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Il quaderno nero

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Traduzione di Patrizzia Deotto. A cura di Julija Dobrovol'skaja . 8vo pp. 174 Brossura (wrappers) Ottimo (Fine)

175 pages, Paperback

First published January 1, 2000

52 people want to read

About the author

Nina Berberova

105 books101 followers
Nina Nikolayevna Berberova was a Russian writer who chronicled the lives of Russian exiles in Paris in her short stories and novels. She visited post-Soviet Russia and died in Philadelphia.

Born in 1901 to an Armenian father and a Russian mother, Nina Berberova was brought up in St Petersburg.[1] She left Russia in 1922 with poet Vladislav Khodasevich (who died in 1939). The couple lived in several European cities before settling in Paris in 1925. There Berberova began publishing short stories for the Russian emigre publications Poslednie Novosti ("The Latest News") and Russkaia Mysl’ ("Russian Thought"). The stories collected in Oblegchenie Uchasti ("The Easing of Fate") and Biiankurskie Prazdniki ("Billancourt Fiestas") were written during this period. She also wrote the first book length biography of composer Peter Ilyich Tchaikovsky in 1936, which was controversial for its openness about his homosexuality. In Paris she was part of a circle of poor but distinguished visiting literary Russian exiles which included Anna Akhmatova, Vladimir Nabokov, Boris Pasternak, Tsvetaeva and Mayakovsky.

After living in Paris for 25 years, Berberova emigrated to the United States in 1950 and became an American citizen in 1959. She began her academic career in 1958 when she was hired to teach Russian at Yale. She continued to write while she was teaching, publishing several povesti (long short stories), critical articles and some poetry. She left Yale in 1963 for Princeton, where she taught until her retirement in 1971. In 1991 Berberova moved from Princeton, New Jersey to Philadelphia.

Berberova’s autobiography, which details her early life and years in France, was written in Russian but published first in English as The Italics are Mine (Harcourt, Brace & World, 1969). The Russian edition, Kursiv Moi, was not published until 1983.

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Seregnani.
741 reviews35 followers
January 28, 2025
1939
« Quanto più rimbomba l'artiglieria, tanto più forte cantano gli usignoli, ogni notte così. Alle undici corriamo al rifugio.
Diciassette persone: tutto il paese. Rimaniamo sdraiati li un'ora e mezzo. Le cannonate sono molto forti da entrambe le parti.
I bambini continuano a tremare ».

1941
« Si dice che seppelliscono i mori di fame e freddo in una fossa comune; ma non sempre perché aspettano il disgelo; i cadaveri giacciono nei cortili accatastati come legna ».

1942
« Quasi mille morti, duecento case distrutte.
Enormi sfere di fuoco, di un colore rosato, incombevano su Parigi e illuminavano le strade. Hanno scavato una settimana per dissotterrare la gente sepolta nei rifugi.
Da uno scantinato una voce di bambino gridava in russo: “ Sono qui! Mamma, sono qui!” ».

1944
« I bombardamenti notturni fanno tremare la casa. L'usignolo gorgheggia. Più terribili sono i bombardamenti, più il trillo dell'usignolo è alto e appassionato ».


3,5⭐️ Il diario segreto di Nina Berberova scritto tra il 1939 e il 1950, contiene di tutto un po’, molto interessante.
Profile Image for Mattia Agnelli.
164 reviews6 followers
September 5, 2025
“Ho sognato Chodasevič. C’era tanta gente, ma nessuno si accorgeva di lui. Aveva i capelli lunghi, era esile, trasparente, uno spirito lieve, elegante, giovane. Finalmente siamo rimasti soli. Mi sono seduta vicino a lui, gli ho preso la mano sottile, leggera come una piuma, e ho detto:
“su, raccontami se puoi, come stai là?”.
Ha fatto una smorfia buffa e ho capito che non stava male, si è stretto nelle spalle e ha risposto, aspirando il fumo della sigaretta: “Be’, come spiegarti, certe volte non è facile.”
Profile Image for Anna.
89 reviews1 follower
April 27, 2025
[Giugno 1940] Una visione terribile intravista nella caligine e nell'oscurità della notte. Quanto più rimbomba l'artiglieria, tanto più forte cantano gli usignoli, ogni notte così. Raffiche e usignoli.

[Giugno 1944] I bombardamenti notturni fanno tremare la casa. L'usignolo gorgheggia. Più terribili sono i bombardamenti, più il trillo dell'usignolo è alto e appassionato.

[Giugno 1944] La notte del 3 giugno la casa vibrava in modo terribile, il camino fischiava, le imposte sbattevano, tutto traballava. Anch'io tremavo come tutto intorno. L'usignolo gorgheggiava come se niente fosse.

Spesso capita di chiedersi: "Ma durante questi eventi che sconvolgevano il mondo, durante la Seconda Guerra Mondiale, cosa faceva la gente normale? E soprattutto, cosa faceva la gente normale nei teatri dell'occupazione nazista?". E la risposta della Berberova è: leggere, leggere, leggere. Correre ai rifugi antiaerei, fare marmellate, preoccuparsi della minaccia incombente, e poi leggere ancora.
Il quaderno nero del titolo raccoglie pensieri e riflessioni della scrittrice ed esule russa a partire dai primi mesi del conflitto fino al 1950, non solo intorno alla «povera, stupida, maleolente, miserabile, infelice, vile, depredata, tormentata, affamata emigrazione russa» riunita a Parigi, al fragile equilibrio dell'esistenza e alla guerra, alle sue letture di autori russi e non, ma anche la sua osservazione interiore, la presa di coscienza dei propri difetti e meccanismi e la preziosità della vita e della propria individualità.

[Dicembre 1940] Ora mi rendo conto che la cosa più terribile che mi possa accadere è che mi prosciughi. Che i miei occhi, la mia bocca e il mio cervello si prosciughino. Non avere più linfa eppure continuare a vivere e vivere, forse, per quarant'anni. Vivere senza linfa è il peggio che possa capitare a una persona che avvertiva in sé la linfa e la amava (ne conosceva il valore); e di questa sua linfa viveva.

Sono lampi arguti, profondi. Non capisco, però, perché sia pubblicato a sé e non come appendice a Il corsivo è mio, di cui costituisce il nucleo primigenio. Così, da solo, secondo me non ha proprio senso.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books131 followers
October 1, 2017
“Capita, nei momenti di grandi cataclismi, che intorno tutto cambi, compresa la gente; una cosa va in rovina e un’altra nasce, entrano in crisi valori che sembravano saldi. Le lacrime e la paura di fronte al fato che avanza tengono unite le persone. Poi tutto passa e persino il ricordo diventa in un certo senso imbarazzante. Ognuno torna alle fatiche e ai guadagni di sempre, si adagia nel tran tran quotidiano senza aver portato con sé nulla dalle alture della sofferenza, dove è rimasto per qualche giorno a patire.” (pp. 28, 29)
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