Per comprendere il valore di questo libro è opportuno dimenticare il Darwin barbuto e severo ritratto sui frontespizi e sulle enciclopedie: quando si imbarcò sul Beagle aveva soltanto ventidue anni. Non era autore di pubblicazioni scientifiche, non era celebre, non aveva idee rivoluzionarie; era un giovane inglese orgoglioso della sua patria e della sua cultura, fervente antischiavista, innamorato della magnificenza del Messiah di Händel (con il trasporto tipico della sua età) e dei libri di Alexander von Humboldt. La sua formazione era stata disordinata e discontinua, in parte frenata dalla sua passione semiclandestina per le scienze naturali. Non portò mai a termine gli studi di medicina, e quando accettò di partecipare alla spedizione del Beagle era ormai indirizzato, secondo il desiderio del padre, verso la carriera ecclesiastica. Non posso fare a meno di ammirare questo periodo della sua vita così ricco di studi, interessi e distrazioni; è stato meraviglioso riconoscerne le tracce nella sua scrittura.
Il capitolo diciassettesimo, dedicato alle isole Galapagos, è indicibilmente commovente. Si tratta, com'è facile immaginare, di uno dei capitoli più marcatamente scientifici; eppure mai come in quelle pagine si avverte che al giovane Darwin manca letteralmente il fiato per lo stupore; prova a dissimulare il suo smarrimento proponendo spiegazioni necessariamente errate, ben diverse da quella che, vent'anni più tardi, la sua ragione e il suo intuito lo porteranno a esporre nella sua opera più celebre.
Non mi sognavo nemmeno che isole distanti cinquanta o sessanta miglia, a portata di vista l'una dall'altra, fatte della medesima roccia, sottoposte al medesimo clima, e che s'innalzano quasi alla medesima altezza potessero ospitare faune e flore diverse; eppure vedremo che è proprio così. È destino di moltissimi viaggiatori di non scoprire ciò che è più interessante di una località se non quando se ne sono allontanati in fretta, ma forse devo considerarmi fortunato per aver raccolto materiale sufficiente a stabilire questa singolarissima circostanza nella distribuzione degli esseri viventi.
Immagino che Darwin scrisse quel capitolo con la mente rivolta all'enigma offerto da quel luogo, più attento all'importanza della sua esperienza professionale che alla forma espressiva: eppure quelle pagine sono, secondo me, tra le più poetiche. Si tratta di una qualità costante e indiscutibile di questo libro: i commenti sulla natura dei luoghi visitati, le descrizioni particolareggiate di specie animali e di formazioni geologiche, gli elenchi, le digressioni racchiudono tutta la passione di Darwin per il suo lavoro.
Le sue esperienze di viaggio sono più che avvincenti: attraversare i paesi dell'America latina non era un'impresa da poco. Ricorderò sempre la descrizione della confusione politica in Perù, dove quattro comandanti si contendevano il governo del paese:
L'altro giorno, per l'anniversario dell'indipendenza, venne celebrata una messa solenne e il presidente prendeva parte al sacramento. Durante il «Te Deum laudamus» i reggimenti non spiegarono la bandiera peruviana, ma ne inalberarono invece una nera con un teschio.
In Argentina il governo aveva affidato al generale Rosas il compito di sterminare le ultime tribù di indigeni, che infastidivano i proprietari terrieri. Darwin racconta diversi episodi emblematici della crudeltà di questa impresa, ma ricorderò soprattutto questo aneddoto, l'immagine di una fuga disperata:
[...] il cacicco balzò su un [...] vecchio cavallo bianco, prendendo con sé il figlioletto: il cavallo non aveva né sella né briglie. Per sfuggire alle fucilate, l’indiano cavalcava nella maniera caratteristica della sua gente, vale a dire con un braccio intorno al collo del cavallo e una gamba soltanto sul dorso. Così sospeso su un fianco del cavallo, gli carezzava la testa e gli parlava. Gli inseguitori fecero ogni sforzo per raggiungerlo; il comandante cambiò tre volte cavallo, ma invano: il vecchio indiano e il figlio fuggirono e furono liberi.
Il racconto di Darwin mi ha conquistato, con le tante notti trascorse nel silenzio della pianura, i pericoli dei ghiacciai sulle Ande, i deserti; i villaggi sperduti tormentati da guerre, povertà, schiavismo, terremoti; i fiumi inesplorati, abbandonati a malincuore per proseguire il lungo viaggio in nave; la costante presenza degli indigeni, rivelata da tracce silenziose: i resti di un accampamento, di un fuoco appena spento; impronte di piedi nudi nel fango. Ogni tappa del viaggio è occasione di riflessioni sulla storia naturale, di incontri o addii - e la qualità narrativa di questo libro è tale che spesso ho avuto la sensazione di poter conoscere quelle persone: coloni e indigeni, missionari, soldati e guerriglieri. La curiosità mi ha spinto a cercare come potevo i libri citati nelle note (soprattutto racconti di esploratori e di naufraghi dei secoli precedenti), a leggere la storia di quei luoghi e - cosa meravigliosa, affascinante e per me del tutto nuova - a informarmi sulle piante e gli animali descritti.
Alla sera piovve a dirotto; arrivati alla casa di posta il padrone ci disse che se non avevamo un passaporto regolare dovevamo andarcene, perché i ladri erano così numerosi che lui non si fidava di nessuno. Tuttavia quando lesse il mio passaporto che cominciava: "El naturalista don Carlos", il suo rispetto e la sua gentilezza non ebbero limiti così come non ne avevano avuti i sospetti di poco prima. Credo che né lui né i suoi compaesani avessero idea di cosa fosse un naturalista, ma probabilmente il mio titolo non perdette per questo di valore.
Il viaggio durò cinque anni; poco dopo il rientro in Inghilterra, e per il resto della sua vita, Darwin fu fortemente debilitato da una malattia cronica che lo costrinse a limitare i suoi rapporti sociali. Posso soltanto immaginare quale valore avesse per lui il ricordo delle sue passate fatiche, di un viaggio così avventuroso e fortunato dal punto di vista scientifico e umano - un privilegio riservato a pochi, senza dubbio. Scrisse questo libro trascurando l'ordine cronologico e dedicando ogni capitolo alle esperienze vissute in una particolare regione geografica, mostrando una sensibilità più prossima agli intenti di un narratore che alle esigenze di uno scienziato. Leggendo queste pagine si può intuire la sua personalità di quegli anni: intraprendente, piacevolmente ricca di contraddizioni, di pensieri diversi e liberi.