Torna in libreria un classico della cultura alternativa degli anni ’70. Joyce Lussu traccia una contro-storia delle donne dall’età romana al Novecento inquadrando la condizione femminile nel percorso dello scontro di classe in Occidente. Joyce Lussu è stata partigiana, traduttrice, storica, letterata, attivista politica e poeta. Ha dedicato l’intensa sua vita alla lotta, unendo un instancabile lavoro d’azione ad una raffinata ricerca teorica sempre con un acuto sguardo di genere. Nella vita ha fatto di l’istitutrice a Bengasi, la clandestina in Francia, l’insegnante e la guerrigliera. Ha attraversato luoghi lontanissimi, conoscendo e traducendo intellettuali e personaggi storici come Ho Chi Min, Castro, Mandela, Hikmet, Neto. In vecchiaia non ha cessato di scrivere e si è ritirata nella sua tenuta marchigiana, una sorta di casa della pace, diffondendo un nuovo metodo di didattica della storia nelle scuole.
Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, known as Joyce Lussu was a partisan, writer, poet and translator, She was also the wife of the writer Emilio Lussu.
Un libro interno al dibattito sul femminismo degli anni '70. Joyce Lussu critica le basi del femminismo che si sviluppava in quegli anni, basato, per semplificare, sul problema maschio, per sostenere la priorità della lotta di classe. Libro veemente su certi argomenti, come la religione, oggi verrebbe catalogato come estremista e posto all'indice dai più. Leggendolo ci si ricorda come gli anni '70 fossero molto più avanzati su molti temi dei tempi di oggi, così conservatori, oscurantisti, pudici, moralisti e, in generale, con un dibattito culturale e politico ai minimi termini.
"dire 'le donne' è come dire 'i negri', come se all'interno del comune sesso o del comune colore della pelle non vi fosse divisione in classi, accumulazione di rapina e abuso di potere da una parte, fatica terrore e ribellioni soffocate dall'altra". la storia delle donne inserita nella storia dell'umanità rende evidente come parlare delle donne, senza distinzioni, non abbia senso. sono d'accordissimo, e joyce lussu mi spiega anche perché l'etichetta di femminista non mi abbia mai soddisfatta del tutto: "il termine 'femminismo' si richiama storicamente al movimento delle suffragette e non alle lotte delle operaie e delle contadine per la trasformazione delle strutture economico produttive; e oggi si riferisce anche a posizioni prettamente borghesi". quindi? "vogliamo perpetuare la divisione dei ruoli mettendo le donne da una parte e gli uomini dall'altra, o trasformare profondamente il rapporto dialettico che ci unisce e ci divide per giungere a una sintesi basata su un diverso sistema di valori?". la risposta di lussu è la seconda, io condivido. e mi indigno una volta di più leggendo quanto male ci hanno fatto le religioni.