«Non seguirai la maggioranza per agire male» è l'ammonimento che viene dall'Esodo ai giudici di ogni tempo. Ed è il precetto che meglio ci introduce alle funzioni della Corte costituzionale e al loro valore fondamentale nel nostro ordinamento democratico. Suprema istituzione non elettiva, la Corte protegge la repubblica limitando la mera quantità della democrazia per preservarne la qualità, contro la potenziale degenerazione democratica in regime della maggioranza onnipotente e irresponsabile. La funzione dei giudici costituzionali è dunque altamente politica, pur senza appartenere alla politica. Essi sono chiamati a difendere i principî fondamentali della convivenza contro la divisione e la discordia e a diffondere il «bisogno di costituzione» contro la tentazione demagogica di fare della materia costituzionale un campo di battaglia e di sopraffazione della maggioranza sulla minoranza. Un compito tanto indispensabile quanto difficile, soprattutto in un Paese come l'Italia in cui da parte dei piú la vita politica è concepita soltanto come questione di prevalenza di partiti e la vittoria elettorale è la posta in gioco che monopolizza ogni energia.
"In un paese come il nostro, dove la cultura politica è poco più che l'idea che tutto sia questione di potere, di rapporti e scambi di favori e di dispetti tra le parti e i partiti, e dove coloro che pur si professano democratici si sono ristretti a pensare che l'unica cosa che conta davvero è vincere le elezioni". N.B. 1: "Un lavoro che presuppone reciproca fiducia e reciproco interesse di ciascuno alle opinioni degli altri". Ad memoriam. Marco Svevo, [19.11.17 21:58] "L'attivismo quantitativo, la mera produttività, il desiderio di esibire grandi numeri (...) sono una tentazione alla quale l'organizer deve resistere. La sua autorevolezza e la sua capacità di guida del meetup non si misurano in cifre ma in coesione tra i co-organizers e condivsione delle decisioni", (tratto da "La mia via alla carega, di M. Svevelbelsky) "I parlamenti, è stato detto (Massa e potere), sono simili ad arene dove si combatte e gli schieramenti politici sono psicologicamente strutturati come eserciti disposti sul campo". Così è stato, così è ma così non ha più da essere. "Scambi di idee, sì; predecisioni, no". Un'espressione nuova e interessante: "doverosa ingratudine". La citazione tratta dall'Esodo lascia perplessi: solo poche pagine prima scriveva che la sfera religiosa dovrebbe rimanere "fuori". Avrò capito male io. In conclusione: la giustizia non è democratica. Mi ricorda qualcuno... A p.122 si parla (sorprendentemente) di una democrazia che volge in plutocrazia se non cleptocrazia.
Anche stavolta Zagrebelsky non convince (l'altra è Imparare democrazia).
es un libro fantástico. Detalla la experiencia de un juez de un tribunal constitucional y nos demuestra lo distinto que puede este juez respecto a los demás. Pienso que lo mas interesante del pequeño pero gigantesco libro son esas pinceladas de teoría de la constitución y en intento del autor por conciliarla con la politica. ademas , el manejo particular del autor sobre los conceptos de democracia y república, así como del concepto se política bajo el cual se encuentra inmerso la labor del tribunal constitucional, es sencillamente seductor.
Lo decepcionante del libro es que bl examina en concreto, mediante el estudio de casos, la labor y la experiencia suya como juez. Esto es algo mas propio, quizás, de los estadounidenses.