Passavamo sulla terra leggeri è considerato uno dei libri di letteratura sarda più rilevanti e rappresentativi, e dopo averlo letto mi chiedo davvero il perché. Mi aspettavo una versione romanzata della storia della Sardegna, ma ciò che ho trovato ha veramente poco a che fare con la storia della Sardegna.
Partiamo dall’inizio. La storia nuragica non era troppo male. Anzi, mi stava piacendo ed entusiasmando, ma forse perché era ovvio che ci sarebbe dovuta essere una certa licenza narrativa. L’arrivo dei Fenici (o la loro trasfigurazione nel libro) mi fa iniziare a storcere il naso. La società fenicia viene ridotta ad un caricatura di rituali a sfondo sessuale che travisa totalmente gli effettivi rituali fenici esistenti. È la prima di tante occasioni utilizzate per dividere il noi (sardi) dagli altri, che piano piano approdano lungo le coste, corrompendole, mentre i veri sardi e la vera società permane solo nelle montagne del centro.
Il racconto dell’epoca romana mi ha annoiato assai. Sarà che forse l’epoca romana non è la mia preferita, ma in questo libro si è limitata ad essere una serie di eventi e nomi che vengono dimenticati appena si volta pagina. Lo stile narrativo poi non aiuta. Passavamo sulla terra leggeri non è scritto come un romanzo normale, con descrizioni, arco narrativo, dialoghi mirati, personaggi tridimensionali. Le descrizioni sono quasi inesistenti, i dialoghi abbastanza blandi, i personaggi sono macchiette. Ma tutto ciò è volutamente cercato per rendere la narrazione simile ad un racconto popolare sardo, in cui il contesto spesso si perde, così come i dettagli. Il problema è che, specialmente nella parte romana, questo vuol dire perdere completamente il senso di quello che si sta leggendo.
Vi è poi un intermezzo vagamente comprensibile con una presunta invettiva contro un ipotetico storico sabaudo che avrebbe detto che i Mauri erano nordafricani, mentre la voce narrante non è d’accordo, erano chiaramente sardi, e lo storico sabaudo sta solo cercando di dividere i veri sardi dalla loro terra, invalidando la loro resistenza millenaria contro lo straniero. Già. A chiunque abbia già letto qualcosa di storico sulla Sardegna, non verrà difficile notare la somiglianza fra lo “storico sabaudo” e La Marmora (che tra l’altro era piemontese, non sabaudo, e sono cose diverse), che fu il primo (forse) a trascrivere dei Mauri (nordafricani) arrivati in Sardegna con i Vandali. E indovinate un po’? Parrebbe che avesse ragione. Quest’intermezzo è una pura presa di posizione ideologica, di stampo nazionalista sardo, che ancora una volta vuole dividere fra il Noi e il Loro, stavolta facendo leva sulla propaganda anti-sabauda. Peccato però che La Marmora, pur avendo servito i Savoia, fu il primo a combattere contro di loro e a prendere forti posizioni contro le loro politiche, così come si può leggere ancora oggi nei suoi scritti. E no, con i sardi non parlava italiano. Parlava francese, e... sardo, ma guarda un po’.
Si arriva alla storia medievale. Qui è un’altalena di momenti accettabili e cose da far accapponare la pelle. Chiariamo subito che qui di storia medievale c’è poco. Ci sono alcuni nomi prestati, alcuni personaggi chiaramente paralleli a veri personaggi storici, ma la loro storia è completamente travisata. La linea temporale è completamente alterata, rendendo totalmente inapplicabili le ragioni causa-effetto che hanno portato a determinati eventi. La Corona d’Aragona viene chiamata in causa troppo tardi (e non parliamo del fatto che viene chiamata “Corona di Spagna”, “spagnoli”...). In compenso, vi è una setta inventata di sana pianta che si diverte a molestare i Giudici, e soprattutto, questi poveri Giudici, in secoli non si oppongono mai a queste molestie. Anche qui, la setta viene distinta dal Noi (sardi) da pratiche a sfondo sessuale, che richiamano il Carrasecare Osincu (di Bosa), di ispirazione fenicia. Peccato che il Carnevale sardo sia di chiara origine dionisiaca... Ma fraintendiamo tutti i significati e continuiamo ad affibbiare la promiscuità sessuale agli antagonisti.
Palese mancanza nella narrativa medievale è la presenza di personaggi fondamentali di origine straniera. Troviamo una figura che chiaramente vuole essere Barisone de Lacon-Serra, però sua moglie, la catalana Agalbursa, non esiste. Abbiamo un presunto Mariano IV, ma sua moglie, la catalana Timbora, madre di Eleonora, è stata sostituita. Abbiamo una pseudo Eleonora, ma suo marito, il sardo-genovese Brancaleone, è pure stato sostituito da Mattia. Sono state tagliate tutte le connessioni della società giudicale sarda con le maggiori potenze del Mediterraneo, in maniera da evitare le “contaminazioni” genetiche. Una lettura piuttosto ideologica che vuole ancora una volta separare i sardi dagli altri. Mattia è l’unico personaggio simpatico del libro, e questo solo perché mi ricorda il mio amico.
La Corona d’Aragona arriva fin troppo tardi. I tanto sbandierati 100 anni qui sono stati... 10? Non viene posto in rilievo il potere che la Corona aveva nel periodo e non si capisce da dove ne arrivi. Non parliamo poi della brutale alterazione dei nomi catalani di località geografiche: Caglié e Magliorca mi hanno fatto venire i brividi.
Che dire, di storia qui ce n’è poca. Ci sono chiari riferimenti a nomi e alcuni eventi storici, ma sono talmente travisati e trasposti che si farebbe meglio a dire che è una storia inventata da zero, con qualche ispirazione. Quello che è chiaro è l’ideologia con cui questo libro è stato scritto. Mi aspettavo di più, specialmente perché il titolo è bello. Invece, è pericoloso farlo leggere a chi non conosce abbastanza di Sardegna e non è in grado di distinguere la realtà dalla finzione. Non mi aspettavo un’opera di narrativa storica, ma qui le modifiche sono state fatte ad arte.
Insomma, un libro fortemente ideologico, dallo stampo nazionalista, che vuole sollevare genti che non hanno studiato la vera Storia, per di più scritto male. Tre stelle solo perché Mattia mi sta simpatico. Lo raccomando solo a chi vuole vedere con i propri occhi, perché non fa mai male.