Stefano Benni (Bologna, 1947 – Bologna, 2025) è stato uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.
Stefano Benni (1947-2025) was an Italian satirical writer, poet and journalist. His books have been translated into around 20 foreign languages and scored notable commercial success. He sold 2,5 million copies of his books in Italy.
He has contributed to Panorama (Italian magazine), Linus (magazine), La Repubblica, il manifesto among others. In 1989 he directed the film Musica per vecchi animali.
Non so se sia anche dovuto al fatto che io abbia ascoltato l'audiolibro su Audible (tra l'altro, letto dallo stesso autore), ma sono rimasta abbastanza confusa da questa ballata; non mi pare di averla compresa a fondo. Sarà che dopo la prefazione di Benni sul fatto che l'ha ispirato mi ero formata aspettative diverse. Alcuni versi impressionano, ma ho perso il senso generale, data anche la quasi assenza della trama.
I’m completely and unashamedly confused by this ballad. As much as poetry might be beautiful just by it’s aesthetic and sound, I need something to make sense if the read is to be enjoyable at all. All I have is what was disclosed in the preface.
I’m sorry Stefano, I really don’t enjoy being so harsh on a compatriot.
Anime perse, il lato oscuro della città, e dell'animo umano. Giovani che scappano (da se stessi e dalle proprie origini), Lisa che vorrebbe cambiare ogni ora ma non chiamatemi incostante, un figlio che non vorrebbe respirare di sollievo uscendo dalla casa del padre, un killer che spara a quello che sarà il suo volto tra vent'anni, il volto di quel padre tanto sempliciotto, che però sacrifica la vita per lui. L'angoscia interiore e poi la tranquillità, di quelle azioni semplici della vita, come lavare i piatti, fare il bucato. Il vecchio che lascia posto al nuovo, il padre che lascia il testimone al figlio, il figlio che diventa padre, un ciclo infinito. Inesorabile. Una ballata ripetitiva, infinita, angosciante. Il tormento di una morte ingiustificata descritto attraverso il tormento di chi non sa fermarsi e cogliere la vita, di chi si arrende a quell'attrazione fatale per il male, per il brutto. Di chi ha paura di quel silenzio tra due parole.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Ho voluto rileggerlo in attesa della mia amica che a sua volta lo voleva prestato. Che dire? E' sempre un colpo al cuore, una triste realtà narrata in versi dove l'amore diventa morte e viceversa. Bello, angosciante, triste... Io odio la poesia, ma quello che Benni fa in questa Ballata... Un bravo scrittore è tale quando riesce a far piacere un genere odiato ad un lettore pigro.
Stefano Benni - Blues in Sedici. Ballata della città dolente.
Mi sono imbattuta in questo libro per caso, grazie a uno scambio di libri sulla piattaforma Acciobooks e non sapevo assolutamente cosa aspettarmi. Ho ricevuto questo libretto, di 60 pagine e ammetto di essere rimasta delusa dallo scoprire che era in versi (non conoscevo il sottotitolo) e non un romanzo. L'ho iniziato a leggere senza molte aspettative e mi sono ricreduta subito. Meraviglioso. Ispirato a una storia di cronaca degli anni 80, è la struggente ballata a 8 voci di questa città cupa, senza speranze e appunto dolente. I versi sono liberi e danno un ritmo altalenante alla lettura, proprio come la musica blues. Non c'è una vera e propria trama, ma le otto voci si alternano per raccontare il proprio punto di vista e le proprie emozioni. Un ritratto di una società in declino in cui ognuno di noi si può ritrovare.
“Cantami i giorni senza inizio né scopo dimmi quale nome dovrei invocare. Toccò mai a dio entrare in un supermarket con cinquemila lire in tasca, a occhi bassi cercando il latte che costava meno per il figlio, l’unico figlio affamato? Sa Dio cosa costa una scatoletta di pomodori? È mai stato disoccupato per anni sa dio cosa vuol dire contare le monete in tasca, quasi tornando bambini?”
Primo contatto con l'opera di Benni. Un Blues potente e umano, ne sono rimasto profondamente colpito. Non solo per la potenza poetica ma anche per le reali vicissitudini di cronaca. Stefano Benni mette in poesia una tragedia urbana con abilità e con il rispetto che merita una materia del genere.
‘Per quali prodigi e qual disegno Un albero cresca ramo dopo ramo Prendendosi il cielo, non so Nè so perché i miei occhi di bambino Guardino ora dal volto di un vecchio.’
I personaggi di cui sono protagonisti le poesie di questa raccolta narrano di una società corrotta e tetra che si snoda in città degradate e abitate da personaggi inquietanti e inquieti.
Come il Benni teatrale, anche quello poetico per me è inferiore a quello narrativo. Se però col teatro la “colpa” era solo sua, perché quello è un genere che amo molto, con la poesia posso dire che è proprio il genere che purtroppo non è tra i miei preferiti. Per questo do a questo libro 3 stelline, anche se credo che se amassi la poesia gliene darei 4, perché comunque mi è piaciuto molto! Tristi e amari questi brani, romantici ma anche cinici. Dolenti e direi quasi senza speranza… ma non disperati. Caso mai, rassegnati. L’ho letto piano piano, questo libro, un blues alla volta, perché tutto insieme non sarei riuscita ad apprezzarlo, sempre a causa del mio poco amore per la poesia. Giusto per specificare, non è che proprio la poesia non mi piace, ma, appunto, posso leggere una poesia, e apprezzarla. Di più, mi risulterebbero indigeste.
Niente di particolare ... Ho preferito il secondo movimento al primo, vi sono stanze davvero interessanti, ma credo che la metrica sia troppo incasinata. Preferisco, di Benni, la prosa alla poesia. Ora lo posso dire con certezza.