Romilda viene alla luce in una notte di tormenta, mentre la neve avvolge Gangi come un presepe e Maricchia e Alfonso, stanchi e felici, nel caldo della loro casa si stupiscono davanti al miracolo di quella figlia femmina tanto attesa, bella e polposa come una spiga di grano a giugno. Con Maricchia che le insegna a ricavare il miele dalle api e Alfonso che le affida il segreto di estrarre la manna dai frassini, sostanza preziosa e curativa, la bimba cresce all'aria aperta, fra il bosco e le arnie - una pupa di manna e miele, una creatura magica che incanta le api e ammalia chiunque le si avvicini. La sua vita allegra e solare viene però presto stravolta dall'incontro con la violenza e la prepotenza, con il ferro e il fuoco portati da don Francesco, il temibile barone di Ventimiglia, che la chiede in sposa ancora bambina. Una domanda di matrimonio che è piuttosto un atto d'acquisto, perché al barone non si può dire di no e continuare a vivere. La loro sarà un'unione difficile, senza amore, ma che, passando attraverso patimenti e piccole gioie, riporterà infine Romilda ai suoi boschi, dove diventerà la prima mannaluora delle Madonie e una donna dolce e forte, intelligente e appassionata.
La Sicilia raccontata dalla Torregrossa è sensuale, golosa, profuma di zagara e di dolcezza, è aspra come le mani di un lavoratore e passionale come il fuoco dell’Etna. Abbaglia con il suo sole e risorge ad ogni primavera nei colori dei fiori che incorniciano il mare. E’ qui che nasce la piccola Romilda, miracolo della famiglia Gelardi, voluta con amore dopo tre figli maschi e protetta da Sant’Anna a cui ci si affida nel comprensorio di Gangi. Suo padre è un mannaluoro, la sua famiglia estrae la manna dai frassini da generazioni, un mestiere lento, di cura, saggezza, esperienza, amore per le piante e forza; sua madre invece si occupa della produzione del miele. Così cresce Romilda, fra la manna bianca e il miele dolce che la rendono odorosa, zuccherata e impaziente. “ Gran bella cosa l’infanzia, quando la tristezza è un arcobaleno teso tra l’allegria e la spensieratezza. . Una favola dell’Ottocento, con un ricco marito, giovani bellissimi con riccioli neri come la lava del vulcano e occhi spiritati e curiosi. Riti antichi, malìe, tradizioni della nostra terra, credenze si intrecciano fra righe dolci e amare, che sanno di zolfo e fiori. Una lettura piacevole per una terra che ha tanto da raccontare.
Avevo letto un altro suo libro che mi era piaciuto molto. Qui ritrovo una buona capacità narrativa che permette di "vedere" realisticamente gli ambienti in cui si svolge il romanzo, i personaggi sembrano vivi. La storia non è male, il finale è un po' spento. Sembrava una storia di riscatto emotivo, sociale, qualcosa che dava adito a speranze, ma prende una piega più modesta di quello che sembrava promettere.
Mah... Forse avevo aspettative troppo alte ma già guardando la copertina dovevo capire che si andava a finire lì... E sì che non mi ritengo una bacchettona, anzi ho una mentalità apertissima a tutto, ma che si debba infilare il sesso ovunque non mi pare una idea così brillante. La storia di per sé sarebbe anche bella, la giovane Romilda dai lunghi riccioli, la Sicilia è una terra meravigliosa, la sua campagna, i suoi abitanti, i frutti della Sicilia sono splendidi, questo libro non lo è per niente. Un po' di storia , un po' di faide tra famiglie, un po' di nobiltà padrona di tutto e che vuole tutto, ma raccontato in un modo che veramente non mi è piaciuto. Libro che non mi sento proprio di consigliare.
Leggerlo mentre si visita terre siciliane non ha prezzo. Sembra di respirare l'aria come GIuseppina la descrive. La storia di famiglie e persone, delle loro vite, i loro sentimenti e i loro pensieri che s'intrecciano e s'influenziano, scorre ed è piacevole da leggere.
Vicende di una famiglia di mannaluori tra fine 800 e inizio 900. Scrittura semplice e scorrevole, narra la storia di Romilda, protagonista femminile del romanzo e figura forte e decisa. Attenta, minuziosa e interessante è la descrizione della produzione della manna. Consigliatissimo.
Giuseppina Torregrossa narratrice esemplare nel raccontare le meraviglie e le contraddizioni, la miseria ed i bagliori della sua amata terra, la Sicilia. Molto interessante l’attenzione rivolta alla condizione delle donne nel 19mo secolo e la spinta di talune, tra cui la protagonista, nel cercare di affrancarsi da un destino tristemente segnato e poi interessante è anche la denuncia amara del dissolversi delle grandi speranze riposte nell’Italia unita che vedrà invece la Sicilia mortificata e vessata dal nuovo Stato unitario. Una storia che sovente scade in una certa banalità ed in un’inutile lungaggine, tradendo certe aspettative iniziali.