve ammettere che Dio è indifferente alla sofferenza, oppure deve ammettere che Dio è impotente. Pomilio immagina un Alessandro ripiegato su se stesso, chiuso in una serratissima meditazione, poi preso dalla composizione del poema impossibile (Sì che tu sei terribile! dove Tu vuoi ferir), poi dalla composizione di Storia della colonna infame, dove si ripropone il medesimo dilemma su scala più vasta. Ora, qui l'irritazione si moltiplica e raggiunge vette di insofferenza considerevoli. Io ho grosse difficoltà a mantenere la calma coi cattolici praticanti che chiedono conto a Dio dei mali del mondo. A quanto pare ci vuole un agnostico per spiegar loro che La sofferenza è l'essenza del cattolicesimo. Giobbe aveva diritto a lamentarsi: il regno dei cieli non è previsto nell'AT, il premio per i savi erano ricchezze e progenie IN QUESTA VITA. Ma Gesù ha introdotto il Regno, dove si otterrà credito per i patimenti terreni. Manzoni non può lamentarsi. Sulla terra si soffre, la gioia arriverà nell'altra vita, non c'è nessun patto violato. Ma c'è di più. Il romanzo restituisce perfettamente il grosso problema della chiesa di oggi, che è quello di essere autoreferenziale. Cristo diceva "tratta il prossimo tuo come te stesso", ma i cattolici hanno a cuore la fede in Cristo, non il prossimo. Manzoni perde la moglie: a Pomilio non resta che estrapolare dalle fonti ciò che è evidente: la sua preoccupazione più grande è Ma Dio è terribile oppure impotente?, non Che ne sarà della mia famiglia? Il problema è che Pomilio trova questo dramma interiore "commovente", lo ribadisce più volte. Mentre io lo trovo patetico.
Profile Image for Hermione Black.
518 reviews5 followers
January 11, 2025
hermio

A prendere i libri a caso in biblioteca, mi succede anche di ritrovarmi a leggere libri che non avrei mai scelto, proprio come questo. È difficile definirne il genere: l'autore analizza, attraverso fittizie lettere della madre di Manzoni (donna Giulia), il momento in cui il famoso autore ha affrontato il lutto della perdita della moglie Enrichetta nel periodo natalizio del 1833.

Noioso fino all'inverosimile e per niente interessante, seppur incredibilmente scorrevole. L'unico aspetto intrigante del libro è osservare come l'autore immagina Manzoni, che ha sempre creduto nella sua "Provvidenza" divina, confrontarsi con una situazione dolorosa inaspettata voluta dalla divinità tanto venerata. Nonostante ciò, il libro resta piatto e un po' forzato. Si ripete continuamente nel descrivere Manzoni: prima devoto credente in un Dio che considerava quasi un amico personale, poi smarrito nella sua fede. Invece di abbandonare la sua religiosità, si rassegna alla sua condizione, incapace di immaginare una vita senza fede, anzi "Provvidenza".

Alessandro, come lo chiama amichevolmente lo scrittore, scrisse realmente l'abbozzo di un'opera intitolata "Natale 1833", ma non la terminò mai. L'autore illustra come Manzoni, per quanto disperato e in crisi, si rimetta a scrivere perché la sua natura di scrittore trascende qualsiasi dolore.

C'è qualcosa di morboso in questa madre immaginaria che scrive lunghissime lettere all'amica, osservando ossessivamente il figlio mentre scrive, analizzando ogni sua parola per poi riferirla nelle sue lettere...

Negare la Provvidenza o accusarla? Alla fine Alessandro decide di abbandonare entrambe le questioni, lasciando incompiuti i due lavori fittizi su cui stava lavorando per evitare di affrontare il tema. È troppo difficile per lui, e continua a vivere come prima, ma più preparato al dolore – una preparazione che lo rende più forte nell'affrontare i nuovi lutti che si presentano. In fondo, anche lui ha imparato a vivere come tutti noi.

Non so come, ma sono arrivata alla fine, cosa che non avrei mai immaginato quando ho iniziato il libro! E sono anche riuscita a raccogliere qualche citazione:

"Voi sapete che quando una morte si prepara getta il disordine in una casa. I servitori vi si agitano a vuoto, affannati e senza più criterio; e le cose stesse, pur serbando il loro posto, è come se si facessero spoglie, livide e inerti. Alessandro vi si muoveva in mezzo con l'aria di non ritrovarsi e la titubanza di chi si sente maldestro e ingombrante."

Pagina 31

"E sempre che mi rammenti di quel che era Alessandro prima e di quale è diventato dopo la morte di Enrichetta, è come se avessi negli occhi due persone intente, sì, a scrutare lo stesso cielo, ma da due pianeti diversi."

Pagina 43

"Ha confessato una volta Alessandro a sua madre di sospettare che fossero stati i suoi personaggi a scoprire lui, non lui i suoi personaggi."

Pagina 69
Profile Image for Cristina Contilli.
Author 136 books18 followers
Read
August 30, 2011
Manzoni viene descritto dai contemporanei come una persona timida e riservata che si apriva solo con gli amici più cari come Ermes Visconti e Tommaso Grossi ed anche nelle lettere spesso si nascondeva dietro la gentilezza o l'ironia... Mario Pomilio aveva dunque pochi elementi a disposizione per capire quali fossero stati i pensieri ed i sentimenti di Manzoni dopo la morte della moglie Enrichetta, ma è riuscito lo stesso in questo romanzo a penetrare nell'animo dello scrittore.
L'unico difetto di questo libro è la struttura che oscilla tra il romanzo epistolare e la narrazione in terza persona, richiedendo al lettore una buona attenzione e partecipazione nell'affrontare il testo.

Profile Image for Irene.
239 reviews
August 5, 2023
0.5⭐️
Questo libro ho dovuto leggerlo per scuola e sfortunatamente non mi ha lasciato nulla, non mi ha coinvolto nel voler scoprire più dettagli e più fatti che stava raccontando e quindi non mi sento di potergli dare di più.
Ritengo che sia un libro che può essere apprezzato solo se prima si è studiato a fondo Manzoni e i suoi scritti (cosa che noi non avevamo fatto) ma anche se interessano i punti che vuole trattare.
Darlo a degli studenti e pensare che questi possano trarne dovute conclusioni non ha senso…
Profile Image for piperitapitta.
1,059 reviews472 followers
December 3, 2014
ricordo di averlo letto nel 1983, l'anno in cui ho fatto la maturit��, perch�� il mio argomento a piacere in italiano era Alessandro Manzoni e mi piaceva l'idea di approfondire l'influenza della religione sulla vita e sulle opere dell'autore.
mi era piaciuto, anche se a distanza di ventisei anni (!!!) non posso dire onestamente di ricordarlo, ma solo di conservarne un bel ricordo :-)
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