Cosa ci fa un giaguaro in carne ed ossa nel cuore di Londra? Cosa sono tutte quelle reminiscenze di un passato remoto? E le visioni sanguinose che perseguitano Redlie, 17enne venuta dall’Italia, ospite a Londra di zia Daisy? Perché tutti continuano a dirle che la sua luce è abbagliante? Cosa significa? Ci sono nuovi adorabili amici per Redlie. Ci sono una zia un po’ squinternata ma premurosa e un padre che da sempre è lontano. C’è un gattino randagio di nome Copernico. C’è un segreto che nessuno vuole rivelarle: – Devi arrivarci da sola – le rispondono ogni volta che lei chiede. C’è un amore, uno splendido e tenebroso giovane, dalle abitudini e dai comportamenti inspiegabili. Ma c’è anche David. Ossuto e grigio, quanto spietato e violento. Come mai si ostina a perseguitare Redlie? Cosa sta cercando? Perché pensa che Redlie possa dargli ciò che vuole? C’è una battaglia all’ultimo sangue che attende Redlie. È la battaglia per il suo amore, per i suoi amici, per la sua vita.
Anna Giraldo è una lettrice “seriale”, ama viaggiare e adora i felini. Non è mai riuscita a tenere i piedi ancorati alla solida terra per più di cinque minuti consecutivi. Tempo addietro, la cosa la preoccupava molto: si impegnava quotidianamente in veri e propri esercizi di serietà. Una noia mortale. Ma, un giorno, la passione per la scrittura l’ha travolta. Da allora si diverte a intrecciare la realtà con le sue storie fantastiche, a cercare nuovi varchi attraverso i quali affacciarsi al mondo. Adesso affronta questo suo viaggio...
Una ventata di colori e calore nella Londra troppo spesso descritta come fredda e grigia… Questo romanzo vi lascerà senza parole. Redlie vive una vita difficile, con una madre complicata che passa dal disinteresse totale all’ossessione per la figlia e che, a volte, sparisce (anche quando ancora la bambina ha soltanto dieci anni). Dunque, Redlie si ritrova costretta ad andare a chiedere rifugio alla nonna che la accetta volentieri ma non è amorevole con lei come lo è con la sua colonia di gatti.
La protagonista impara a crescere da sola, iniziando a mentire per paura dei compaesani e dei servizi sociali.
La scrittrice ci fà un riassunto dei primi anni di vita portandoci, poi, nell’adolescenza della ragazza, quando Redlie ha appena 17 anni.
Un giorno arriverà da lei, in Italia, la sua fotocopia ma con una decina d’anni in più. E’ sua zia Daisy che la porterà con sé a Londra. Per Redlie, la notizia di una zia sconosciuta (nonché sorella del padre) che la ospiterà a Londra è totalmente inaspettata, ma ben accetta.
Un viaggio a Londra per fuggire dalla sua vita alla deriva: chissà con quale mezzo di locomozione arriverà lì… Vista l’età della ragazza, cosa ci si può aspettare che pensi? Di prendere il treno al binario 9 e 3/4, ovvio!
Un libro molto simpatico, caratterizzato da una scrittura fluida. La storia è attraente tanto da tenerti incollata sul libro per la curiosità di scoprire tutto e subito.
Redlie capelli rossi, occhi blu come il mare, senza lentiggini: il suo prof di biologia le dice spesso che è impossibile una combinazione genetica come la sua! Sarà un’ottima protagonista, con le sue fragilità dovute alla crescita senza qualcuno che l’abbia mai amata sul serio e la facesse sentire benvoluta.
“436″ è un romanzo dove l’inglese e l’italiano convivono insieme, anche se a volte le frasi sono troppe complicate da essere tradotte autonomamente durante la lettura.
Lei in Italia era una secchiona. Dopo la morte della nonna, quando sua madre spariva per giorni interi, si rifugiava nei libri: un mondo dove esisteva l’amore, parola per lei sconosciuta visto l’ambiente in cui è cresciuta.
Quando fa il trasferimento al college inglese e si vede assegnare alla seconda classe (sarebbe la quarta superiore italiana, già abbondantemente passata dalla protagonista), la prende come una sfida. Infatti, per tutta l’estate si metterà sotto con lo studio per cercare di essere ammessa alla terza classe.
Una cosa che di certo non manca a Redlie è la testa dura: nessuno le può dire che lei non è all’altezza soprattutto nell’ambito scolastico. Perché, se è vero che è una secchiona, è anche vero che non è una persona a cui piace rispettare le regole imposte dalle istituzioni (le sue uniche insufficienze erano sulla condotta che teneva in classe, ma anche i professori migliori hanno dovuto piegare la testa di fronte al suo sapere).
Molto importante per la protagonista sarà la presenza di “Honey” nonché Timothy, che avrà un grande potenziale sia affettivo che magico, come i veri migliori amici che grazie ad un abbraccio ti fanno sentire subito meglio. Ma sarà frutto dell’amicizia o di qualcos’altro questo benessere?
I problemi non saranno dati solo dalle innumerevoli visioni di Redlie: a turbare la protagonista sarà anche il fatto che non si sente amata. Ritornerà, quindi, in superficie il suo senso di inadeguatezza, sentito sin da bambina e dovuto al fatto che non è mai stata amata né dalla madre, né dal padre che non ha lottato per lei e che si rifiuta di vederla.
La frase che si sente dire più spesso è che “Lei Splende!”. Sentirselo ripetere all’infinito mentre lei ancora non vede il suo potenziale può, però, demoralizzarla ancora di più, poiché lei dentro di sé non vede luce ma oscurità. Non sa cosa vuol dire essere amata e quando arriva a Londra inizia a capire il vero senso delle cose. Con una zia un po’ pazza e sempre disponibile con lei e i suoi amici che sembrano una grande famiglia, e che l’hanno accolta a braccia aperte senza mai averla fatta sentire come un’esclusa anche quando parlava ancora poco bene l’inglese.
Non mancheranno le tematiche fantasy inaspettate, tanto che per una parte del libro si cerca di capire cosa nascondano i personaggi, ma continuate a leggere il libro e resterete stupiti da cos’ha inventato la scrittrice.
Secondo voi, manca qualcosa? Ok, lo ammetto: ci sarà anche un ragazzo che rapirà il cuore della nostra protagonista, ma che non la farà rincitrullire come capita spesso nei romanzi. Redlie non è una persona che si abbatte né nella vita né nell’amore.
Consiglio vivamente di leggere questo libro fantastico dove la protagonista, dura come non mai, avrà anche la sua coperta di Linus, la felpa del padre, da cui riuscirà a separarsi solo quando dovrà affrontare delle cose che non avrebbe mai potuto aspettarsi mentre abitava in un paesino sperduto dell’Italia.
Non dimenticate il giaguaro menzionato nella trama, volutamente tenuto fuori dalla recensione per evitare di mettere troppi spoiler, poiché sarà un personaggio troppo importante nel romanzo. Ma chissà cosa ci farà un giaguaro libero ai giorni nostri nelle strade di Londra…
L’unica pecca è dovuta dalle pagine del libro che non sono state numerate, fatto dovuto da una scelta della casa editrice con cui è stato pubblicato il libro, e che rende la lettura un pò più complicata del normale. Ma per il resto è comunque un libro che merita di essere letto!
Romanzo d'esordio della bravissima Anna Giraldo che mi ha colpita fin dal primo momento, fin da quando ho potuto stringere il volume tra le mani.
Il libro presenta infatti una sovracopertina dalle immagini bellissime che rispecchiano il contenuto stesso delle pagine, ovverosia una coverflip, una doppia copertina (fronte e retro). La stessa immagine è riproposta su entrambi i lati della stessa, quella esterna però riportante codice a barre e dati tecnici, quella intera più evocativa senza scritte ma solo la bellissima illustrazione. Trovo che l'idea sia fantastica. Fa sentire il libro più tuo, più vivo.
Particolarità del romanzo è anche che le pagine non riportano i numeri. Mi è capitato poche volte di trovare un libro senza pagine numerate, ma dopo una prima sensazione di “smarrimento”, il racconto ti avvince comunque a tal punto che non ci dai peso e prosegui senza sosta con la lettura fino alla fine.
Altro punto a favore di questo romanzo è il fatto che si apra con una premessa che descrive in modo suggestivo un sogno ricorrente della protagonista. Poche righe scritte in corsivo e subito la fantasia si accende ed il romanzo ti conquista.
Redlie McFarlane, diciassettenne che vive con la madre Alessandra in un paesino della Pianura Padana, abituata a crescere da sola ed a badare a se stessa rifugiandosi tra le pagine dei suoi amati libri, un giorno riceverà la visita della lontana zia Daisy. Redly ha origini anglosassoni, scozzesi per la precisione, e la sorella del padre (padre che non ha mai conosciuto) viene in Italia per invitarla a seguirla a Londra. Senza troppe riflessioni, delusa dalla sua attuale vita, decide subito di seguire la zia di cui fino a quel giorno non conosceva nemmeno l'esistenza. Inizierà per lei un percorso particolare, fatto di visioni incomprensibili, amici affascinanti e protettivi, strani poteri, un giaguaro accompagnato dal rullo incalzante di un tamburo che si aggira di notte per la città, insieme alla zia "fuori di testa" a cui subito si affeziona.
«Giaguaro! Ecco il suo nome! Potente, misterioso, selvaggio.»
«Ogni volta che il tamburo di Drake batte, egli torna a salvare l'Inghilterra.»
Ben presto la protagonista si innamora della sua nuova vita e noi ci innamoreremo leggendo di lei grazie al suo carisma. Redly incarna proprio la figura della ragazza che avrei voluto essere: autonoma, forte, sicura, ferma e convinta dei suoi ideali… ed inoltre molto carina ed affascinante. I soliti clichè della protagonista diciassettenne bellissima con una ondulata chioma rosso scuro a cui manca l'affetto dei genitori, che a poco a poco intuisce di essere speciale, che si innamora di un altro ragazzo altrettanto speciale, dell'iscrizione nella nuova scuola, di amici "non proprio regolari"... non mancano. Devo dire però che Anna è stata bravissima ad apportare variazioni tali per cui il romanzo risulta godibile in ogni sua parte senza mai annoiare o presentare parti scontate. I protagonisti sono originali... un pò sopra le righe... e questo, sono sicura, vi affascinerà. Tutti i personaggi sono molto prodighi di bacetti e abbracci consolatori. Il clima generale ricorderà quello di una grande famiglia di hippy e vi assicuro, è una sensazione bellissima per l'armonia e la complicità che trasmette. Ognuno ha il suo fascino e magnetismo per come è caratterizzato: Honey è così spiazzante nella sua semplicità, Sean così magnetico nei modi... Sean ci viene presentato a poco a poco, tanto che il suo nome sarà reso noto dopo alcune pagine dalla sua comparsa, e così facendo instilla nel lettore una sana curiosità. Per lo più la trama si chiarisce e la matassa si dipana mediante affermazioni sibilline. Ed è questo che fa entrare in gioco il lettore. Siamo noi che dobbiamo trarre le conclusioni più appropriate e metterci in gioco. Essendo ambientato a Londra, nei dialoghi spesso e volentieri troverete battute in lingua inglese per rendere tutto più reale e coinvolgente. Ho trovato anche questo particolare davvero originale ed innovativo. Non mi è mai capitato prima. Penso dia un tocco in più. Rende il tutto più londinese. Non abbiate paura: risulta tutto molto comprensibile anche a chi non conosce la lingua inglese. Il linguaggio utilizzato è fluido, fresco e giovanile senza forzature. Colpisce l'allarmante spontaneità dei dialoghi.
L'autrice è stata attenta a tutto. Gli stati d'animo della protagonista vanno spesso di pari passo con il tipico clima londinese, caratteristico per le frequenti piogge ed il cielo grigio...
La trama mi ha conquistata a tal punto da non volermi mai separare dal libro per tutto il periodo della lettura. Il fascino dei personaggi mi ha ammaliata. Perchè 436? Perchè 436 anni prima l'anima divenne immortale ed il vero amore durò fino ad oggi e durerà per sempre...
Ancora alcuni particolari sono rimasti inspiegati alla chiusura del romanzo: sarebbe bello scoprire cosa sia successo alla ladra della pietra rossa ed alla stessa. Mi piacerebbe avere anche qualche informazione in più sulla vita di tutti quei ragazzi speciali... Credo non ci sia da temere: ho già sul comodino il seguito che mi aspetta: Thunder + Lightning. Son convinta che anche con questo secondo capitolo non ci deluderà e ci fornirà tutti quei particolari e dettagli di cui la curiosità è ghiotta.
Libro da non perdere. Assolutamente consigliato a chi ama il fantasy con un pizzico di amore “felino”.
Ci risiamo: un urban fantasy che ha come protagonista una diciassettenne. Ma la ragazza in questione, Redlie, è un peperino che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno; ha imparato a badare a se stessa fin da bambina perché la madre Alessandra non si è mai preoccupata dei bisogni della piccola (inclusi quelli primari, come il cibo) abbandonandola spesso per giorni senza nemmeno avvisarla che usciva di casa. Il padre scozzese, invece, Redlie non l'ha mai conosciuto; non sa nemmeno come si chiama. Ci risiamo, ancora: un bel giorno arriva una tutrice che preleva la protagonista e la porta con sé in una nuova realtà; per la precisione, dall'Italia a Londra. Ma zia Daisy è un tipetto particolare, giovane e pazzerello, che lavora in un'erboristeria dove prepara intrugli dall'aspetto magico, e spesso organizza feste in casa colme d'invitati che si trattengono fino al giorno dopo; si tratta d'individui che sembrano nascondere qualcosa di sovrumano, compresi i quattro ragazzi con cui Redlie fa amicizia, ossia Tim (detto "Honey"), Lucas, Tree e Anthony. L'intero gruppo (ossia un clan di esseri particolari) vede che la protagonista ha qualcosa di speciale che sfugge a lei stessa; eccola là, la dote dell'umile (e non dell'eroe). Ma di cosa si tratta, nello specifico? Ha a che fare con le visioni che le giungono inaspettate e le scene che sembrano provenire da un passato remoto? Spesso Redlie pensa: "sono ciò che sono", ma in realtà non ha piena coscienza di sé. Uno dei grandi misteri in questa storia è infatti proprio quello, per Redlie, di scoprire la sua vera natura e i poteri ad essa connessi. Nel frattempo, la protagonista instaura un legame stretto con i quattro ragazzi e soprattutto col dolce e sensibile Honey, tuttavia s'innamora del belloccio di turno e del suo fascino oscuro; insomma, il tipico bello, dannato e irraggiungibile. Ma Sean non è un vampiro. Cos'è lui realmente è un altro dei misteri che Redlie deve risolvere, e mai e poi mai mi sarei aspettata un mix del genere! Certo, mi ha lasciato perplessa la facilità con cui la ragazza intuisce la verità, ma prima di puntare il dito contro l'autrice bisogna leggere il romanzo fino alla fine e vedere che ogni cosa ha il suo perché. In quest'introduzione ho giocato con i cliché del genere per portare attenzione su questo principio: è normale che un fantasy (in questo caso, urban) abbia delle basi in comune con altre storie della sua stessa impronta, tuttavia in "436" queste basi sono dei semplici punti di partenza da subito proiettati verso sviluppi originali. L'inizio del libro è uno dei migliori incipit che abbia mai letto: diretto, chiaro. Ha un ritmo in crescendo, in linea con la protagonista che narra dalla sua infanzia, l'adolescenza, fino ai suoi diciassette anni. Abbiamo il background della protagonista perfettamente delineato; cosa volere di più? Nonostante non sia nuovo il tema infelice di una madre che non si cura della figlia, Redlie ci racconta in prima persona il suo vissuto con un linguaggio accattivante, che ha personalità, ed è capace di creare subito un legame con il lettore; da una parte curioso di conoscere come e se si evolverà il rapporto con la madre, dall'altra perché sensibilizzato. Arriva zia Daisy, poi l'inizio di una nuova vita a Londra con un gruppo di amici speciali: se pensiamo che gli inglesi siano freddi, è qui che invece Redlie trova il calore della famiglia. Si nota subito come il nuovo ambiente domestico si contrapponga alla solitaria esistenza che la ragazza svolgeva in Italia: il vivere tutti insieme sotto lo stesso tetto, lo "spreco" di vezzeggiativi tipicamente inglesi quali "darling", la coccola dell'ora del tè, i continui contatti fisici tra abbracci consolatori, baci casti e strette di mano protettive; la nuova famiglia di Redlie "straripa" d'amore per lei, lei che per diciassette anni non si è mai sentita amata. All'inizio fa un certo effetto vedere tutte queste smancerie, ma come tutte le cose occorre farci l'abitudine: è un modo di vivere la vita che dovremmo invidiare, altroché! Poi arriva Sean, e quasi contemporaneamente, l'antagonista David. La mia lettura procedeva interessata finché non sono partite dichiarazioni d'amore un po' troppo aperte per due persone che si conoscono da così poco tempo, tuttavia ho cercato di non darci peso e ho proseguito: incredibile, ciò che mi era parso come "storto" ha un suo perché, ancora! Prima di arrivarci, però, la parte centrale l'ho sentita sottotono, principalmente perché gli sviluppi tardano a manifestarsi; è come se assistessimo alla vita di Redlie di tutti i giorni; non ci si accorge che delle piccole evoluzioni scorrono, intanto, sotto i nostri occhi. Le rivelazioni appaiono solo alla fine del libro. L'autrice è abile a mantenere il segreto così a lungo, ma questa caratteristica può essere un'arma a doppio taglio per chi, come me, a un certo punto ha bisogno come l'aria di avere delle risposte. Persino il titolo, "436", svela il suo significato solo alla fine; ma proprio alla fine-fine! C'è dell'altro: a lettura ultimata non tutto viene perfettamente chiarito in ogni suo punto. Mi sarebbe piaciuto, ad esempio, capirne di più a proposito di Epiphany e Breathless... forse un'ulteriore lettura potrebbe fare più luce sulla vicenda, altrimenti gli approfondimenti potrebbero esserci nel seguito "Thunder + Lightning"; chissà. Tornando alla parte centrale del romanzo, personalmente ho ricominciato a provare interesse dall'apparizione di James. Ad emozionarmi, infatti, non è stata tanto la storia d'amore tra Redlie e Sean (pur trattandosi di un amore romantico dove ho però trovato un eccesso di battibecchi - non è che a provocarli è la mentalità della donna moderna? ^.^), bensì il rapporto della ragazza col padre. Ogni loro piccolo gesto mi ha trasmesso emozione: l'imbarazzo dell'incontro e il non sapere cosa aspettarsi, la sorpresa di un primo accenno d'affetto, quel vezzeggiativo, quel comportamento eccessivo tipicamente paterno, gli scontri tra due mentalità (e personalità);è questa la parte del romanzo che mi è entrata nel cuore. Mi è piaciuto anche il concetto che si rimarca all'inizio del romanzo, ossia "il non dare un nome alle cose"; toccante. Un altro aspetto del libro che ho apprezzato è il particolare dell'allenamento: Redlie avrà pure una capacità innata, ma deve imparare a gestirla, affinarla; finalmente un'eroina che suda e si allena duramente! Diventa un bell'esempio di tenacia, oltretutto. Più in generale, inoltre, mi sono piaciuti i sipari che riguardano il passato e/o le visioni: ho un debole per queste cose. Mi ha invece lasciata indifferente l'antagonista David: è un cattivo un po' sciatto, acerbo. Non ho percepito la sua malvagità, né mi ha dato tensione se non nella scena riguardante gli amici di Redlie. Pensavo che David avrebbe dato il meglio di sé (ossia il peggio) nella scena finale, ma a conti fatti la sua presenza è superficiale anche ai fini della storia: Redlie e Sean monopolizzano l'evento chiave. Per finire, un accenno alle caratteristiche "tecniche" del romanzo: prima o poi mi abituerò alla scelta della Casini di non numerare le pagine, ma qui emerge più che altro l'esigenza di una traduzione a pié pagina per le frasi in inglese; alcune le ho capite, ma per altre si è resa necessaria una consultazione esterna, e non avrei voluto staccarmi dalla lettura!
Una storia interessante e non banale, mi è piaciuta molto! I personaggi un po’ li odi e un po’ li ami, questo perché sono molto realistici, perciò hanno pregi e difetti ben strutturati. Mi ha regalato molte emozioni, perciò lo consiglio!
Prima di iniziare a leggere 436 avevo trovato pareri positivissimi su Anobii, tutti rigorosamente posizionati tra le 4 e le 5 stelle, e solo un paio che scendevano al di sotto di quella valutazione. Non mi ero data alla lettura anticipata delle recensioni per non rovinarmi il gusto di scoprire tutto da sola, ma ero contenta di iniziare un romanzo così apprezzato dalla maggior parte dei lettori. E devo dire che all'inizio, forse per le prime cinquanta pagine (non lo so con esattezza, la Casini ha la detestabile filosofia di non numerare le pagine dei suoi romanzi) la storia mi stava piacendo davvero tanto. Forse era già apparso qualcuno dei soliti clichés (l'adolescente non ben integrata, l'assenza di un genitore, gli spostamenti da una casa all'altra) ma quel che apprezzavo era l'abilità con cui venivano presentati. Insomma non mi sembrava di trovarmi di fronte alla solita scrittrice di young-adult che mette a punto il solito young adult. No, c'era qualcosa di nuovo, che la rendeva migliore. Lo so, sto parlando al passato. Sì, perché il mio entusiasmo è relegato alle prime forse 50 forse 100 pagine. Proseguendo nella lettura è scomparso, ma non del tutto. Devo dire che durante la lettura ci si trova a esprimere (mentalmente) certe considerazioni al riguardo della storia, che poi però andranno riviste una volta giunti alla fine. Come dicevo, l'inizio è più che positivo e attira il lettore trasportandolo nelle pagine, trasportandolo per le strade di Londra. Facciamo conoscenza con dei personaggi simpatici o comunque particolari: Redlie è ben caratterizzata, e anche quella zia un po' fuori dall'ordinario e le persone che frequenta hanno tutte una certa credibilità. Iniziamo a capire dalle mezze frasi e dai discorsi interrotti che la zia, il fratello (padre assente di Redlie) e tutti gli amici hanno qualcosa di speciale, sono speciali. E così anche la protagonista, che ne è ovviamente ignara. Già sappiamo che il momento della scoperta sarà sicuramente uno dei punti forti della storia, per Redlie e per noi, che finalmente possiamo capire con chi stiamo trascorrendo le nostre ore. In realtà quel momento non arriva mai. Non ci viene data nessuna spiegazione, e Redlie sembra comprendere tutto senza che nessuno le dica nulla... mah. Ogni personaggio ha determinate doti, ma mai che si capisca come fa, perché, quando le ha ricevute... mai che si capisca chi è. C'è troppa mancanza di chiarezza, sta al lettore trarre delle conclusioni che non saprà mai se saranno quelle giuste. E ancora: perché Honey e gli amici hanno quello strano atteggiamento verso Redlie? Ok che hanno poteri paranormali, ma perché la totale mancanza di attrazione, che ci fa quasi pensare che si tratti esseri asessuati? E perché tenere nascosta la natura di Sean, se quanto a stranezze è in buona compagnia? O ancora perché quei misteri, tipo il ritrovamento del gatto Copernico, di cui non ci viene spiegato nulla eppure sappiamo che c'è qualcosa dietro? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che sono sorti durante la lettura, ma a cui non davo troppo peso perché ero certa che mi sarebbero stati chiariti ad un certo punto. Scoprire che non accade mai mi ha spiazzata e ha fatto crollare l'entusiasmo, già vacillante per la lunghezza indefinita del romanzo (accompagnato da un peso non indifferente!). Considerazione finale? Credo che la storia avrebbe meritato maggiore snellezza, maggiore chiarezza e forse minore sottolineatura all'amore-zuffa tra Redlie e Sean (dicono così tante volte che si azzuffano che non sembra che accada davvero, ma che accada solo perché fa parte del loro personaggio e devono dirlo per farlo notare ai lettori). E' una storia che ha un gran potenziale per essere un romanzo indimenticabile, ma che forse ha la pecca di essere il primo di questa scrittrice. Contiamo perciò sul secondo, in uscita il mese prossimo, perché nonostante gli aspetti non troppo positivi elencati qui sopra, la storia ha il suo fascino e il suo interesse.
Inizio del libro promettente, subito la curiosità è a mille perché non si ha idea di cosa aspettarsi. Però nelle prime cento pagine (anche se davvero piacevoli e originali) sembra non accadere nulla di strano e mi sono domandata spesso se questa parte introduttiva dovesse proprio essere così lunga. L'autrice ha un grande pregio: scrive molto bene. Una scrittura fluente e ricca di elementi descrittivi che aiutano a immaginare persone e ambientazioni proprio come se si stesse guardando un film. Però, a mio parere, ha anche un grande difetto: tende a tirarla troppo alle lunghe e a spiegare poco. Poi ad un certo punto, quando ancora non avevo capito quali "esseri paranormali" ci sarebbero stati nella storia ecco che appare il bello impossibile di turno, vestito firmato (perché ovviamente ricchissimo) del quale la protagonista si innamora perdutamente a prima vista. Lì mi sono un attimo cadute le braccia, perché, dato che fino a quel punto la storia mi sembrava piuttosto diversa dalle solite, incappare in una banalità del genere mi ha fatto seriamente rivalutare le mie prime impressioni. Quindi, amanti del paranormal romance, gioite pure: questo libro rientra pienamente nel genere! Ma io su questa linea il libro l'ho trovato proprio noiosetto! Ma parliamo del resto. L'autrice ambientando la storia a Londra ha deciso di inserire nei dialoghi alcune frasi in lingua. Di solito si capisce abbastanza, ma per alcune parole sono dovuta ricorrere al dizionario. La trama infine si è rivelata sufficientemente carina e ci sono degli elementi paranormali davvero particolari che non si trovano in nessun altro libro che ho letto, ma che vengono introdotti poco a poco e quindi prima di venirne al corrente ci vuole pazienza. Però il finale, ahimè, che avrebbe dovuto spiegare finalmente tutto, ma proprio tutto quello che ancora non era stato spiegato, è un po' frettoloso e criptico. Mi ha lasciato dei dubbi. Diciamo che non boccio il libro, ma non lo acclamo. Dalle recensioni positive lette fin'ora mi aspettavo di meglio.
Deludente. Ed è un peccato perchè all'inizi prometteva bene. Peccato che col proseguire della storia si sia rivelato il classico fantasy con tutti gli stereotipi del caso. Peccato davvero, i personaggi c'erano ma non sono stati affrontati bene, nè tantomeno ci vengono spiegate le cose che avvengono. E poi... Chi era la Seville?
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