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Il regno animale

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Alberto è arrivato a Milano dalla provincia toscana, attirato da un lavoro precario. Vorrebbe fare lo scrittore, o almeno il giornalista. E ha dei problemi di erezione. Susi è bella e magra,vorrebbe volare via da quel puzzo di piscio, hashish, benzina, cocaina bruciata e Chanel numero 5 e i milioni di essenze del piano terra della Rinascente. Nel frattempo si taglia il corpo con una lametta. Sandro da bambino pescava le rane con Alberto. Lui è rimasto in provincia, è molto ingrassato, è in cassa integrazione e sta ubriaco di Fernet al bancone del bar. Francesco, cantante di una band indie di successo, è l'unica vittima di un attentato in una festa alla moda nella quale si sentiva pure un po' a disagio. Le loro vite sprecate si toccano in una Milano dalle mille sfaccettature in un mondo in cui sembra perduta ogni speranza di purezza. Lirico, spietato, immaginifico e sfacciatamente contemporaneo.

253 pages, Paperback

First published April 1, 2011

77 people want to read

About the author

Francesco Bianconi

7 books23 followers

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1 star
8 (4%)
Displaying 1 - 20 of 20 reviews
Profile Image for Noce.
208 reviews366 followers
June 4, 2014
Non c’è solo Barbara D’Urso

Tanto per cominciare, e ve lo dico subito, io quando vedo nelle vetrine, libri di Vip, cantanti, attorucoli eccetera, volto la faccia sdegnosamente. No, bugia, in realtà se è una di quelle giornate in cui mi sono svegliata col piede ludico, simulo pure il conato col dito in bocca, e do manate sul vetro per attirare l’attenzione del libraio scandalizzato. Quindi, per dire, a Bianconi 17 euro per il suo libro, non glieli avrei mai passati. Né volente, né nolente, né crepante. Poi Bianconi, parliamone. L’ombroso Francesco, è il leader dei Baustelle, e a me i Baustelle piacciono, pure tanto. Quindi, di darmi la zappa sui piedi, comprando un libro che m’avrebbe fatto passar la voglia di ascoltare le loro canzoni per i successivi vent’anni, ecco, proprio non me la sarei mai sentita.

Ma com’è, come non è, questo libro l’ho vinto. Un bel po’ di tempo fa, avevo partecipato a un concorsino risibile della Mondadori , dove più che l’intelligenza e i contenuti delle risposte, veniva premiato chi riusciva a scrivere una frase senza errori di ortografia, e insomma e indeed, ho vinto, LO HO vinto. Mi è arrivato a casa, bellino bellino, con la sua copertina “famosa” (Ryan McGinley ha del talento ragazzi!) e dopo.. puf, perso di vista. Sepolto da letture inequivocabilmente a mio parere più intelligenti, l’ho relegato in fondo alla pila dei sopravvissuti di fianco al comodino (sopravvissuti alla polvere, alle annusate del cane, ai calci durante il rifacimento dell’alcova, ai colpi di moccio, ecc).

Sennonché, circa un mese fa, in uno di quei pomeriggi tipicamente pre-estivi, in cui rimpiangi di non avere la vita sociale di Paris Hilton, mentre pensavo a “Cosa ho fatto per meritarmi questo! Quanti interminabili meriggi ancora dovranno passare, a che io possa…” insomma mentre pensavo a cose di spessore elevato, mi cade lo sguardo sulla costa de Il regno animale.

Credo di averlo aperto e letto le prime righe con la stesso entusiasmo di quando si leggono gli ingredienti dello shampoo per stimolare l’istinto lassativo. Ma com’è, come non è, in un paio di giorni l’avevo terminato.

Ora, ragionando obiettivamente, e spogliandomi anche della mia preannunciata simpatia per il gruppo toscano, veramente non capisco la durezza di quelle recensioni viste in giro, che gli hanno attribuito una valutazione tan fea. Ok, non sarà la Pietra Angolare della letteratura, ma il Bianconi che parte svantaggiatissimo, grazie alla mediocrità dei colleghi scribacchini, la sua sfida personale col pubblico l’ha vinta eccome. Anzi, scrive molto meglio di certi “scrittori per mestiere”. Non indago sulla possibilità sempre latente, del ghost writer costretto alla scrivania da una pesantissima catena in ferro, che scrive al posto del Vip, che nel frattempo partecipa indolente a qualche festino, e in tono lamentevole racconta quanto sforzo e fatica gli stia costando l’impresa letteraria, ecco, su questa cosa proprio soprassediamo, perché altrimenti si entra nel circolo vizioso del cane che si morde la coda; quello che volevo dirvi è che se io scrivessi perlomeno così, non mi imbarazzerebbe per niente bussare alle porte degli editori in cerca di consensi.

Quanto alla trama poi: non ci girerò attorno, la trama non esiste, ma non trovo necessario condannarlo per questo. In fondo il Bianconi ha ragionato da cantante, e come in un cd trovi quelle dieci tracce, che probabilmente hanno anche dietro un filo conduttore che il cantante spera tu colga, ma se non lo cogli fa niente, l’importante è che le canzoni ti piacciano, così ne Il regno animale, non è tanto la trama che deve rimanerti impressa, verso il quale l’autore stesso, mostra di non dedicare troppa attenzione, quanto i racconti-immagine (alcuni un po’ acerbi è vero, ma altri, oltre che sufficientemente sviluppati, persino notevoli) che compongono il mosaico finale; chi se n’è importa se alla fine è un po’ cubista e non sai da che parte metterlo per guardarlo. I tasselli ci sono, ben definiti, compiuti, gestiti con padronanza, e dai colori netti. E questo, mi basta per poter dire che si è fatto un buon lavoro.

Perciò Francè, vedi di abbassare il prezzo del prossimo libro, perché è vero che questo m’è piaciuto, ma 17 euro e 50 per un libro della Collana Strade Blu della Mondadori, notoriamente scadente in quanto a estetica della rilegatura e impaginazione, non li sborso manco se mi paghi tu.

P.S. A onor del vero, la valutazione in stelle è approssimativa. Non è un libro da quattro stelle piene, ma di sicuro manco da tre.

Sta in mezzo, come i cantautori stanno tra i cantanti e gli autori.
Profile Image for Azzurra Usher.
95 reviews13 followers
April 8, 2017
Certo, il mio rapporto con Bianconi ha un passato. Di odio dichiarato e reale: "è insopportabile, ostenta snobismo da tutti i pori, ma chi si crede di essere, ma in fondo gli tirerei quattro pugni in faccia e vorrei vederlo cadere giù, mingherlino com'è. E poi diamine, ha scritto quella gran **** di Bruci la città per Irene Grandi, non può che essere un imbecille".

Eppure Sussidiario illustrato della giovinezza con la sua Gomma e Io e te nell'appartamento (che mi catapultavano in deja vu erotici con il mio U.), o con la voce stupenda di Rachele e il testo da taglio di vene di La canzone del parco , ma anche Amen me li sono spaccati ben volentieri e, lo ammetto, per molto tempo, nonostante la band (cioè lui) mi stesse appunto abbastanza "antipatica" (per essere generosi e poco volgari). Erano lì sul mio iTunes, presenza costante a Bologna o Barletta (ho rovinato mia sorella, che ormai è dipendente dai Baustelle), e cantavo e ricantavo strofe, mi ci immedesimavo da brava empatica quale sono sempre stata (con i pro e i contro).
Tuttavia, nonostante il mio passato da ragazza da "concertiognigiorno" (e relative seratone), mai, mai e poi mai avevo considerato l'idea, neanche per errore, di vedere dal vivo i Baustelle. Non li ritenevo degni, anche se poi le canzoni in qualche modo le apprezzassi sul serio (quelle poche che conoscevo, anche grazie a Mario, anche perché mi facevano ricordare di Mario e sorridere).
E poi nulla, anni di niente, fino al 2017. A Gennaio è uscito l'ultimo album dei Baustelle, L'amore e la violenza (e diciamolo pure che ha un titolo s-t-u-p-e-n-d-o) e nonostante i miei palesati pregiudizi e diffidenza, l'ho ascoltato. Ed ho smesso di "odiare" Bianconi.
Tutto inizia solo quest'anno quindi e di conseguenza c'è stata la cavalcata all'indietro per ascoltare gli album vecchi dei Baustelle, rendendomi conto che negli anni passati ne sono stati realizzati alcuni che, a mio avviso, sono davvero gioielli della musica italiana, cioè I mistici dell'Occidente e soprattutto Fantasma , che hanno canzoni davvero davvero belle, in alcuni casi poesie (come, ad esempio, Nessuno , una su tutte). E ho dato la chance a Bianconi, riconoscendogli il merito di essere un cantautore (sempre secondo me) e sostenendo che oggi sia uno dei pochi in Italia a scrivere bella musica.
Però è vero, ho continuato a guardarlo con sospetto fino al concerto che ho visto neanche un mese fa a Roma. E, da allora, ho ... adorato il suo snobismo, il suo essere dinoccolato, le sue parole, le sue movenze... perché sul palco l'ho visto timido, impacciato, dava le spalle al pubblico quando non cantava (sembrava non sapesse cazzo fare), si sentiva letteralmente a... disagio. E io i disagiati, li adoro.
Decido di comprarne il libro, sapendo del rischio che correvo. Pensavo potessi rimanerne letteralmente delusa e alla fine mi sarebbe dispiaciuto perdere questa simpatia tutta nuova nei confronti di Bianconi, ma... la copertina è così evocativa (questa ragazza è bellissima, e il fotografo Ryan McGinley, un fuori di testa = adoro), il titolo è così promettente, costa solo 9,50 euro... che accetto la sfida.

In due giorni ho terminato un libro sempliciotto, scorrevole, abbastanza ridondante per chi ascolta i Baustelle, insomma con le stesse tematiche care a Bianconi (soprattutto de I mistici dell'Occidente , uscito un anno prima, vedi Le rane , capitolo e canzone), perché pare voglia spiegarci tutto, dire tutto quello che il testo limitato di una canzone o canzonetta non permette. Il problema è che non capisco bene l'obiettivo del libro: cosa è, una cronaca sincera e accorata di un ragazzetto sempliciotto alle prime armi nel mondo spietato e indifferente di oggi, o una sorta di autobiografia romanzata? Cosa volevi dirci, Bianconi, narrarci parti della tua vita vissute da un tale Alberto, tu che sei così bravo a descrivere le vite degli altri? Un giovane che, stando a quanto vuoi farci capire tu, è docile e puro (non sa tradire, ha problemi di erezione) mentre tu non lo sei? Insomma farci dare uno sguardo ad esperienze della tua vita ed alle tue percezioni in dati momenti critici dal punto di vista di un altro che è, comunque , paritetico al tuo? Cos'è questa contrapposizione finale, perché appari tu, nel libro, come Francesco Bianconi accanto ad Alberto... che gioco letterario dovrebbe essere? No, perché io non l'ho colto e non mi è piaciuto granché questo stratagemma (tranne forse nell'ultima parte, lo ammetto, dove ho sorriso un bel po').

I primi capitoli del libro, insomma, mi sono piaciuti di più con i ritratti marci di Milano (così ormai, letterariamente parlando, ricorrente per me), i giri di coca, i giochi sporchi del mondo del lavoro per i precari, la storia di Robertino (davvero emozionante)... e la fine. Che ammetto essere abbastanza azzeccata (non è mica facile scrivere bei finali) e lucente nella sua drammaticità (con Pegaso che mi ricorda l'albero de La canzone del parco ). Non mi sono piaciute le boriose descrizioni del mondo dorato di Milano, questa assurda messinscena della cena a Venezia con Tarantino, con Danny Trejo (????) con quei personaggi luridi e goffi (cosa è, una specie di denuncia? Non ce n'era bisogno)... e poi non mi è piaciuta l'assenza di linearità e, in contrapposizione, la presenza di personaggi a casaccio, creati e eliminati a piacimento... come in un discorso incompleto.

Insomma, Bianconi, ci sei riuscito lo stesso a lasciarmi un po' interdetta, a metà tra l'immedesimazione e la repulsione per il tuo (essere) Alberto. Ancora una volta.

Tutto sommato però è un bel racconto, si legge e lo accettiamo. Ma, Bianconi, preferisco continuare ad apprezzarti (tantissimo) di più come cantautore. Di canzoni vere, non di canzonette scritte per altri.

3
Profile Image for Alice.
675 reviews12 followers
December 16, 2021
Romanzo d'esordio di Francesco Bianconi, leader dei Baustelle.
Ogni capitolo ha per titolo una specie animale, tutte rappresentate da uomini che ne assumono le fattezze e riflettono i problemi del mondo attuale o protagoniste di aneddoti della vita del protagonista, Alberto, alter ego dell'autore che dalle campagne toscane decide di trasferirsi a Milano per tentare di diventare giornalista.
Intorno a lui si avvicenderanno una serie di personaggi, rappresentativi della società odierna tra vizi e virtù, brutture e fragilità.
Scritto molto bene, per nulla banale e a tratti surreale.
Bella scoperta
2 reviews
May 8, 2012
Bellissimo libro, molto introspettivo.
Rappresenta alla perfezione la figura dei giovani con i loro problemi,lavorativi e non, e la condizione precaria nella quale la società li costringe a vivere, sempre troppo vicini a una tacita rivoluzione, che difficilmente avviene stando immobili dietro a schemi predisposti sempre distanti da ciò che realmente interessa ai giovani.
Bianconi,leader carismatico dei Baustelle, rispecchia e spiega molte delle canzoni interpretate con lo stesso gruppo, come ad esempio "Le Rane", da cui prende spunto la storia del protagonista toscano, costretto a emigrare per trovare un lavoro migliore e che si ritrova in una realtà al di fuori delle sue aspettative.
Il libro rispecchia molto la psicologia di ogni personaggio, che si dimostra vicina alla realtà giovanile e neo adulta.
Profile Image for Ludovica Lugli.
77 reviews81 followers
Read
June 3, 2016
Non posso che chiedermi perché.

Perché Bianconi, perché mi hai fatto questo? In preda a un delirio hai fatto pubblicare qualcosa di tanto inutile, tu che hai scritto poesie meravigliose, tu che sai commuovere con i versi come pochi(ssimi) oggi? Perché?

Come ti è saltato in mente di 'imitare' uno dei più grandi scrittori francesi viventi a breve distanza dal suo ultimo e acclamato romanzo? Ti concedo il beneficio del dubbio, e ipotizzo che ci avessi già pensato da tempo, ma comunque... Insomma, se ti accorgi - e avresti dovuto accorgerti di una pubblicazione del genere - che ti hanno preceduto, e in particolare di chi ti ha preceduto, cambia.

Questo 'romanzo' di postmoderna ha solo l'aspirazione, e poi diciamolo (ha iniziato a dirlo DFW diverso tempo fa): il postmoderno è/deve essere superato. Non si può ambire a essere postmoderni oggi.

E non mi si tiri fuori la questione di parlare di 'cose serie' a un vasto pubblico; i Wu Ming sono estremisti, però ci riescono. Le stesse canzoni dei Baustelle sono riuscite a farlo, ma questa sembra solo una trovata pubblicitaria, se devo essere sincera.

E poi odio gli errori di editing. Un personaggio, anche se secondario, non può chiamarsi prima Angela e poi Patrizia. Eh no.
Profile Image for Jordi Valentini.
4 reviews1 follower
September 22, 2016
Partendo dai Baustelle (dei quali prediligo "La Malavita", album del 2005) ho letto i due libri di Francesco Bianconi. "Il regno animale" è un microcosmo, ci sono i drogati, i disillusi, le celebrità e gli agenti del terrore, cantanti intellettualoidi un po' spocchiosi e amanti dell'incommensurabile vertigine di un dolore, appena tratteggiata dalla memoria. La storia si frammenta, vari personaggi contribuiscono al suo incedere apportando una varietà notevole. L'appoggio alla sua produzione precedente è decisamente marcato ed ha un tono piuttosto ragionativo, quindi manca a tratti quella folgorazione più reperibile nelle canzoni. Sono tante storie diverse, come in "Amen". Se mi riferisco molto agli album parlando del romanzo è semplicemente per sottolineare che chiunque ami la loro musica difficilmente troverà spiacevole questo libro.
Profile Image for Victoria Ferrari.
84 reviews5 followers
January 10, 2019
Un libro asciutto, violento o per meglio dire naturale: fiero eppure avvilito. Un’Italia settentrionale bella ma senza consolazione in cui “manca il necessario e abbonda il superfluo.” Strutturato in tracce come un disco, contiene scelte ed espedienti stilistici preziosi
Profile Image for Chiara.
86 reviews12 followers
August 2, 2011
una sorta di commedia umana italiana degli anni 2000. Da leggere ascoltando le luci della centrale elettrica.
Profile Image for Iroque.
63 reviews
August 24, 2015
Sono in pena.

Confesso che i suoi testi da cantautore, a me piacciono... Ma come scrittore proprio no. Sono in pena poiché ha scritto il secondo.
Profile Image for Davide Paolino.
12 reviews
August 9, 2024
Un po' autobiografico (o forse molto), un po' egocentrico (o forse molto), di sicuro scorrevole e con alcune idee e situazioni che rimangono. Il regno animale di Bianconi è uno spaccato della società attuale (quella di qualche anno fa) che dalla scrittura di questo romanzo quasi saggio non è cambiata poi molto, anzi, sembra alquanto peggiorata. Il suo stile di scrittura è invogliante, caparbio, veloce e lievemente ironico. Poteva essere una delusione, essendo i Baustelle e Bianconi stesso una delle band e degli autori che più amo in assoluto, ma non lo è stato. Leggerò altro.
Profile Image for Iibrocchi.
55 reviews3 followers
August 15, 2023
Bianconi se la cava bene anche con la prosa, tutto sommato.
Profile Image for Elena Traduzioni Oceano Mare.
578 reviews44 followers
December 6, 2012
4 stelle perche' mi piace da morire lo stile. Mi ricorda in qualche modo Ammaniti anche se manca l'ironia sottile tipica di Ammaniti. 4 stelle per il contenuto invece direi di no, Il testo va un po' troppo da tutte le parti, soprattutto la festa a Venezia - con l'autore che fa parte dei personaggi - e le vicende del "politico" sono messe li' piu' che altro per fare una polemica fine a se stessa ed entrano nella storia in modo forzato. Nix anche agli spizzichi erotici ... bleah .... Comunque, bello,e se ne ha scritti altri li voglio leggere,
3 reviews
August 6, 2015
Bello il modo in cui è scritto. Belle le descrizioni di Milano. Ti prende e lo vuoi finire subito, empatizzi coi personaggi e finisce che ti ci rivedi per forza.
Le rane me le ricordo bene.
Displaying 1 - 20 of 20 reviews

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