Fiction. Translated from the Italian by Estelle Gilson. THE FAITHFUL LOVER is a sumptuously imagined short story collection by renowned writer Massimo Bontempelli, the father of "magical realism." From a young boy's memorable encounter with a pair of ghostly lovers, to an elderly woman's unsettling final bequest, these powerful stories illuminate Bontempelli's belief that the wonders of the world can be found all around us, dwelling within the realm of the everyday.
Massimo Bontempelli was an Italian novelist, short story and theater writer, literary and art theorist and critic.
Best known for coining the literary term Magical Realism and creating its theoretical framework. His efforts to implement this specific poetics in his writings begin after his initial experiments, first with traditional poetry (Carduccian classicism) , then humorist, ironic stories (influenced by Pirandello) and short escapades in surrealism and futurism. Despite forming a literary model for Magic Realism with his own novels and short stories, Bontempelli's importance as a Magic Realist writer is mainly neglected and overthrown in contemporary theories on Magic Realism. Only few authors (mostly Italian authors but A. C. Hegerfeldt, A. B. Chanady, I. Guenther as well) acknowledge Bontempelli's significant role for the development of Magic Realism, but unfortunately, not all of them manage to go further then Franz Roh's and Alejo Carpentier's theories in the debate over the origin and literary use of the term.
Bontempelli graduated from the University of Turin gaining two diplomas, in Classical Studies and in Philosophy. He worked as a journalist, teacher and served as an artillery officer during the First World War.
In 1924 Bontempelli entered Mussolini's fascist movement and in the same year, together with his friend Luigi Pirandello, he founded Teatro degli Undici. In 1926, co-founded the literary review 900: Cahiers d'Italie en d'Europe with Curzio Malaparte. Despite Malaparte's abandoning the review even before the first issue was published, Bontempelli had succeeded, with the help of Nino Frank, to form an impressive editorial committee which included Max Jacob, André Malraux, Rainer Maria Rilke, and James Joyce and contributions from Pierre Mac Orlan, Philippe Soupault, Georg Kaiser, Ivan Goll and Ramòn Gomez de la Serna. In the first issue Bontempelli presented his theory of Novecentismo and Magic Realism and articulated literary positions that became points of reference in literature.
In 1930 Bontempelli becomes a member of the Italian Academy. In 1938 Bontempelli was offered Attilio Momigliano' chair at the department for Italian Literature at the Florence University (which Momigliano was forced to give up because of the anti-Semitic legislation) but refused the position and was subsequently banished to Venice and censored by the regime because of his critic towards fascist leaders.
In 1953 Massimo Bontempelli is awarded with Italy's highest literary award, the Strega Prize, for his collection of short stories L'amante fedele (The Faithful Lover).
Quando ho preso in mano il volume e mi sono resa conto che si tratta di una raccolta di racconti - mannaggia, mi ero dimenticata che negli anni cinquanta e sessanta al premio Strega i racconti la facevano da padroni! - stavo per riporlo, i racconti non sono proprio la mia tazza di té. E poi questa edizione così vecchia ha dei caratteri così bruttini e piccolini, ed ha conservato odore di muffa: anche le muffe probabilmente sono originali del 1953. Ma ormai che è stato tirato fuori dallo scaffale, un petit morceaux non potrà nuocere: ho imbottito la sopracoperta di antitarme e profumini vari, ed ho iniziato a leggere.
Sulle prime mi pareva di aver fatto bene: una scrittura antiquata e desueta ma sempre impeccabile non può non conquistare. Si può fare, scrivere con manierismi inconsueti e baloccarsi con i termini desueti, solo che bisogna esserne capaci. Gli scrittori e le scrittrici di oggi stanno dimostrando di volerci provare a tutti i costi, di giocare a questo giuoco, ma stanno altresì dimostrando di non essere minimamente in grado. Allora ecco a cosa serve tornare, una volta ogni tanto, a rivolgersi ai vecchi premi Strega: ritrovare chi sa giocare davvero al giuoco delle parole di vetro.
Ma in verità, ben presto mi accorgo che si tratta di oggettini puramente estetici: da ammirare, tutt'al più da assaporare, ma dove il contenuto lascia molto il tempo che trova. Nella maggioranza dei racconti protagonisti sono i sogni, illusioni notturne oppure torture diuturne ma sempre in condizioni di calura estiva per cui quasi di sopore/torpore, quindi tutta una serie di ingredienti perfettamente vaghi ed inconsistenti. Per non parlare di quando inizia a scendere giù per la china dell'erotico/pecoreccio. Il primo brevissimo racconto, "Nitta", mi richiamava le atmosfere de La Lucina di Moresco. Buono. Poi ho letto il racconto che da' il titolo al volume e l'ho apprezzato per il carattere ironico del dialogo che in realtà è una sorta di monologo, anche se la storia non è che sia quel granché. Poi "Imperatrice", altro raccontino brevissimo con piccola epifania buffa. Ma di man in mano che sono andata avanti a leggere anche gli altri, non potevo non ammettere la ripetitività dello schema: sono tutti raccontini che finiscono in nulla, esplodono come bolle di sapone su un non-finale, su un non-senso o un non-detto. Fin qui sono a due stelle e mezza, non di più. Mi tengo per ultimo il racconto più lungo - una novella - "L'Acqua": mi aspettavo un qualcosa di più compiuto e invece niente, anche questa una favoletta senza capo né coda, con un buon linguaggio, qualche velleità di vena poetica, ma nulla più. Morale: bisogna saper scrivere bene ed eventualmente giocare con le parole, ma bisogna anche avere qualcosa da dire e/o raccontare. Ancora un'altra delusione.
“Forse andremo ormai per sempre così? Forse, come io, nessuno dei miel compagni sa dove andiamo e perché? Chi sa se qualcun altro di questi ha lasciato, partendo, un lume acceso nella sua camera? E forse è già cessata in tutti loro, come in me, ogni curiosità? Credo che una prima curiosità li abbia spinti; cessata quella, andiamo avanti perché non troviamo una ragione di tornare indietro o fermarci: allora al nostro andare ognuno in cuor suo può dare il nome di fatalità. E non sapremo mai se il nostro cammino sia pellegrinaggio o vagabondaggio.”
Raccolta di racconti per certi versi illuminante. La penna di Bontempelli appare inedita, il suo tratto distintivo: grazie a uno stile calamitante e suggestivo, trasporta il lettore in una dimensione priva di vere e proprie coordinate temporali, in una prosa che sfugge e supera i periodi storici. A fare da collante a tutte queste storie è la componente surreale, l'irrealtà, che ironicamente ci viene presentata come la realtà più vera tra quelle di cui disponiamo. È tramite il sogno che l'autore riesce ad emozionare e stupire il lettore, solo nel sogno e nell'assurdo è possibile rintracciare ciò che di umano ci rimane. Disprezzo, amore, pentimento, ricerca e desiderio di libertà, una natura a tratti gentile, ad altri imprevedibile e crudele; tutto sopravvive nelle pagine di Bontempelli. È un chiaro invito ad ascoltare l'inudibile e a guardare attentamente a ciò che in superficie non si vede, perché, purtroppo, come dice il vecchio Pietro, “l'umanità è una masnada di sordi".
“Un uomo che non sa fare una follia non è un uomo, è un'animale qualunque. So che ci sono degli ospedali per le bestie, ma non ho mai sentito dire che ci siano i manicomi per le bestie. Hai mai sentito parlare di veterinari alienisti? Il solo segno certo d'umanità è la follia.”
As my first introduction to Bontempelli, I can say I'm thoroughly touched and impressed. In this collection of short stories written much later in his life, I feel like there is a very sincere reconciliation with what could have been youthful fantasies about so many important things -- love, friendship, hatred. In other words, The Faithful Lover presents shows the human condition in a way that reflects with wisdom, experience, and tact. His style alternates between terse, short phrases and long sentences with numerous subordinate clauses. The variability lends it charm in my opinion. I can say while there were some short stories I didn't love outright, I can concede that for me personally, they were all marvelous stories. He calls our attention as readers to mundane things that all carry deeper and more touching messages than their surfaces would suggest. I suppose this is why many see him as a precursor figure, maybe even the father of what would become Magic Realism.
June 15, 2017 -- (Edizione: Incontri Editrice, introduzione di Patricia Gaborik, 2016) -- Quanto mi è piaciuto leggere quest'opera in Italiano. Lo stilo di Bontempelli è proprio il suo -- leggero, pesante con significanza, e molto dolce. Le cose di sù ancora sono d'accordo con, però inoltre trovavo molte cose differente. Gilson ha fatto bene con la traduzione, davvero. Ma ci manca qualcosa fra inglese e italiano. Ci sono certe parole, idee (vergogna, stelle, tipi di alberi, l'amore, rivoltella) di cui non si rende conto in inglese. Vale a dire che la ripetizione dà agli racconti fascino. Oh, e ho travato due racconti di più (La Bella Addormentata, Il Segreto) che non ho mai visto in inglese. Per favore, lasciati il piacere di leggere le storie dentro questo libro.
Forse anderemo oramai per sempre così? Forse, come io, nessuno dei miei compagni sa dove andiamo e perché? Chi sa se qualcun altro di questi ha lasciato, partendo, un lume acceso nella sua camera? E forse è già cessata in tutti loro, come in me, ogni curiosità? Credo che una prima curiosità li abbia spinti; cessata quella, andiamo avanti perché non troviamo una ragione di tornare indietro o fermarci: allora al nostro andare ognuno in cuor suo può dare il nome di fatalità. E non sapremo mai se il nostro cammino sia pellegrinaggio o vagabondaggio.
«Cara, cara figlia mia, non ricordi?». «Che cosa, madre, dovrei ricordare?». La donna non seppe che cosa rispondere, non ricordava che cosa aveva voluto domandare alla figlia, e vacillò come uno che si trovi d'un tratto sull'orlo del vuoto. Cecilia, dopo avere pensato, con lo sguardo lontano aveva ripreso a parlare: «Quando si è molto felici non si ha il tempo di ricordare. Uno ricorda quando non è contento. Io ho tutto, madre. Verrete un giorno di cerimonia a vedermi sul mio carro d'oro tirato da quattro cavalli bianchi?». La madre si portò una mano alla fronte. «Sì, cara, verrò». Ora a occhi chiusi la ascoltava come una voce lontana. «E la mia gran tavola d'avorio? E il giardino dei pavoni? I banchetti al lume della luna sul Bosforo? La stanza segreta dove fabbrico i niei profumi? Il trono dove sto quando ricevo gli ambasciatori di tutti i regni del mondo? ». La madre di Cecilia si trovò in mezzo al corridoio, con la schiena appoggiata al muro; non ricordò come v'era arrivata. Qualcuno la trovò là, la accompagnò dove il dottore l'aspettava. Come lo vide, la donna tutt'a un tratto si scosse, si eresse, prima che lui potesse dire una parola, con una soffocata arida voce comandò: «Le proibisco di guarire mia figlia».
2 ⭐️ Attraverso quattordici racconti e un romanzo breve, l'autore mette in scena le vite di protagonisti evanescenti e diafani, il cui universo spiazzante, in maniera imprevista, si sovrappone alla normalità quotidiana del mondo.
Ho inseguito questo autore per un anno e mezzo ma adesso posso dirmi soddisfatto. Una bella antologia, ricca di stile, ottima per capire come si possano creare storie fantastiche senza utilizzare assolutamente nessun espediente. E pensare che volevo pure abbandonarlo sul nascere questo libro! Per fortuna non l'ho fatto!
The Faithful Lover (1953) is a collection of short stories by Italian writer Massimo Bontempelli, the father of realismo magico (magical realism). This genre works as an evolved form of traditional French surrealism. Bontempelli has commented on the writing style by saying,
“the real norm of the art of narration is to describe the dream as if it were reality, and the reality as if it were a dream.”
The stories begin with ordinary people and feel normal enough. Yet as the stories continue, Bontempelli starts twisting the screws until cracks appear in mechanism of reality. He uses this technique with varying degrees. At times the effect is full blown while in other stories it bubbles under the surface. Real life becomes infected with dream qualities, the results are strange and beautiful. For L’mante Fedele (The Faithful Lover), Bontempelli was awarded the “Strega Prize,” Italy’s highest recognition for literature.
The book has a wonderfully mysterious tone. Some stories are cloaked in darkness while other will stand in broad daylight. No matter what setting Bontempelli chooses, his stories never become murky or lose their intended effect. The book itself is short, and thus the stories come at you in quick bursts like flying embers. Immediately the reader is ushered into the story. By the first paragraph, Bontempelli has drawn you into his imagination. All the while, one never gets the feeling of being rushed. Things happen in a plausible manner and so we go along without question. The magic of his writing permeates the mind like a fast acting drug whose affects are wonderful.
Readers that are fans of the magical realism genre are most likely attracted to works by Haruki Murakami and Toni Morrison. Writers such as these present magical realism in very modern way. Bontempelli’s style by comparison does read with a noticeably older prose. I personally tend to avoid works that sound outdated. The Faithful Lover reads a little “old school” but the literary devices at work are surprisingly cutting edge. This hybrid style of “old and new” is diatomic as King Arthur’s knights lost on Mars. The sense of tragic humor helps to keep things light.
The Faithful Lover is a book that had attained great prestige, yet, as years gone by, has become unknown to a new generation of readers. It is a work that is worthy of rediscovery. I enjoyed every story in The Faithful Lover. There wasn’t a single one I can point to and say it was lacking. Give this book a try, tear through the mundane, and experience another world that runs parallel to our own.
Davvero, come si legge nella Prefazione di Luigi Baldacci, Massimo Bontempelli si rivela, almeno in questa raccolta di racconti, "un abile artefice" e "un impeccabile ingegnere di macchine narrative, di miti nuovi, di miti moderni dotati di una loro autonomia quasi indipendentemente dallo scrittore che li ha inventati". Prima di questo libro, il mio incontro con Massimo Bontempelli si limitava al solo racconto "La polvere magica", incontrato nel libro di antologia che uso a scuola sotto il titolo "Il buon vento". Ma non avevo mai letto nulla di simile finora, intendo di Bontempelli e in generale! La raccolta si divide in due parti: la prima parte comprende tutti i racconti tranne l'ultimo, storie permeate da un'onirica illogicità in cui i riferimenti spaziali e temporali sfumano nella notte, quasi sempre assoluta protagonista delle vicende, che peraltro offrono un morale di volta in volta più e meno apertamente esposta dall'autore; la seconda parte invece è completamente popolata dai fiabeschi personaggi che ruotano intorno all'ingenua (ma non sprovveduta) quindicenne Madina, protagonista dell'ultimo racconto intitolato "L'acqua". E qui davvero sembra di leggere una fiaba, un racconto popolare, o meglio uno di quei miti "dotati di una loro autonomia quasi indipendentemente dallo scrittore che li ha inventati". Così libero da confini spaziali e temporali che nel botta e risposta tra Madina e il cavaliere, intorno alla richiesta della prima di avere il cavallo del secondo (si legge nella parte finale del racconto), sembra di ravvisare a tratti la stessa atmosfera del serrato dialogo tra il re e l'uomo che gli chiedeva una barca nel "Racconto dell'isola sconosciuta" di José Saramago.
Scritti tra il 1940 e il 1946, i racconti de "L’amante fedele" di Massimo Bontempelli vennero pubblicati nel 1953, anno in cui lo scrittore vinse il Premio Strega.
Quindici titoli, di lunghezza differente, con l’ultimo racconto che adotta una struttura da romanzo breve e una suddivisione in capitoletti. Un’altra distinzione riguarda il passaggio dalla prima alla terza persona, tuttavia, pur intuendosi come i testi siano stati scritti in diverse fasi, lo stile risulta omogeneo. Un tratto che mi ha colpito, e che mi ha riportato alla mente gli scritti italiani dell’epoca, è l’alternanza dei tempi verbali passati con quelli presenti, anche all’interno dello stesso periodo, e l’utilizzo del passato remoto laddove oggi si preferisce il passato prossimo.
Bontempelli è poi il maestro del realismo magico all’italiana e la maggior parte dei racconti de L’amante fedele lo dimostra. In una nuova edizione del 2023, Utopia Editore ci restituisce questa opera in cui si esaltano temi come la scoperta, o epifania, il doloroso percorso dei rapporti umani, la sorpresa e il concetto del ritorno a casa, declinato in varie forme. Di seguito, riporto alcune considerazioni sui racconti e, trattandosi ormai di un classico, ne scriverò non senza alcuni spoiler.
"Nitta"
Nitta è una creatura notturna, non sembra fatata, ma più un’anima in pena che non può fuggire la notte. Il racconto è narrato in prima persona da un uomo alla guida di un’automobile. Egli sente rumori e sospiri nella vettura e vi scopre una ragazza addormentata. I due vagano per le strade, l’uomo è sempre più incuriosito da lei: «Le “presenze invisibili” farneticavano accelerando: ricordo che da ragazzo per un certo tempo questa frase mi piacque molto. È un peccato che al ginnasio non mettano in programma un poco di demonologia, avrei imparato qualche esorcisma. Ma chi può sapere se questa presenza sia maligna o benigna?»
Bontempelli sarebbe forse stato contento di scoprire che oggi, nel Regno Unito, esiste un master in scienze magiche e occulte. Il mistero intorno a Nitta rimane comunque tale. La creatura svia le domande e alla prima occasione scompare. Prende avvio il gioco delle prospettive, o dei punti di vista, che segna molti racconti della raccolta. Infatti, ciò che per il narratore è un’incredibile epifania, potenziale fonte di significato esistenziale, per Nitta è una notte qualsiasi, forse persino più inutile del solito.
Incipit Possedevo un’automobile: una sera da un luogo di villeggiatura accompagnai certa gente alla stazione della città più vicina. Continua su Incipitmania