Che strano libro. Non ero sicuro del mio giudizio prima di leggere la bella postfazione di Zampa, mi sembrava inverosimile provare certi sentimenti negativi nei confronti di Rilke.
Eppure, eppure, lo stesso Rilke delle splendide lettere -al giovane poeta, a Marina Cvetaeva- ha scritto certe scempiaggini che si leggono in queste pagine.
La mia lettura è cominciata con delizia, poiché le prime pagine del Diario Fiorentino sono della stessa lungimiranza e chiarezza che altrove ho trovato in Rilke.
Poi, però, l’autore è andato repentinamente incontro ad una strana metamorfosi, trasformandolo in una chimerica mostruosità fatta di boria, che sciorina bislacche idee sull’arte, sul ruolo dell’artista, sulle donne-madri-vergini da fare accapponare la pelle, e che sembra parlare con la voce (con la sola voce) di Nietzsche.
Ne vien fuori un libro di brevi -e spesso odiose- idee che, a saperlo, avrei evitato di leggere.
Quelle luminose prime pagine valgono la pena? Non ne son sicuro.