Pour en finir avec la monogamie, la fidélité, la procréation, la famille, le mariage et la cohabitation associés, Michel Onfray redéfinit le désir comme excès, le plaisir comme dépense, et invite à une théorie du contrat appuyée sur la seule volonté de deux libertés célibataires. Comme le modèle chrétien qui préside toujours à la définition de la relation entre les sexes, il propose une relecture des philosophes matérialistes et sensualistes de l'antiquité gréco-romaine. Michel Onfray oppose l'idéal ascétique pythagoricien, juif, platonicien et chrétien - qui suppose la misogynie, la haine du désir et des plaisirs, la condamnation de la chair, le mépris du corps, le pouvoir absolu du mâle - à l'idéal hédoniste cyrénaïque, cynique, épicurien, le célibat joyeux et l'égalité libertine des hommes et des femmes. Contre la vie mutilée, ce livre invite à une érotique solaire entièrement indexée sur ses pulsions de vie et refuse radicalement les pulsions de mort. Il propose de répondre à la question : comment rester libre dans la relation amoureuse ? et, pour ce faire, invite à déchristianiser l'éthique, à réaliser un féminisme libertin, à promouvoir un éros léger, ludique et à formuler une physiologie des passions qui permette un art de rester soi dans le rapport à autrui.
Michel Onfray est né en 1959, il a écrit quinze livres dans lesquels il formule un projet hédoniste moral, La sculpture de soi (Prix Médicis de l'essai, 1993), politique, Politique du rebelle (1997) et de vie quotidienne, Le désir d'être un volcan (1996) et Les vertus de la foudre (1998) - les deux premiers tomes d'un journal hédoniste dont le troisième s'intitule L'archipel des comètes (à paraître en 2000).
Michel Onfray is a French philosopher. Born to a family of Norman farmers, he graduated with a Ph.D. in philosophy. He taught this subject to senior students at a technical high school in Caen between 1983 and 2002, before establishing what he and his supporters call the Université populaire de Caen, proclaiming its foundation on a free-of-charge basis, and the manifesto written by Onfray in 2004 (La communauté philosophique). However, the title 'Popular University' is misleading, although attractive, as this 'University' provides no services other than the occasional delivery of lectures - there is no register of students, no examination or assessment, and no diplomas. After all, 'ordinary' French University lectures are open to all, free of charge. Nor is the content of the Université populaire de Caen radical in French terms, it is in its way, a throwback to less democratic traditions of learning. Both in his writing and his lecturing, Onfray's approach is hierarchical, and elitist. He prefers to say though that his 'university' is committed to deliver high-level knowledge to the masses, as opposed to the more common approach of vulgarizing philosophic concepts through easy-to-read books such as "Philosophy for Well-being".
Onfray writes obscurely that there is no philosophy without psychoanalysis. Perhaps paradoxically, he proclaims himself as an adamant atheist (something more novel in France than elsewhere - indeed his book, 'Atheist Manifesto', was briefly in the 'bestsellers' list in France) and he considers religion to be indefensible. He instead regards himself as being part of the tradition of individualist anarchism, a tradition that he claims is at work throughout the entire history of philosophy and that he is seeking to revive amidst modern schools of philosophy that he feels are cynical and epicurean. His writings celebrate hedonism, reason and atheism.
He endorsed the French Revolutionary Communist League and its candidate for the French presidency, Olivier Besancenot in the 2002 election, although this is somewhat at odds with the libertarian socialism he advocates in his writings.[citation needed] In 2007, he endorsed José Bové - but eventually voted for Olivier Besancenot - , and conducted an interview with the future French President, who he declared was an 'ideological enemy' Nicolas Sarkozy for Philosophie Magazine.
Onfray himself attributes the birth of a philosophic communities such as the université populaire to the results of the French presidential election, 2002.
Es habitual observar cómo este autor se dedica a despotricar contra todo lo despotricable en cada uno de sus libros de la manera más estúpida y pedante posible. Esta no es una excepción. Por mucho que sus críticas se dirijan, a menudo, hacia aquello que yo mismo critico (monogamia, cristianismo, etc.), son otras las razones de mi descontento por su obra, no se trata de una cuestión de antipatía o de defensa de unos valores que estaría atacando de alguna u otra manera explícitamente. No es que me vaya a extender más, solo quiero mencionar un par de puntos o memes repetitivos de sus libros, más allá de su total falta de estilo basado en la producción en serie de frases adornadas con azucarados adjetivos que va cambiando según le parece por otro más rimbombante todavía (como en el caso de "la erótica solar").
Uno de sus peores puntos, que he visto que repite en otras de sus obras, es que se sirve continuamente de Nietzsche —en el sentido de hacer de él prácticamente su sirviente— sin haberlo comprendido en absoluto, utilizando citas suyas de manera arbitraria y sin interpretar, con tal de dar un aire de profundidad y seriedad a aquello de lo que habla, e, incluso, creyéndose una especie de discípulo o de continuador de su obra. Esta obra no es filosófica en absoluto: a pesar de sus aires transgresores, es extremadamente conformista y acorde con la subjetividad hedonista y consumista dominante. Ya caí en su trampa una vez, dejando pasar muchísimos errores debido a que comulgaba con mi estilo de vida hasta cierto punto, o con el estilo de vida que ansiaba alcanzar; sin embargo, leído con la cabeza fría, y no hueca, uno se da cuenta de que lo único que este libro es un ejemplo más de cómo tratar de vender vacío para cabezas y corazones vacíos.
Ho qualche difficoltà a proporre la recensione di un libro che mi è piaciuto oltre ogni limite, per le cose che dice e per l’estrema qualità di come è scritto, e che condivido in maniera incondizionata. Lo lessi già alcuni anni fa, e non potei credere che ci fosse tanta bellezza e verità nelle sue pagine, mi parve di aver sognato, e allora lo accantonai, senza nemmeno trovagli un posto in libreria, per rileggerlo dopo un po’ di tempo, con occhi meno entusiastici e più disincantati, ed essere sicuro di non essermi illuso sulla profondità delle sue parole. L’ho appena riletto, e confermo: non mi sono illuso. Il piacere, le emozioni e il gusto di verità che mi ha dato non sono l’illusione di un momento. E non si pensi che si tratti di un libro facile. Onfray scrive in una maniera piacevole, musicale e retoricamente elaborata, ma non fa sconti ad una lettura superficiale od affrettata, ed anche questa può essere una difficoltà a recensirlo temendo di non riuscire a trasferirne il senso. Ma mi tocca provarci lo stesso. Si parte dall’antichità greca, per tracciare un discrimine tra due diversissime visioni del mondo: l’una, quella dello spiritualismo platonico, poi neoplatonico e più tardi cristiano, per cui esiste una dimensione ineffabile e una generale separazione - separazione dal Tutto, dal Dio, dalla propria altra metà - che costringe gli uomini ad andare alla ricerca di un ricongiungimento, di una qualche pacificazione pànica; e quella del materialismo per primo di Democrito, ma poi anche di Diogene, di Epicuro e d’altri, per i quali nulla esiste se non si vede ed è tangibile, come tangibile è la soddisfazione dei propri piaceri; e solo in questa ricerca di soddisfazione l’uomo può realizzarsi fino in fondo, consapevole che la vita è l’unica alternativa alla non-vita e quindi si tratta di goderla senza compromessi e senza condizioni. Va da sé che la scelta di Onfray si situa nella seconda opzione, e questo libro è un tentativo piuttosto riuscito di affermare le proprie posizioni, argomentando in maniera accurata ed approfondita contro la morale comune della religione e della società, che dettano regole in merito a ciò che è bene e ciò che è male arrivando ad istituzionalizzare come necessità naturali cose che non sono e non dovrebbero essere altro che scelte - il matrimonio, la famiglia, la procreazione. Contro una morale sociale costrittiva e contraria alla libera scelta del singolo, Onfray propone quindi un’etica libertina, secondo la quale non è alla legge morale, dettata dall’alto una volta per tutte, che si deve obbedire, ma al contratto liberamente scelto e definito tra due (o più) singoli. Questo ovviamente ha molte coimplicazioni, sia sotto il profilo sociale, sia sotto quello morale o familiare: la non-necessità, per dire, della monogamia, come quella della procreazione; la perfetta equiparazione di omosessualità ed eterosessualità, e molto altro. La posizione etica di Onfray è molto emozionante e condivisibile. Tuttavia mi ha fatto nascere un dubbio: è sicuramente vero che la morale della famiglia, il vincolo del matrimonio e della procreazione sono in qualche modo strumentali alla conservazione di una società strutturata che teme gli eccessi della libertà morale e del libero pensiero. Ed è anche vero che un atteggiamento meno vincolante e punitivo della morale gioverebbe in primis alla “parte debole” della società, ovvero alle donne, contro cui buona parte di questa morale è stata costruita. Tuttavia ho dei grossi dubbi che le donne siano così pronte a “mettersi in gioco” in maniera pronta e incondizionata come Onfray auspicherebbe. Intendo dire che, almeno nella nostra società occidentale (e assimilate) non riesco a vedere nelle donne questo desiderio di libertinismo amorale, là dove - fatte salve lodevoli ed apprezzabili eccezioni - la maggior parte di loro pare tendere e desiderare sostanzialmente una relazione monogamica (“grande amore ce n’è uno - tutti gli altri son nessuno”), fatto salvo, al massimo, il cosiddetto periodo giovanile “delle sperimentazioni”, che dura quello che dura e poi basta (tempo fa, quando feci un giochino che prevedeva mettere insieme le cose che si desiderano di più dalla vita, avevo scritto qualcosa tipo “la fine delle ragazze che mettono la testa a posto”. Quant’è avvilente conoscere - ovviamente troppo tardi - donne che ti raccontano, con un distacco divertito e un po’ ironico, le cose turpi e splendide che facevano fino a qualche anno prima, per poi aggiungere “ero giovane, adesso non mi interessa più, vado in cerca d’altro ormai...” e allora o sei tu ad essere arrivato troppo tardi, o loro, evidentemente, si sono fermate troppo presto...) Certo che se le donne avessero avuto del proprio una sessualità così marcatamente libertina, come quella auspicata in questo libro, la prostituzione, per dire, non sarebbe mai esistita. Ultima osservazione. Mi rendo conto che nelle mie recensioni mi è capitato spesso di citare la saggista canadese Nancy Huston e il suo “Contro i maestri dello sconforto” (vedi mia recensione) e di dare probabilmente l’impressione che la stronza sia diventata un po’ la mia personale nemica. Beh, non è così. Certo, mi fa piacere scoprire che questo libro potrebbe essere la confutazione più solida delle sue teorie: se lei riteneva il rifiuto della famiglia e della procreazione la premessa più causale per diventare “nientisti”, Onfray ritiene, al contrario, che proprio il rifiuto di quei medesimi valori sia la premessa necessaria per godere fino in fondo e incondizionatamente della bellezza e della profondità della vita. Vedete un po’ voi di mettervi d’accordo. Io, del mio, ho già deciso da che parte stare.
"Per evitare la liberalizzazione del desiderio e l'espandersi della volontà di piacere al di fuori dei legami della fedeltà monogamica, conviene teorizzare l'obbligodel consenso alla sessualità dell'altro, anche se manca la voglia, per assenza reale o congenita o per l'effetto entropico del tempo. Nasce il dovere coniugale, chiamato a terrorizzare una quantità di donne tenute a subire la sessualità animalesca dei mariti, lontano da ogni logica erotica solare, sul modello della violenza feudale o della nullità consumata. Peccatrici e colpevoli, le figlie di Eva espiano in questo modo la loro cattiveria originaria."
Azi voi aduce unul dintre cel mai dure, dar și minunat razboaie, ambalat în argumente tari în favoarea hedonismului, a libertății de a iubi, de a primi plăcerea (erotică ) care i se cuvine omului de la naștere, cu atâta inversunare reprimată de anumite religii. “Prigoana plăcerilor – edificarea unei erotici solare”, semnată de Michel Onfray. Crestinismul are grija sufletului, Onfry, cu tot efortul încearcă să reabiliteze importanța corpului - erotic, voluptos, amoros. Cu vehementa unui Sisif încearcă să restituie omului dreptul, dar mai ales convingerea că a fost jucat pe degete mii de ani, santajat prin ideea de pacat, explicând de la un capat la altul impactul teoriilor bisericesti asupra corpului uman, al senzualitatii si sexualitatii. De la Cântarea Cântărilor, la Kama Sutra, de la Sfantul Augustin catre Sade si Bataille, de la “ura” față de femei, la divinități hedoniste, de la mizeria sexuală, la sexul supraeului, multi-aspectual în subtilități și argumnete, lectura e în primul rând un deliciu, apoi și libertatea de a iubi dumnezeiește, dacă vreți.
Michel Onfray publie beaucoup, et après la lecture de quelques uns de ses livres, on commence à connaître ce qu'il faut bien appeler sa rengaine: contre le judéo-christianisme, contre l'idéalisme platonicien, pour Nietzsche et si possible pour un nietzschéïsme de gauche.
Dans le cas présent, donc, une "Théorie du corps amoureux", sous-titrée "Pour une érotique solaire". Revoilà le côté pamphlétaire de l'auteur, le trait rageur, tellement rageur qu'on se demande dès lecture du titre s'il n'y a pas amalgame entre "amoureux" et "érotique". Pour Onfray, apparemment non, tant il puise dans la philosophie matérialiste de l'antiquité. Cette idée d'un corps libéré des restrictions religieuses ou idéales est évidemment convaincante, mais on se demande aussi si Onfray n'est pas (encore une fois) en train d'enfoncer des portes ouvertes; il faudrait être sacrément intégriste, à l'heure actuelle, pour soumettre sa vie amoureuse aux principes d'un Saint Augustin ou d'un Paul de Tarse.
Les chapitres les plus intéressants sont d'ordre historique: l'évolution de l'épicurisme, à l'origine une théorie pas si éloignée du stoïcisme auquel on l'oppose fréquemment, et qui est devenu au fil des siècles un art de vivre hédoniste. Ensuite le rappel d'une pensée féminine, qui a évidemment toujours existé, mais qui a été occultée sciemment par la doxa philosophique jusqu'à une époque très récente. Sauf qu'Onfray n'en fait pas grand chose.
Ce qui agace, c'est encore une fois ce fourvoiement étymologique, cette étrange idée que la vérité d'un mot réside dans un sens plus ancien, voire dans son sens premier et non pas dans l'usage actuel. Et finalement, faut-il réellement théoriser l'érotique, solaire ou lunaire, et de ce fait créer d'autres restrictions? Comment disait-on déjà, chez Nike? Just do it.
This book is a lucid and radical deconstruction of Christianity and atheism from the western imaginary. Onfray’s conclusion is the following: Christianity is founded on the rejection of the body and sexuality, having as twisted effect the nihilism of the flesh with a translation in a strongly censored nocturnal eros. The author thinks that the entire Occident is still suffering of a schizophrenia which is tributary to those two millennia of Christianity, representing the duality body/spirit, vice (flesh, sexuality)/virtue (abstinence). The western imaginary is full of misogyny and is generated by the Christian perspective towards human being. Even nowadays, Occident lacks body pedagogies, there isn’t any solar culture of sexuality. The book gives the suggestion of the Eastern world, towards a solar eros in good proportion with life compulsion, celebrating the energy of Being, choosing the cult of phallus instead of the cult of cross and loving the partner as the opportunity for joy.