Luca Lazzarini, detto Lazzaro, ha ventisei anni, un'auto a metano, e un sacco di problemi. Vive in un paesino nella nebbiosa pianura bolognese, è ancora vergine, non proprio bello e di una timidezza patologica. Vivacchia Luca, lavora a testa bassa per dimenticare i suoi insuccessi, le sue serate sono fatte di pochi amici fidati e qualche partitella a carte con i vecchietti del circolo Arci. Un fratello ritardato di cui vergognarsi e una madre che ancora non gli ha perdonato di essersene andato di casa completano il quadro. Una vita senza colore, la sua, nell’attesa del grande amore. Ma di tempo Luca non ne ha più. Una brutta tosse trascurata, lunghe analisi mediche e una diagnosi che non lascia scampo. Insieme all’angoscia e alla paura arriva, però, anche la fede e ha la voce di Don Edoardo, il sacerdote degli anni del catechismo, perso di vista da anni. Ed è questo incontro a far nascere in Lazzaro il desiderio di voler dare un senso al tempo che gli rimane. E così, anche l’incontro con Anna, prostituta dal viso bellissimo e dall’atroce passato, riesce a fargli superare definitivamente la paura di vivere e di morire.
Prima di cominciare a leggerlo mi ero fatto l'idea che mi sarei potuto trovato di fronte ad una storia triste e pesante e pertanto mi ero anche detto che in caso di estrema "difficoltà" avrei abbandonato la lettura, nonostante non mi piaccia lasciare i libri a metà. La storia è sicuramente triste, ma è raccontata in maniera sempre positiva facendo prevalere, anche nei passaggi più cupi, la sensazione di serenità e speranza. Molto bello, merita di essere letto.
Sono felice di aver superato lo shock iniziale della crudezza del linguaggio e dell'argomento di questo romanzo: a un certo punto ho pensato addirittura di abbandonarne la lettura. Alla fine sono stata particolarmente coinvolta emotivamente. Difficile pensare alla propria fine, ancora più difficile accettarla e mettere a frutto nel miglior dei modi quello che ci rimane da vivere!
Un libro bellissimo, un argomento che terrorizza, un autore che purtroppo non c'è più. Un uomo che ha saputo affrontare la malattia e la paura alla luce della fede, nel libro come nella vita vera. Bello, bellissimo. Da leggere!
A pagina 209 mi sono commossa per la prima volta. La lettura continua!
Molto bello! All'inizio volevo quasi sospenderlo perchè stava diventando un po' troppo pensante, o meglio, intenso... poi però l'ho continuato ed è bellissimo... nella sua tragicità! Quattro stelline e mezza!
Riscoprire le cose importanti, i valori, gli affetti e cosa vuol dire amare al di là dei preconcetti e fissando quello che si sa già senza prendere a prestito culture a noi lontane.
Libro bellissimo. Un inno alla vita e alla ricerca del suo significato più profondo. Ironico, con un finale commovente e tanti spunti di riflessione offerti nei flussi di coscienza di Lazzaro.
Non scrivo mai commenti ma questa volta ne vale la pena. Ci ho messo parecchio a leggere questo libro perché i primi capitoli non mi avevano per niente entusiasmata e, anzi, ero quasi infastidita dal linguaggio e dalle tematiche spesso superficiali e talvolta volgari; non nego di essere stata più volte sul punto di lasciare perdere e riporlo nella libreria, ma per fortuna sono andata avanti. A differenza dell’inizio lento, ad un certo punto la storia prende una piega molto diversa e, seppur sempre caratterizzata da un linguaggio colorito, assume un significato profondo e simbolico, riesce a mostrare il mondo e la vita attraverso un’altra ottica e a donare speranza. Consiglio di andare oltre la prima impressione.
Un libro dolce amaro, spesso ironico anche se tratta in tema tanto ostico come malattia e la morte. Fa riflettere sul tanto tempo che si perde dietro dettagli inutili , invece che concentrarsi sul momento su quello che si vive nel presente L'autore lucidamente racconta la sua storia. Mai angosciante o stucchevole. Mi ha fatto ridere e commuovere. Un bel libro che consiglio
All'inizio l'ho trovato molto crudo. Anche se l'autore utilizza un modo di scrivere che a me non piace particolarmente, è riuscito ad essere a tratti ironico offrendo anche importanti spunti di riflessione e allo stesso tempo commovente in particolare nel finale. È sicuramente un grande inno alla vita!
Mi dispiace per Stefano, e per quanto avrà sofferto prima di mettere la parola fine a questo suo unico romanzo, ma il suo modo di scrivere mi piace poco. Non scrive male, è solo che è un tipo di lettura che non mi si confà. Spero presto di trovare un’altra casa per questo romanzo che, ne sono certa, sarà più utile se letto da qualcuno che non sia io.
Ci sono libri che come questo trattano temi dolorosi ma che vanno letti perché ogni tanto bisogna pur ricordarsi quali sono le cose davvero importanti e quali decisamente no.