Anni fa comprai a metà prezzo tre libri del ciclo dedicato a sorella Fidelma, monaca irlandese nata dalla fantasia di Peter Tremayne. Come succede nella maggior parte dei miei acquisti compulsivi, i romanzi sono rimasti fino ad ora a prendere polvere in libreria. Ma poi ho deciso: questo è l’anno giusto.
Quando devo decidere quale leggere, però, mi rendo subito conto che la cronologia dei romanzi di Tremayne ha qualche problema, almeno in Italia. Alcuni libri non sono stati tradotti, e la casa editrice ha quindi pubblicato in ordine diverso da quello originale. Persino nei testi stessi c’è qualche dissonanza, e si ricordano a volte due, a volte tre casi precedenti. Gli stessi lettori stranieri indicano i libri in successione varia ed eventuale. Insomma, una gran confusione. Per chi voglia star tranquillo, secondo me c’è da tener fede alla cronologia d’uscita degli originali, tenendo però presente che Absolution by Murder, il primo, edito nel 1994 in patria, non mi risulta sia uscito in Italia. Ecco allora che da noi Un sudario per il vescovo (1995) dovrebbe essere considerata la prima indagine di Fidelma, ma no, L’abbazia degli innocenti (1995), evidentemente edita precedentemente in Italia, riporta in copertina la dicitura “la prima indagine di sorella Fidelma”. Di questo passo, L’astuzia del serpente mette bene in evidenza, sulla prima pagina interna, un “Volume Due” che toglie ogni dubbio. Ma a questo punto si è consci che dovrebbe invece essere il quarto della serie (un signore inglese lo recensisce come quinto, ma credo che in questo caso si sbagli lui).
Insomma, va bene la successione cronologica, va bene essere attenti ai dettagli, ma non voglio impazzire per iniziare a leggere una saga che non so nemmeno se mi piacerà. Così, nonostante avessi sottomano L’abbazia degli innocenti, ho preferito leggere L’astuzia del serpente, la cui trama mi interessava di più.
Anteposto tutto ciò, posso dire che a lettura conclusa non è un gran problema non leggere l’opera tutta in fila. E’ vero, si fa cenno ad eventi già accaduti e che dovremmo conoscere, ma il narratore fa tutto ciò che deve per metterci al corrente dei fatti nel più breve tempo possibile, e possiamo goderci la storia volta per volta.
La storia, ecco, devo ammettere che non sia un granché di originalità. Già l’idea di un “investigatore di Dio” non è nuova (frate Guglielmo de Il nome della Rosa, padre Brown, fratello Cadfael, e via dicendo), ma l’intreccio narrativo è davvero poca cosa, e quando diviene più sostanzioso si fa fatica a seguirlo, tanto che nelle ultime pagine si perde un po’ il filo di tutte le varie faccende. Ma a questo c’è rimedio. Come nei migliori thriller classici, l’ultimo capitolo è dedicato alla spiegazione del caso, fatta in modo sempre poco umile dall’investigatore (qui Fidelma, ma leggi anche Maigret, Poirot, Sherlock, miss Marple…) con tutti i protagonisti davanti ad aspettare che qualcuno arresti il colpevole celato fra loro.
Altro impedimento, ve lo dico, saranno i nomi dei protagonisti, tutti rigorosamente in gaelico… Non provateci nemmeno a tentare di ricordarli, che tanto c’è il solito aiutino ad inizio del libro, con la lista che andrete a ricontrollare ogni tre per due.
Buona lettura.