Molti spunti. Da rivedere.
Su molto ci sarebbe da ridire, e ho cose da imparare ancora, da vedere.
Forse servirebbe un discorso molto più approfondito, tematiche piene di contraddizioni.
Mi piace il focus sulla comunità/relazioni anche in ambito Psichiatrico, e sul ruolo della società nella sofferenza mentale troppo spesso individualizzata con colpevolizzazione.
La medicina ci ha fatto fare molti progressi, ci è utile, allo stesso tempo ci sono alcune criticità da affrontare in un approccio psichiatrico troppo biologizzante e patologizzante nelle sue ideologie e strumenti, o in una Psicologia che non è aperta. Fondamentale non deresponsabilizzare la politica.
Il dolore si forma in un contesto storico-culturale ben definito e non possiamo guardare ad esso senza guardare al contenitore.
Il dolore delle persone parla, a chi parla? con quali strumenti? qual'è il linguaggio accessibile di chi soffre?
Abbiamo internalizzato una società tiranno, e la soluzione non si trova solo nel liberare l'individuo, nonostante sia spesso l'unica forma di azione possibile, ma la collettività intera. Non so ancora come, ma ci deve essere un cambio radicale. Un cambio fatto di relazioni, perchè sono le relazioni le nostre fondamenta di esseri umani, come ci spiega anche questo libro, le relazioni sono il danno e sono la cura.