«Come vivere?». L’esigenza di capire chi siamo e chi possiamo essere, tanto rispetto a noi stessi quanto in rapporto al contesto pubblico e privato in cui viviamo, è al centro dei saggi pubblicati in Filosofia come arte di vivere. Montaigne ci fa capire che la costruzione di sé non può essere teorica. Non sono gli insegnamenti o i ragionamenti a motivare le nostre azioni, ma è l’esperienza che forma il nostro spirito allo stile di vita che abbiamo scelto. Filosofare, perciò, non significa solo pensare in termini astratti, ma disporsi all’esperienza, o disporre l’esperienza, secondo un ordine che riteniamo efficace. In un certo senso si potrebbe però dire anche che la filosofia generi l’esperienza. Non nel senso idealistico, ma in quello trascendentale, secondo cui siamo noi a creare gli schemi o le strutture attraverso cui elaboriamo ciò che incontriamo nella concretezza del nostro vivere. Il filosofare come arte di vivere non ha nulla a che vedere con una sublimazione della vita nella filosofia, o con una qualche forma di estetismo. La filosofia appare piuttosto come il risultato di uno sforzo riflessivo che ci spinge a formare razionalmente la nostra esistenza a partire da ciò che definisce l’essere umano in quanto tale, che tanto nella filosofia quanto nell’arte emerge in maniera l’apertura a possibilità sempre nuove e la capacità di appropriarsene. La filosofia ci prepara e ci esorta a questo sforzo stimolandoci ad aprire, attraverso la riflessione, uno spazio libero, e magari anche ozioso, in cui è possibile porre domande che non avrebbero senso in una «società della stanchezza», caratterizzata dal multitasking, dall’eccesso di stimoli e di informazioni, in cui il tempo è sempre poco e la questione sul senso della nostra vita può essere trascurata e forse nemmeno formulata. Filosofia come arte di vivere rappresenta il sesto volume della nuova traduzione, divisa su base tematica, dei Saggi di Montaigne, dopo Coltiva l’imperfezione, La fame di Venere, Sopravvivi all’amore, Scopri il mondo e Costruisci te stesso. Attraverso il suo brillante stile saggistico e vicino al lettore, così come grazie agli esempi forniti dai ricchi e preziosi riferimenti alla storia e alla cultura classiche e moderne, Montaigne ci spinge nuovamente a mettere in discussione noi stessi e i diversi aspetti del nostro esistere, in un’esplorazione continua delle possibilità che lo caratterizzano.
Vivere è il mio mestiere e la mia arte. Chi mi proibisce di parlarne a partire da quello che sento, dall’esperienza e dall’uso che ne faccio, dovrebbe chiedere a un architetto di parlare degli edifici non secondo se stesso, ma secondo il suo vicino, cioè secondo la scienza di un altro, non secondo la sua.
Michel Eyquem de Montaigne (1532-1592) was one of the most influential writers of the French Renaissance. Montaigne is known for popularizing the essay as a literary genre. He became famous for his effortless ability to merge serious intellectual speculation with casual anecdotes and autobiography—and his massive volume Essais (translated literally as "Attempts") contains, to this day, some of the most widely influential essays ever written. Montaigne had a direct influence on writers the world over, from William Shakespeare to René Descartes, from Ralph Waldo Emerson to Stephan Zweig, from Friedrich Nietzsche to Jean-Jacques Rousseau. He was a conservative and earnest Catholic but, as a result of his anti-dogmatic cast of mind, he is considered the father, alongside his contemporary and intimate friend Étienne de La Boétie, of the "anti-conformist" tradition in French literature.
In his own time, Montaigne was admired more as a statesman then as an author. The tendency in his essays to digress into anecdotes and personal ruminations was seen as detrimental to proper style rather than as an innovation, and his declaration that, "I am myself the matter of my book", was viewed by his contemporaries as self-indulgent. In time, however, Montaigne would be recognized as embodying, perhaps better than any other author of his time, the spirit of freely entertaining doubt which began to emerge at that time. He is most famously known for his skeptical remark, "Que sais-je?" ("What do I know?").
Remarkably modern even to readers today, Montaigne's attempt to examine the world through the lens of the only thing he can depend on implicitly—his own judgment—makes him more accessible to modern readers than any other author of the Renaissance. Much of modern literary nonfiction has found inspiration in Montaigne, and writers of all kinds continue to read him for his masterful balance of intellectual knowledge and personal storytelling.