Cosa scrivono oggi i giovani e i giovanissimi?L’antologia Quasi di nascosto nasce per rispondere a questa domanda: vuole indagare sulla realtà che i ragazzi vivono e scelgono di raccontare, e allo stesso tempo offre un panorama di voci nuove, fra le quali potrebbero comparire alcune giovani promesse della nostra narrativa futura.
Creata sul modello dello storico progetto Under 25 curato da Pier Vittorio Tondelli negli anni ’80, quest’antologia è strettamente legata alla fondazione di Accento, per sottolineare l’idea che guida buona parte del nostro catalogo: dare rilievo agli esordienti. Scovare queste nuove voci non è stato semplice. Perché sì, i giovanissimi oggi scrivono, ma lo fanno in circuiti spesso estranei al mondo editoriale, quasi di nascosto.
Dopo mesi di ricerca, e oltre quattrocento testi visionati, non potremmo essere più orgogliosi dei dodici talenti qui raccolti, autori e autrici tra i diciassette e i venticinque anni che tracciano il quadro di un presente frammentato e in profonda evoluzione, raccontando di adolescenze difficili, di transessualità, di dislivelli sociali, di integrazione razziale, di vittime di guerra, ma anche, semplicemente, di amici, di amori, di sesso e di speranze.
La sensazione finale che mi lascia questa raccolta è la delusione. Avevo grandi aspettative, trovo che l’iniziativa di dare spazio a racconti di giovanissim* autor* sia molto interessante; non a caso, il primo a promuovere una pubblicazione di questo genere è stato Tondelli nel 1986. L’enorme problema, a mio parere, è l’utilizzo che è stato fatto di questa opportunità.
La grande assente è la contemporaneità, e mi sembra inconcepibile che de* ragazz* che si stanno scontrando per la prima vera volta con l’attualità non sentano l’esigenza di trattarne. Io, che sono poco più grande della fascia di età dell* scrittor*, ogni giorno che mi trovo a fronteggiare le caratteristiche che connotano il nostro presente, e, come reazione, vorrei urlare contro il mondo, lamentarmi per le derive della nostra eredità o festeggiare per le nuove conquiste sociali: in certi momenti, addirittura, non credo valga la pena di parlare d’altro. Invece, quasi tutti questi racconti sono ambientati in un passato più o meno prossimo, e mi sembra una scelta fatta per furbizia: un esempio a caso, Panichi, invece di ragionare sull’omofobia endemica, nonostante viviamo in un contesto sociale nel quale la tematica è stata più che sdoganata, interrogandosi, magari, sul perché sussista tale discriminazione, sceglie di ambientare il racconto 100 anni fa, quando due donne lesbiche dovevano nascondersi per vivere liberamente il loro amore; capisco che questa narrazione sia più facile, per carità, molto meno challenging, ma i mezzi a nostra disposizione adesso non ci giustificano a scegliere la strada più semplice, tantomeno se si ha vent’anni!! Settimana scorsa, Apple ha rilasciato un visore che rende la realtà costantemente interfacciata con i dispositivi (per me, aberrante, non sono riuscita a vedere finire neanche la pubblicità perché avevo i brividi) e qua, su 12 racconti, compare uno smartphone, con relativi riferimenti ai social, una sola volta [nel testo di Sow, il più interessante dell’antologia, insieme a quello di De Silvestro ed anche Giordano]; ma di cosa stiamo parlando?
Anche stilisticamente non mi ha convinto: cambiano i contesti, i personaggi ed anche i registri linguistici (un brano è in dialetto ed un altro, parzialmente, in una lingua inventata), ma, non so come sia possibile, tutti i racconti sembrano scritti dalla stessa voce, come se ci fosse dietro una stessa scuola di scrittura. La caratteristica ricorrente dello stile è un proliferare di immagini molto cariche, con un uso un po’ barocco degli aggettivi e, soprattutto, delle metafore, che mal si combina con un contenuto scarno, impoverendo ulteriormente questi brevi brani. Non aiuta, secondo me, neanche la scelta di una linearità quasi pedante. Si doveva osare di più, puntare su una sperimentazione, non so, o un tono più personale. Capisco che il linguaggio social appiattisca ed omologhi il modo di parlare di chiunque, ma questa eco costante, soprattutto in un contesto letterario che ci si aspetta eterogeneo, rende l’esperienza di lettura molto meno agile. Escludo da questa considerazione il flusso di coscienza del protagonista creato da Innocenti.
Sono curiosa di sapere cosa abbia da dire la loro (mia?) generazione e credo che si dovrebbe alzare la voce per farlo, ma qua non ho trovato niente, e mi dispiace.
Libro ascoltato su Storytel. Si sentono le penne acerbe, ma tutto sommato alcuni racconti meritano. Peccato per l’insieme: nessun filo conduttore se non l’età dei vari autorə.
Premessa fondamentale: complimenti alla casa editrice per questo progetto, assolutamente necessario, e un augurio a questi ragazzi/e, che possano già spaccare nella letteratura italiana di questi anni. Ora, come qualcuno ha già scritto, non si possono avere pretese di capolavori, e pensare che si nasca imparati è impossibile. Questo libro secondo me è come una medicina: un po' amara, che non piace, ma necessaria per guarire o per iniziare un processo di guarigione. Adesso mi piacerebbe fare una brevissima recensione dei racconti uno per uno perché non mi piace molto l'idea delle recensioni a mo' di classifica dove c'è chi vince e chi perde e soprattutto perché, qualsiasi siano le riflessioni, si sta comunque recensendo un singolo racconto, quindi comunque poca roba ai fini di valutare l'effettiva bravura di un autore/autrice. 1) Agnese si diverte: racconto un po' wannabe trasgressive, come molti di questa raccolta, e ambientazione marittima, come molti di questa raccolta. Ha dei momenti alti in cui si vuol parlare della pressione dei pari, specialmente in fatto di relazioni, ma sembrano scollegati con una trama che invece va verso l'omologazione e una retorica un po' da film sulle cotte estive. Forse non l'ho capito del tutto. 2) Strenta: racconto interessante (la descrizione dei fuochi d'artificio alla fine, una metafora della vita?) però soffre della sua eccessiva brevità e, per questo, è forse un po' dimenticabile. Per essere incisivo doveva essere veramente originale e non lo è, bello però l'uso del dialetto. 3) The best time of my life: forse il mio preferito, uno stile originalissimo che, forse non volendo, fa capire tantissimi sottotesti senza neanche rivelarli, il che è rarissimo. Un racconto attuale, che parla di tematiche forti come la guerra in Ucraina e lo fa in un modo naturale e anche contraddittorio, senza falsi perbenismi, e poi ha uno sviluppo della trama talmente semplice ma talmente d'impatto che potrebbe davvero capitare a chiunque e questo, unito al tema attuale, è la forza del racconto. 4) Ragazzacci: wannabe trasgressive pt.2, ambientazione marittima pt.2, banalità sul sesso/ambientazioni misteriose/amore tormentato/la vita fa schifo che trovo noiose per usare un eufemismo. Già letto, già sdoganato, già innocuo. 5) Abbandono: triste che per parlare di omosessualità si consideri in qualche modo utile portare l'esempio di un convento di inizio Novecento. Purtroppo in Italia abbiamo sta fissa che per parlare di tematiche attuali dobbiamo fare storie ambientate almeno 80 anni fa. Non credo sia il modo migliore per parlare di certe tematiche, mi sembra assolutamente antiquato, inutile e anzi più conservativo e bigotto di una banale storiella d'amore omosessuale di Wattpad ambientata nel 2024. 6) Non diventare donna: continuiamo con le ambientazioni passate, che fatte da ventenni che non erano neanche stati concepiti all'epoca mi mette sempre un po' di tristezza. Il racconto in questione però colpisce bene, parla di sensazioni e momenti che qualsiasi donna ha vissuto e in questo sta forse la sua forza e la sua debolezza. Colpisce ma allo stesso tempo potrebbe essere stato scritto da chiunque, non ha niente che lo caratterizzi come un racconto scritto da un under 25 del 2022. 7) Al di là del principio del d'Angiò: wannabe trasgressive pt.3, banalità su sesso e amore tormentato anche qui, prosa finta selvaggia, finta irriverente ormai sdoganata dal 1982. 8) Pelle Italiana: bellissimo racconto nel quale si mette in luce l'orrendo gioco del capitalismo di guadagnare sull'inclusione, oggettificando le minoranze quando esse, in quel momento, non vorrebbero esprimersi. Un finale che è l'unione di queste contro chi vuole solo guadagnare sul loro dolore fingendosi tanto inclusivo. Con un bell'espediente, quello del prurito, per esprimere tutto ciò. Apprezzato, attuale, originale, necessario per capire che non si deve essere sempre paladini e che è meglio essere persone normali, ma sé stessi, piuttosto che "una voce" ma con una maschera. 9) Primo: non c'azzecca nulla con questa antologia, è proprio un punto di domanda. Non capisco il senso, l'utilità, il fine, il perché, il come, non capisco nulla. L'unica cosa che ci vedo è forse una voglia esagerata di esprimersi con paroloni ma cosa voglia dire l'autore non mi è chiaro. Per chi l' ha letto sa che proprio non ci azzecca nulla, ma nulla di nulla proprio, è completamente scollegato. 10) Notturno dissacrante: wannabe trasgressive pt.4, ambientazione marittima pt.3. Qui secondo me vale lo stesso discorso di Strenta, dimenticabile perché breve. Qui in più c'è il difetto che non è proprio conciso come Strenta, qui avevi una storia che con la narrazione della festa poteva e doveva essere più ampia e invece così è proprio tagliata, la storia ne esce un po' svilita, non male comunque lo stile e le riflessioni dei protagonisti. Il finale dove cagano in faccia ai ricchi molto apprezzato. 11) Nel cuore della matrioska: bello? Sì. Importante riflessione sulle carceri italiane da un punto di vista originale? Sì. Secondo me è azzeccato in questa antologia? Non proprio. E' un qualcosa che secondo me non identifica molto gli under 25 del 2022, ecco, l'avrei pubblicato a parte perché è molto bello, ma in questa antologia si distacca troppo, non ne rende bene l'obiettivo. 12) Miasma: wannabe trasgressive pt.5, ambientazione marittima pt.4. Storia d'amore tormentato, con un tocco leggermente onirico, nulla di particolare. Letta e riletta. Carina, sì, ma non mi attira, anche lo stile un po' troppo retorico e un po' troppo tendente a un misticismo che a mio parere risulta spicciolo e ridondante a un certo punto. Un racconto di mezzo proprio.
Apprezzo l’iniziativa della casa editrice; è un atto coraggioso pubblicare 12 giovani autori (più o meno) esordienti. Passando all’opera in sé, qualche spunto interessante c’è, ma la maggior parte dei racconti proposti non portano molto di attuale, cioè ciò che personalmente stavo cercando in una racconta di under 25. Nei nei temi e nelle ambientazioni ho trovato le storie proposte a tratti repetitive. Inoltre mi sarebbe piaciuta maggiore coesione: non c’è un filo conduttore (come appunto mi aspettavo che fosse l’attualità, temi che riguardano la nostra generazione).
Ci tengo però ad esprimere il mio apprezzamento per “Pelle italiana” di Aminata Sow, a mio parere il racconto più riuscito e davvero attuale. Avrei voluto che tutta la raccolta seguisse questa lunghezza d’onda.
Progetto interessante, ma che nel complesso mi ha lasciata delusa: mi aspettavo di trovare racconti più freschi, stili più vivaci, note di colore più accese, indice di una ventata di novità portata, appunto, da giovanissimi scrittori. Invece questi racconti potrebbe averli scritti chiunque.
Come in tutte le raccolte di racconti ce ne sono di più riusciti (Ragazzacci, Abbandono, Nel cuore della matrioska e Miasma decisamente i migliori) e di meno riusciti (alcuni parecchio meno riusciti), ma la nota dolente per me rimane il piattume nello stile. Ogni racconto, bene o male, ha la stessa voce e sembra che dietro nasconda la stessa mano. Tutto è troppo preciso e pulito, il che mi ha fatto pensare di star leggendo testi corretti, ricorretti e revisionati da un docente di scrittura, piuttosto che dei racconti raw di autori esordienti o comunque alle prime armi.
Bellissimo!! Letto moltissimi racconti di emergenti under 25 negli ultimi tre anni per la Seppia e concordo che questi siano stupendi. Racconti preferiti: Agnese si diverte, The best time of my life, Abbandono, Notturno dissacrante, Miasma. Voglio altre cose così 🥺
Su 12, forse i racconti salvabili sono 2, il resto è tutto un riciclo di argomenti "trasgressivi" che ruotano intorno al sesso, al turpiloquio e di nuovo al sesso. Ma non sono tanto le trame a essere povere, quanto lo stile: tutt* sembrano aver portato a casa il compitino, con dei racconti "ben fatti", ma potrebbero essere stati scritti dalla stessa persona, non si vede lo stile e non si sente la voce. Un gran peccato e una grande delusione.
Trovo fosse quasi necessaria una raccolta di giovani autori e autrici in questo momento storico. Si aveva bisogno di un certo cambio di rotta, un segnale, un "noi esistiamo" in una società che sembra sempre meno fatta per noi, dove il futuro ci viene tolto sotto i piedi. Nella maggior parte dei racconti ho proprio riscontrato questa voglia di essere presenti nel mondo anche descrivendo la propria assenza in e impotenza verso esso. Ho letto critiche riguardo alla mancanza di un filone, io ho amato proprio il fatto che fossero tutti diversi perché è la pluralità che caratterizza la nostra generazione. Ci sono alcuni racconti che mi convincono di più (matrioska, pelle italiana, ragazzacci) e altri di meno, ma in generale mi sento di dare 5 stelle per poter supportare nel mio piccolo altri progetti simili e far passare il messaggio chiaro che non è vero che i giovani non scrivono o non leggono più, ci siamo basta darci la possibilità di poter far rumore.
Se non sapessi che autori di Fanfiction sotto ai 25 anni sono capaci di scrivere con profondità e senso, direi che questa raccolta è la prima pagina di un efp circa 2015. Un 80% è costituito da quella che nella mia mente (e sono passate due ore dall'inizio della lettura) è un unica storia di personaggi anonimi che fanno o pensano al sesso. Una sequela di "e poi è successo questo" che nulla dicono sulla mente dell' io narrante. "Show don't tell" non vuol dire che chi legge deve avere in testa l'immagine di un manichino dei crash test che fa cose senza nemmeno un tentativo di introspezione. La mia impressione è che questo 80% consumi più media visivi che libri e che quindi manchino proprio gli strumenti per descrivere ciò che un personaggio sta provando o pensando. Il tutto lascia con un grande senso di "e quindi?" finale.
Non penso che sia un problema degli autori, sebbene siano molto acerbi, quanto più una mancanza di una linea editoriale o proprio di un editor che faccia notare cose ("erano circa le" con un'ora precisa funziona solo con Spock in Star Trek, perché in un contesto preciso che lo identifica come una battuta, in questo caso sembra davvero una svista). Alcuni racconti sono ambientati in luoghi e tempi misteriosi, alcuni con atmosfere da fiabe, altri usano un linguaggio da film neorealista, altri ancora soffrono del formato scelto, tagliando in fretta e furia quando il wordcount stabilito si avvicina.
Una menzione d'onore però va a Aminata Sow, che riesce a rinchiudere nel racconto tutto ciò che era necessario, affrontando argomenti seri senza pesanti perbenismi ma usando le proprie parole con efficacia.
Io che non mi ricordo neanche com'era avere meno di venticinque anni, anche se di fatto è stato poco fa. Solo che c'è stato di mezzo il Covid e anche un paio di cuori spezzati. Ciò che mi hanno lasciato questi dodici racconti è un senso di tristezza estremo, tutto questo sesso vuoto e questi sentimenti sprecati, questa incomprensione perenne, con chiunque. Non c'è un fil rouge dichiarato tra i racconti, se non quello di esser stati scritti da autori under 25, ma forse può essere proprio questo: un'adolescenza protratta verso il vuoto. Fa tutto un po' male, soprattutto oggi, per me.
Alcuni meglio degli altri, com'è giusto che sia. Qualche picco di bellezza (come quello di Ruben Rossi). Un manifesto generazionale piuttosto generico, e poco a fuoco (nella prefazione si parla anche della difficoltà di trovare materiale di scrittori così giovani), che però è anche un bello schiaffo.
Alcuni racconti migliori di altri, ma le voci si confermano acerbe come uno di quei frutti che sai che non devi addentare perché non ti soddisferanno, eppure ci affondi comunque i denti. Dalle nuove leve della fiction nostrana ci si aspettava un minimo di brio, un minino di guizzo creativo, ma si resta complessivamente delusi. Concordo con chi dice che non c'è nessuna freschezza, nessuna originalità, nessuna contemporaneità: i racconti hanno tutti un qualcosa di trito e ritrito e paiono (buoni) esercizi di scrittura, ma niente di più. Sono verosimilmente stati scritti nel 2022, ma - a eccezione della guerra in Ucraina - manca ogni accenno al nostro presente. Se questo è il futuro della narrativa italiana siamo messi bene.
47\2024 Il libro è composto da 12 racconti scritti da giovani under 25. Premettendo che i racconti non sono sicuramente nelle mie corde, ho trovata tanta inesperienza anche se alla base ci sono idee valide. Credo che per scrivere un racconto bisogna essere molto esperti per dare un inizio, un corpo ed una fine ad una storia in poche pagine. Qui ritrovo tutta la giovane età degli scrittori che si scontra con questa tipologia di scrittura che reputo più complessa di un romanzo
Allora, io con le raccolte di racconti faccio fatica e blablabla, ma devo dire che questa mi è piaciuta molto (in cui “molto” è il “molto” che mi può piacere una raccolta di racconti, che quindi non è niente male, anzi)! Segnalo in particolare “Ragazzacci”, “Abbandono”, “Non diventare donna”, “Notturno dissacrante” e “Miasma”
This anthology of under-25 authors from a country where young voices often struggle to be heard is an interesting concept. However, the execution falls short. The stories lack depth and a unifying theme, feeling more like scattered exercises in style than cohesive narratives. It's a missed opportunity, especially considering the wealth of talented young writers thriving online, often on themes outside the "mainstream".