Ecologia ed Economia sono due discipline che, a parte la radice della parola, hanno molto in comune, in particolare perchè condividono lo stesso oggetto di studio. Tuttavia nonostante la loro vicinanza intellettuale, nel tempo si sono allontanate sempre di più sia dal punto di vista teorico che da quello pratico. L'ecologia propone e difende idee come la stabilità, il riciclo, la conservazione delle risorse, un approccio che potremmo rappresentare graficamente come un cerchio chiuso. L'economia invece ha una visione lineare del mondo e del processo produttivo; essa presenta come ragione d'essere la crescita continua e l'accumulo di ricchezze e risorse. Se ascoltiamo un qualsiasi telegiornale o se sentiamo parlare un politico ci rendiamo conto che il termometro del benessere di una nazione è misurato esclusivamente con il prodotto Interno Lordo (PIL). Quando la crescita rallenta o si ferma si paventa immediatamente lo spettro della recessione, uno spauracchio che paralizza i mercati e terrorizza tutti noi. Ma la crescita continua ha un grandissimo problema di fondo....non si può realizzare indefinitamente se il sistema è finito, come la nostra Terra ad esempio. E' incredibile come un concetto così semplice che getta le sue basi nel secondo principio della termodinamica sia così ostico da comprendere e soprattutto da considerare quando si parla di politica e futuro. Kenneth Boulding sosteneva che "Chi crede che sia possibile una crescita infinita in un mondo finito o è un pazzo o è un economista" L'autore di questo breve ma incredibilmente importante saggio, Serge Latouche, è un economo che presenta un approccio totalmente differente, in quanto uno dei principali difensori e sostenitori a livello mondiale del "movimento della descrescita". Ci troviamo in un pianeta con 7 miliardi di abitanti con un'impronta ecologica crescente. Stiamo andando a tutta velocità contro un muro, il muro dei limiti ecologici della Terra. A partire dagli anni '80 il nostro consumo di risorse ha superato la capacità portante del pianeta terra. Da allora abbiamo iniziato ad accumulare un debito ecologico crescente. Se tutti gli abitanti della terra avessero uno stile di vita come quello degli americani servirebbero sei pianeti!! Allora non c'è più speranza? Un altra economia è impossibile? Siamo destinati ad un futuro di carestie dovuto all'esaurimento di importanti riserve quali il petrolio, l'acqua, il cibo, ecc? Secondo Latouche un alternativa esiste, ed è anche praticabile, ma necessita di una veloce presa di coscienza del problema e di un'azione immediata e massiccia equiparabile ad una vera e propia rivoluzione culturale. Domani è già troppo tardi! Esiste la possibilità di una decrescita, o meglio di una a-crescita, se apportiamo dei cambiamenti radicali al nostro modo di pensare e agire nel mondo. Latouche condensa questi cambiamenti necessari in un circolo virtuoso di otto "R": rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. La decrescita serena non ci porterà nel passato, spesso contraddistinto dalla fame e dalla miseria, ma ci porterà verso un futuro affrancato dalle regole di un mercato miope di fronte ai limiti del pianeta, un mercato odierno fondato sull'uso spropositato della pubblicità, che crea in noi una continua e frustante ricerca di beni spesso inutili. La vera ricetta della decrescita è fare di più e meglio con meno. Un altro mondo è possibile, la descrescita serena non è un'idea utopica. Il tempo a nostra disposizione per intraprendere quella strada sta per scadere. Nel giro di uno, massimo due decenni la partità si concluderà, dobbiamo solo decidere se vorremo vincerla o perderla!