Nello stesso istante, a migliaia di chilometri di distanza, tre ragazzi entrano in possesso della Scacchiera Nera. Il Guerriero, l’Arciere e il Ladro Nero sono le sole pedine rimaste in gioco e sembrano invitarli a fare la prima mossa… Passano solo poche ore da quando Ryan e Morten, tornati nel loro mondo, si rendono conto che Milla è ancora prigioniera della Scacchiera Nera e decidono immediatamente di ricominciare a giocare per correre in suo aiuto. Ma il poco tempo trascorso corrisponde a mesi nel mondo della Scacchiera e, quando arrivano, la situazione è disperata: nonostante il mantello del Ladro Nero dovrebbe renderla invulnerabile, Milla è stata colpita ed è in fin di vita. L’unico modo per salvarla è portarla all’Antica Tomba della sua pedina. I tre ragazzi intraprendono così un nuovo viaggio insieme in cui rischieranno più volte la propria vita. Ma chi ha ferito Milla? E perché, pur avendone la possibilità, non l’ha uccisa? È possibile che sia l’ennesima mossa dell’Ingannatore che il Guerriero del Fuoco, l’Arciere d’Acqua e il Ladro Nero credevano ormai di aver annientato?
Dunque… Chi sono? Domanda amletica… a cui rispondo con i pochi dati di fatto. Sono nata a Prato e qui vivo dal lontano 1975. Liceo Classico, Laurea in Ingegneria Elettronica. All’università durante la pausa pranzo tanto per divertirmi (o forse afflitta dai postumi del ‘pranzo’ in mensa) ho cominciato a scrivere assurdità… brevi ridicoli raccontini pseudo horror che troverete navigando in questo blog. Poi ho finito un libro. Un altro e un altro ancora. Ci ho preso l’abitudine perché è un po’ come fare cruciverba. Un giorno ho inciampato in un editore ed eccomi qui.
Dal 2016 mi trovate anche con lo pseudonimo di AVERY Q. ISAACS, ma solo per la fantascienza. Buona lettura!
Avevo giurato che non avrei continuato la rilettura della saga visse considerato le norme cambio di opinione che ho avuto sul primo libro dopo averlo letto per la prima volta dopo diversi anni. E invece eccoci qua.
Voglio cominciare questa volta dalle cose positive, perché una parte di me si sta veramente deprimendo all'idea di non riuscire più ad apprezzare una lettura che da ragazzina avevo amato alla follia. Le idee di base sulla quale si fondano gli eventi principali del libro sono molto valide e hanno sicuramente un ottimo potenziale. Inoltre, in particolare per alcune scene, mi sono resa conto che se venissero arricchite e successivamente trasposte in forma audiovisiva diventerebbero epiche. L'aggiunta di nuovi personaggi e luoghi inaspettati hanno sicuramente aiutato a ravvivare un po' la storia e a mantenere l'interesse.
Tuttavia... i difetti del primo libro si sono ripresentati tali e quali anche nel secondo volume. Tra questi abbiamo i continui battibecchi infondati tra Milla e Ryan che si basano su ovvi malintesi, i perenni svenimenti di Ryan, tante e troppe opportunità sprecate a livello di trama, diversi elementi che non quadrano completamente o che risultano essere contraddittori, e infine delle descrizioni associate ai dialoghi che continuo a trovare ripetitive e fuori luogo.
Andiamo a vedere un po' più nel dettaglio che cosa intendo.
Iniziamo parlando della tecnica molto dantesca di far svenire o addormentare i personaggi per cambiare scena. Per come la vedo io credo sia meglio lasciare Dante ai suoi svenimenti tattici o per carenza di ferro (io ne so qualcosa) e pensare a modi alternativi per cambiare scena. Questa volta infatti ho contato le volte in cui il personaggio di Ryan sviene nel corso della storia, e sono arrivata a ben 8 svenimenti in aggiunta a 3 addormentamenti "classici". Se aggiungiamo il tutto agli svenimenti e agli addormentamenti del primo libro potremmo probabilmente arrivare a 16 o 17. Decisamente troppi. Il fatto che lo stesso personaggio di Ryan menzioni la cosa rende il tutto un po' più grave perché significa che l'autrice ne era pienamente cosciente e non si è resa conto che la scelta sarebbe potuta diventare un arma a doppio taglio.
Un'altra cosa che mi dispiace molto è il modo in cui vengono sprecate tantissime opportunità di arricchimento o persino ampliamento della trama. Un esempio è la figura del nonno di Ryan. Com'è possibile che lui sia il guerriero del fuoco che ha preceduto Ryan ma che, in più di mille pagine in totale, venga nominato solo due volte senza che però venga detto nulla di rilevante a riguardo se non "ci somigli molto" o "lui era più ligio al dovere"? Senza contare che Ryan stesso non accede mai ai suoi ricordi. Se davvero riesce ad accedere ai ricordi dei guerrieri precedenti dovrebbe essere in grado di riconoscere i ricordi di suo nonno, ma questo elemento non viene mai messo in gioco. Un secondo esempio di questi "sprechi" nella trama si manifesta sotto forma di un foreshadowing eccessivo o semplicemente mal eseguito. Non farò spoiler, ma c'è almeno un punto abbastanza importante in questo libro in cui ci sono troppe allusioni proposte tutte insieme e soprattutto troppo presto. La parte di cui parlo sarebbe potuta diventare molto più epica, molto più intrigante e soprattutto spiazzare i lettori più efficacemente se solo non ci fossero stati forniti così tanti dettagli fin dall'inizio. Nel primo volume ho ritenuto uno spreco enorme non poter essere testimone della lotta interna tra Milla e lo spirito del ladro. Invece di sorbirci per la quasi totalità del libro il punto di vista di Ryan con il suo continuo alternarsi tra "Mi fido di Milla" e "Milla è il nemico" sarebbe stato molto più interessante capire quali fossero i pensieri di una ragazzina che si ritrova la mente invasa da uno spirito che cerca di sopraffarla. Continuo a pensare che la scelta di Ryan come unico narratore in prima persona (se escludiamo i brevissimi capitoli dove i personaggi vengono trascinati nella scacchiera) si sia rivelata un po' fallimentare a lungo termine perché limitante, senza contare che Ryan risulta essere un personaggio un po' complicato da apprezzare e ammirare visto il suo caratteraccio.
Un altro elemento che non rovina completamente l'esperienza di lettura ma che comunque lascia un po' perplessi sono le frequenti contraddizioni o gli elementi ben poco chiari che si trovano nel corso della storia. Non si sa bene per quale motivo di punto in bianco Ryan continua a ribadire che la mappa di Uri è una mappa inaffidabile perché cerca di sviare chi la utilizza, a meno che non venga posta una richiesta che abbia un'unica interpretazione possibile. L'unico problema è che non ci sono precedenti a supporto di questa affermazione, che in ogni caso viene ripetuta ancora e ancora ad ogni suo utilizzo. In un'altra scena Ryan afferma che ciò che è addosso non è polvere ma cenere, mentre mezza pagina dopo quando lui si alza dal terreno, afferma di aver sollevato una grande quantità di polvere. Il sistema stesso dei poteri degli spiriti rimane molto fumoso. Per quanto io ami la magia, non si può negare che creare un sistema magico sia decisamente complesso e richieda di porre dei limiti a ciò che la magia può e non può fare. Questo non è decisamente chiaro all'interno del mondo della Scacchiera, e alcuni personaggi compiono delle azioni che non ritenevo possibili sulla base di quello che viene esplicitamente detto precedentemente. Questo rovina un po' l'esperienza di lettura, perché inevitabilmente ci si trova ad essere confusi o perplessi dalle azioni dei personaggi. Il fatto che la trilogia sia pensata per un pubblico young adult non giustifica completamente, a mio parere, la sommarietà con cui viene gestito il sistema magico delle pedine.
Riemerge infine più forte che mai un uso un po' arbitrario e forse eccessivamente creativo di tutte quelle espressioni legate ai dialoghi. Se nel primo libro per qualche motivo tutti i personaggi sembravano di scendere dai serpeverde visto il numero di volte che sibilavano quando avrebbero dovuto parlare, in questo caso invece vediamo una preponderanza di grifondoro che ringhiano ogni volta che devono comunicare un messaggio. Abbiamo poi descrizioni un po' criptiche come quelle della "risata amara e sorda", che tuttora non riesco veramente ad immaginare. Spesso azioni come il ghignare o persino il semplice sospirare vengono incluse all'interno di conversazioni nelle quali non c'entrano niente, e inevitabilmente rompono il flusso della narrazione e allontanano il lettore della storia perché la rendono meno credibile.
Per quanto riguarda i personaggi stessi non ho visto questa enorme evoluzione. Ryan viene forzato dalla storia stessa a "cambiare", e lo scrivo tra virgolette perché questo cambiamento non è gigantesco; gli altri invece rimangono praticamente identici a come erano nel primo volume, se escludiamo il fatto che ormai Milla è conosciuta praticamente da tutti e quindi accettata un po' di più.
Le conclusioni sono un po' quelle che ho tratto già precedentemente: gli elementi di base per un ottimo Fantasy ci sono, ma allo stesso tempo c'è l'impressione che non sia stata prestata molta attenzione nel corso della stesura del libro. Ci sono molti elementi tralasciati e molti altri un po' contraddittori che sarebbero potuti essere stati sistemati, e tuttavia tutti questi piccoli difetti non rendono il libro illeggibile. Mi dispiace comunque molto perché a mio parere, se ci fossero state maggiori accortezze e un po' più di attenzione e pianificazione, la saga avrebbe potuto attrarre non solo uno spettro molto più ampio di lettori, ma sarebbe potuta diventare anche più famosa a livello italiano e magari anche a livello internazionale.
La cosa che più mi stupisce è che questo libro sembra ancora meno curato del primo nel testo, e quanto ancora poco risultino scarsamente caratterizzati i personaggi. Sono passate circa 900 pagine e ancora nei fatti non si sa nulla dei protagonisti. Questi tre ragazzi combattono per le sorti del mondo, ma singolarmente perché combattono? Cosa c’è nei loro cuori? Cosa li porta a impugnare le armi, stringere i denti e andare avanti? Non viene detto, sembrano combattere solo perché l’autrice lo vuole: capisco che sono delle pedine su una scacchiera, ma a una certa in teoria dovrebbero combattere anche per sé, per qualcosa, ma non viene detto. Milla dice sempre di volere tornare a casa dalla sua famiglia, ma l’amore che la lega alla sua famiglia non viene mai descritto: la sua famiglia non viene mai accennata, non sappiamo nemmeno se tutti gli elementi della sua famiglia siano vivi e come sia composta, e in che modo il legame con i parenti sia così forte e speciale da spingerla a volere tornare a casa a tutti i costi (esempio: sua madre è viva o ha solo il papà? Con sua madre ha un rapporto simile a quello che c’è fra due amiche o più sul genere madre-figlia? O preferisce la nonna alla mamma? Ha fratelli? Con chi si confida normalmente?). Milla in teoria combatte per tornare a casa, per lei è una cosa super importante ed è ciò che la spinge a combattere almeno inizialmente, ma noi lettori non conosciamo ciò che lei chiama casa, non conosciamo se e quanto ama la vita (vita per cui combatte, ricordiamolo), non conosciamo le sue passioni e cosa le piace fare nella vita di tutti i giorni: in poche parole non conosciamo il cuore di Milla. La sua vita sembra così vuota e priva di colori (visto che non viene descritta) che non capisco materialmente da dove le venga la voglia di combattere per essa e per salvare il mondo. Stessa cosa per Morten: non conosciamo il cuore di Morten, com’è la sua famiglia e come ciò ha contribuito a renderlo ciò che è (viene solo accennato in un’unica frase che FORSE ha un rapporto conflittuale con il padre, ma non si sa se abbia ancora una madre o dei fratelli), se ha amici o se soffre la solitudine, se ha almeno hobby, passioni, o almeno una briciola di ricordi legati a delle persone che stanno nel mondo reale. IL NULLA. Come mi posso affezionare a un personaggio di cui non so niente? Per che cosa combatte Morten? Qual è il suo legame con la vita? Ryan a volte non si capisce che vuole, altre preferirei non capirlo, perché se la risposta è che fa tutto per Milla è… squallida e piatta, soprattutto perché pure di lui sappiamo 4 cose in croce: se il suo unico motore è la fica, è davvero SQUALLIDO. Sembra che l’arco narrativo di Ryan sia "Entra nella Scacchiera morto di fica e ne esce con una fica al suo fianco, stop". In 900 pagine e passa vengono solo descritte le azioni dei personaggi nel presente, il mondo reale fuori dalla Scacchiera non esiste, e mi chiedo come sia plausibile che 3 ragazzi abituati alla vita moderna super veloce fatta di tecnologia avanzata e comodità, e che adesso si ritrovano in un mondo medievale, non accennino mai alla vita reale e ai loro affetti. Credo che qualsiasi persona normale trovandosi lontana da casa accennerebbe almeno una volta a qualcuno a lui caro o a una propria abitudine. Ma basterebbe anche l’accenno a un film visto, o un libro letto o una canzone preferita, o quanto odi i mezzi pubblici, tanto per dire. Milla accenna in una MEZZA frase che d’estate la sua famiglia va in vacanza in montagna, solo questo, solo un vago "andavamo in vacanza in montagna" (vorrei evidenziare che accenna della vacanza in montagna, ma non ai suoi genitori, c’è solo un vaghissimo "noi", una sola mezza volta in due libri da 900 pagine e passa). Ci sono poi piccoli dettagli di cui non mi capacito, tipo i riferimenti pop culture che ricadano nel decennio in cui l’autrice era una ragazza: un ragazzino che ha 17 anni *oggi* farebbe riferimenti pop culture più contemporanei, e soprattutto molto più legati alla sua nazionalità (vedasi la mia recensione al primo libro, in cui dicevo che tutti e tre personaggi sembrano italiani). E stessa cosa vale per le espressioni dialettali, che di per sé sono orride in un libro stampato (a meno che un personaggio non parli fin dall’inizio con termini dialettali, ma non è questo il caso, visto che non stiamo parlando di Montalbano), ma che in bocca a un ragazzino la cui nazionalità non è italiana stridono come unghie sulla lavagna. La gran parte delle spiegazioni date suonano plastiche come la pagina di un’enciclopedia, oppure sono poco comprensibili perché scritte male e basta. I dialoghi mancano di dinamicità perché non sono scambi di battute, ma bensì scambi di frasi fatte, quando non sono scambi di monologhi senza alcuna interruzione. E il fatto che siano monologhi rende più volte molto lenta la narrazione. Intere parti che avrebbero potuto essere utilizzate per fare scambiare delle chiacchiere ai personaggi per scoprire di più su di loro (ovvero le giornate dei viaggi) vengono riassunte con "passarono tot giorni". A volte addirittura con "passò una settimana". Nei fantasy il viaggio è l’elemento più importante, è il momento in cui i personaggi si confrontano e il lettore li conosce, e invece qui spessissimo è riassuntato. Una delle cose che mi fa ridere è che Milla in ogni capitolo (in entrambi i due libri) offende Ryan utilizzando solo espressioni come "testa di rapa" o "testa di legno", e a parte che dopo un po’ ci si stanca di leggere sempre le stesse espressioni (un semplice "idiota" no?), si percepisce molto quanto sia una versione morigerata di "testa di cazzo" o "coglione" XD (soprattutto perché è risaputo che una ragazzina di 15 anni non usa dire "testa di legno"). Un piccolo miglioramento rispetto al primo libro sono le descrizioni un po’ più dettagliate, anche se ciò avviene dopo circa un centinaio di pagine dall’inizio, ma è pur sempre un passetto avanti. Lo schema narrativo purtroppo calca un po’ troppo quello del primo libro (fuga/allontanamento dal Campo Nuovo seguito da un viaggio con tappe forzate in alcuni posti) e di conseguenza si scade nel già visto nonostante gli scenari siano drasticamente diversi. L’ambientazione per certi versi si mantiene figlia del genere fantasy classico (come nel primo libro), ma per altri versi stavolta ha dei punti più originali che ho apprezzato (per quanto richiamino alla mente alcuni manga, anime e altri cartoon come Avatar, hanno una loro identità) e anche dei piccoli particolari che mi sono sembrati oggettivamente belli, anche se a tratti ho avuto l’impressione che stessero lì solo per essere ammirati dal lettore e mostrare quanto sono fichi e basta. L’ultima parte del libro, più o meno le ultime centocinquanta pagine, presentano invece delle ambientazioni molto belle che si staccano dagli scenari precedenti per la loro originalità, e c’è anche un intreccio di trama molto fitto e NETTAMENTE più scorrevole e piacevole di tutto il resto: è così concentrato e ricco di contenuti che sembra quasi che l’autrice avesse molto più chiara in mente questa parte che il resto del romanzo, come se tutto quello che è stato scritto prima sia fumoso perché era solo la fine che le era più chiara. Decisamente però è questa la parte migliore di tutto il libro, e ci sono alcuni plot twist che davvero vale la pena leggere e che portano di sicuro a essere curiosi di sapere cosa succederà nel terzo e ultimo libro. Aggiungo però che anche che c’è un limite alla quantità di battibecchi che si possono mettere in un romanzo: quando i personaggi si azzannano a ogni piè sospinto (al ritmo di 3 volte a capitolo), tutto diventa noioso se non irritante da leggere. I perenni e onnipresenti battibecchi di Ryan e Milla mi hanno rotto in una maniera ALLUCINANTE. Nel corso della lettura, ho scritto una sorta di "diario di bordo" appuntandomi man mano ciò che pensavo mentre leggevo: avrei anche potuto tenermelo per me e non pubblicarlo, ma mi sono detta "perché no?". Quindi qui sotto troverete il mio diario di bordo, ma attenzione: questo vuol dire che troverete grossi spoiler, compresa la fine del libro! (e quintali di ironia e sarcasmo) Procedete a vostro rischio e pericolo, lo troverete alla fine della mia recensione su anobii http://www.anobii.com/books/review/57...
Ormai questa saga è introvabile, e anche in digitale è disponibile solo il primo volume ed è un gran peccato onestamente. Dieci anni fa dopo aver letto il primo libro avevo acquistato subito in ebook il secondo volume e ad oggi non potrei essere più contenta di averlo fatto.
Il worldbuilding è strutturato benissimo e le descrizioni rendono i luoghi talmente vividi da dare l'impressione di trovarsi lì. Ho sinceramente apprezzato anche lo stile di scrittura, estremamente semplice ed adatto al tipo di storia raccontata: cioè un'avventura per ragazzi ma estremamente godibile anche per un pubblico adulto. Personaggi ben caratterizzati ed estremamente fedeli a loro stessi e alle decisioni prese nel primo volume, manca forse un po' di background riguardo all'Arciere ed all'Ombra, ma questo non impedisce di affezionarcisi né li rende incompleti. Unica leggera pecca sono i dialoghi a tratti leggermente infantili, ma poiché di base questa è una saga rivolta ad adolescenti non dobbiamo aspettarci discussioni troppo filosofiche, ma bensì quelle di ragazzi giovani che si divertono a stuzzicarsi e che se la credono anche un po'.
Il colpo di scena finale onestamente non me lo sarei mai aspettata quindi direi che anche a livello di struttura della trama l'autrice ha fatto un buon lavoro scrivendo un secondo volume leggero ma assolutamente non scontato.
In conclusione sono rimasta piacevolmente sorpresa da questi primi due volumi e non vedo l'ora di scoprire cosa riserva il terzo, anche se non sono sicura di essere pronta a lasciare andare questi personaggi. Consiglio vivamente questa saga ai ragazzi più giovani, ma anche ai ragazzi un po' più grandi che magari vogliono approcciarsi al mondo delle saghe fantasy e magari far conoscere a più persone questa trilogia, in quanto è un gran peccato che la conoscano in così pochi.
~ il Fuoco di Bretaren ~ L'OMBRA DEL GUERRIERO è il secondo capitolo della saga de la Scacchiera nera di M. Monticelli edito Piemme Appena finito di leggere! A discapito di una prima metà del libro un po' lenta e ripetitiva che demoralizza il continuo della lettura la seconda metà del libro riprende un ritmo più interessante e coinvolgente: i personaggi si muovono meglio nelle loro vesti, coordinandosi con gli Spiriti che impersonificano, iniziando a abbozzare piani e previsioni, conosciamo nuovi personaggi, fra cui Lymluc (sicuramente non si scrive così ahah) e Satsuki: interessantissimi. Il Guerriero, il nostro Ryan, a fine libro è irriconoscibile, letteralmente a Fuoco. La sua crescita appare così incredibile ma alla fine così coerente se si pensa all'inizio e all'evolversi della storia. Un finale bomba che incuriosisce come pochi. Se all'inizio avevo avuto in mente di leggere altro prima di prendere in mano il terzo, voltando l'ultima pagina de L'ombra del Guerriero non posso che cambiare idea e penso già stasera inizierò il terzo!! La forza, la volontà e la voce del Guerriero mi appassionano e se ogni personaggio è bello a sé è proprio con la curiosità di capire il suo destino in particolare che leggerò il terzo aspettandomi già colpi di scena da pelle d'oca A presto!
Tra uno sbadiglio e l'altro,ho finito anche questo secondo volume! (SPOILER) I ragazzi che impersonano il Guerriero del fuoco e l'Arciere d'acqua, riescono a tornare nel loro mondo,ma notano che Milla, la ragazza che ha in sè lo spirito del Ladro nero,non è riuscita a tornare indietro e in più la sua pedina inizia ad incrinarsi. Così si rituffano nel mondo della Scacchiera dove scoprono subito il motivo: Milla è stata attaccata da strane creature e,per ritornare nel suo tempo,deve recarsi alla sua Tomba che viene scoperta subito grazie alla mappa magica. Ma l'Ingannatore sta intessendo nuove trappole e quindi non sarà così semplice. Ritornano vecchi amici e si scoprono nuove pedine. Il grande problema,almeno per me, di questa trilogia è che si sa quasi tutto sin dall'inizio del libro e quindi questo mi procura un bel po' di noia, anche se le avventure nel mondo della Scacchiera non mancano. Vado a leggermi velocemente anche il terzo.
Non c'è nulla da dire: il world building in questo libro (così come nel precedente) lascia senza parole. Le descrizioni dei paesaggi e dei luoghi sono così dettagliate che sembra quasi di perdersi in essi, a fianco dei protagonisti. Peccato per i dialoghi e per il linguaggio dei personaggi che non mi sembra proprio di ragazzə di 15-16-21 anni. Inoltre, non sempre mi sono trovata bene con lo stile di scrittura utilizzato. Ciononostante, la trama c'è, il world building anche ed è impossibile non affezionarsi ai personaggi.
Ryan e Morten sono appena tornati nel loro mondo dopo aver sconfitto l’Ingannatore quando si rendono conto che Milla è in pericolo. Il pezzo che la rappresenta sulla Scacchiera, la figura del Ladro Nero, si sta sgretolando, segno che la ragazza è in pericolo di vita. Per impedire che muoia non rimane che una soluzione: tornare indietro e fare tutto il possibile per salvarla.
Miki Monticelli aveva chiuso La Scacchiera Nera con una vittoria, ma l’Ingannatore era davvero morto? Fin dal suo nome questa figura oscura ci aveva avvertiti che con lui non si può mai essere sicuri di niente e la sensazione che ci fossero ancora cose da fare era data anche dalla consapevolezza che molti pezzi, come il Cavaliere dell’Aria, non erano nemmeno entrati in gioco. Così ecco il nuovo viaggio, stavolta compiuto non in maniera inconsapevole ma per scelta, per salvare un’amica. (...) L’ironia e l’irriverenza che avevano caratterizzato la narrazione di Ryan vengono spesso meno, e la sensazione di freschezza della Scacchiera Nera va in parte perduta. Il lungo viaggio poi sembra poco più di un accumulo di problemi che altro. Nessuno si aspetta che in viaggio come quello intrapreso dai protagonisti si possa svolgere con facilità, ma qui c’è lo schema eccessivamente ripetuto dell’arrivo in un nuovo luogo, dell’incappare in un problema imprevisto — ma tanto lo sanno tutti, protagonisti compresi, che ogni tappa del viaggio presenterà un problema — della soluzione del problema, magari grazie all’incontro con qualcuno sconosciuto che si riva essere determinante, e della partenza verso una nuova tappa. Il ritmo è anche troppo regolare, privo di qualsiasi guizzo che faccia aumentare l’emozione o di una pausa per riprendere fiato. (...) L’elemento che risolleva un romanzo fin qui un po’ deludente è nel finale. (...) Il testo completo: http://librolandia.wordpress.com/2012...…
✧ Oh, that open ending again! That's why Miki Monticelli and I have a love-hate relationship. But let's admit it, her open endings are just brilliant. They don't leave you totally in the dark, but they don't reveal every single detail at the same time. But wait, let's go back to the beginning, shall we?
We were left with Milla's pawn literally falling into pieces, and the (reckless? Who know) decision of Ryan of returning on the world of the Chess-board and save her. Our brave, selfless, hero! As I've probably already said, he might remind you of the classical warrior of all good fantasy stories. And it was partially true if you consider only the first book. In this one, though, things get a bit... complicated. Let's not forget that he's got the memories of all the warriors of the past, and this coexistence in just one body can sometimes get a bit troublesome. Especially when your own mind is overcome by someone else's. Well, he won't be the only one to mature; everybody will be forced to forget every childish and innocent part they had. It's the only way to survive to the knew weapons of the Deceiver, which have gotten more and more subtle. They don't aim to hurt physically, not anymore. Now the wounds are psychological.
✧ Forget also all the places you've read about in the first book. The battle is shifting to another area of the Chess-board, where long-buried memories await to be awoken. Personally, I fell in awe with the description of the Submerged Ruins, a kind of hybrid between the Bermuda Triangle and Atlantis. +100 points to the author for the awesome, realistic description! I literally can’t wait to re-read the final book, because if there’s something I remember vividly, is that it has so many strong, awesome new characters in them! Without considering the never ending evolution of Ryan. So please, stay tuned till my next review!
Secondo volume della saga La Scacchiera Nera. Rispetto al primo l’ho trovato leggermente più lento, più chiacchierato, con pause tra uno scontro e l’altro più lunghe. Essendo i personaggi maturati in questo ambito, il nocciolo della narrazione si è spostato dalle vicende tra i personaggi alla missione che devono compiere, e questo secondo me dimostra come la scrittrice abbia ben salda la storia che descrive. La lotta interiore del ladro, uno dei fulcri del precedente romanzo, è quasi assente, il rapporto ladro-guerriero matura, ma la cosa lo rende più tiepido a mio avviso, e qui mi sarebbe piaciuto se fosse stato sfruttato di più rendendolo più centrale. Non sono critiche però, perchè capisco quanto siano giuste le scelte della scrittrice. Ci sono anche novità piacevoli, luoghi caratteristici, mostri nuovi, e pure qualche personaggio che muore. Inoltre viene lasciata una traccia su cosa comparirà nel terzo libro. Mi sono ritrovato a riflettere parecchio su questi libri, perché ho trovato le scelte fatte dalla scrittrice così azzeccate da apparire palesi. Questi romanzi mi hanno fatto capire come in base alla storia e ai personaggi si possa scegliere in che maniera narrare. Riflettendoci sono stati per me un esempio di come uno scrittore non deve piegare la storia ai suoi gusti o al suo stile ma piegare se stesso alla storia. Non credo che sarebbe stato altrettanto piacevole leggerli se li avesse scritti, per esempio in terza persona. Ora ho capito perché mi sono piaciuti anche se avevo la sgradevole sensazione di una lettura fin troppo semplice per i miei gusti “anziani”. Una scrittrice davvero brava.
Eccomi qui a parlarvi del secondo libro di questa saga, da cui visto il primo libro, La Scacchiera Nera, che mi è davvero piaciuto molto, avevo una certa aspettativa nei suoi confronti. La storia inizia nel mondo moderno, con il rientro di Ryan e Mort nelle loro vite normali, ma mentre ancora cercano di capire se quello che hanno vissuto è reale o frutto di una fervida fantasia, si accorgono che la pedina del Ladro Nero si sta pericolosamente incrinando ed é prossima a rompersi, segno che Milla è in pericolo e e che qualcosa nel rientro della ragazza è andata storto. Decidono quindi di ritornare immediatamente nel mondo della Scacchiera per aiutare la loro amica. Nella scacchiera la situazione è difficile poiché Milla ferita, sta gradualmente perdendo le forze e scomparendo quindi i tre ragazzi si mettono nuovamente in viaggio per cercare di trovare il luogo di riposo del Ladro permettendo cosí che la ragazza si salvi la vita. Ovviamente il viaggio è irto di pericoli e i tre protagonisti, con alcune nuove e vecchie conoscenze cadono dritti dritti nelle trame dell’Ingannatore…..
Ricevuto in prestito Secondo romanzo di una trilogia che mi hanno consigliato e che, effettivamente, si sta rivelando davvero interessante. Mi piace soprattutto perché le conclusioni non sono mai scontate. Migliorato anche il personaggio di Ryan, meno incazzato con il mondo e meno acido: forse, tutto sommato ha trovato il suo posto.