Continua la mia luna di miele con monsieur Dumas. La lettura di questo romanzo mi ha confermato (se per caso ne avessi bisogno) le straordinarie doti narrative del narratore francese, che ormai considero uno dei più grandi scrittori di sempre e certamente uno dei miei preferiti.
Primo volume della trilogia de “Gli ultimi Valois”, La regina Margot è un romanzo storico, dalla trama fitta di avvenimenti, molto ben elaborati e descritti, ambientato nella misteriosa Parigi della seconda metà del 500.
Il libro si apre durante un ballo al Louvre in occasione dei festeggiamenti del matrimonio tra Margherita di Valois (sorella del re Carlo IX, da quest’ultimo chiamata affettuosamente Margot) e il re senza regno, Enrico di Navarra di religione calvinista. Un matrimonio politico molto importante che dovrebbe (in questo caso il condizionale è d’obbligo) mettere fine alle continue lotte tra cattolici e ugonotti.
Dovrebbe ma non è così.
Pochi giorni dopo le nozze, la regina madre Caterina de Medici, per evitare che una terribile profezia si realizzi, istiga il re suo figlio a dar compimento ad una delle stragi più tragiche e tristi della storia di Francia: la strage di San Bartolomeo, chiamata così perché avvenne la notte del 24 agosto del 1572, giorno di San Bartolomeo. In questa terribile notte, così straordinariamente descritta da Dumas nelle pagine di questo libro, furono sterminati nel giro di poche ore quasi tutti gli ugonotti parigini e quelli sopravvissuti furono costretti a convertirsi alla religione cattolica.
Tra gli ugonotti sopravvissuti c’è Enrico di Navarra.
Dopo quella terribile notte si apre per lui un periodo non facile alla corte francese, in cui dovrà continuamente guardarsi le spalle, ma potrà contare su un’alleata non di poco, sua moglie Margot…
La regina Margot è un libro in cui si susseguono senza tregua complotti, intrighi, congiure, tradimenti, omicidi, amori, rivalità, avvelenamenti, profezie, sortilegi, armi, risse, lotte fratricide e religiose, equivoci, scambi di persona, situazioni rocambolesche, tutto quanto descritto dall’eccelsa penna di Alexandre Dumas, con una scrittura molto vivace e ironica.
L’autore, dopo essersi documentato sulla storia francese, mescola realtà e fantasia, interpreta la Storia, con la S maiuscola, a modo suo e tratteggia un romanzo avvincente in ogni singola pagina.
Dumas sempre eccellente nei dialoghi, possiede il dono di catturare il lettore e coinvolgerlo nella scena che viene narrata e lo tiene incollato sino alla fine. È sicuramente un maestro nella costruzione della trama, ma soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, tratteggiati in modo così impareggiabile da sembrare quasi vivi e di conoscerli da tempo.
Nonostante il titolo, il vero protagonista del romanzo è sicuramente Enrico di Navarra, uomo sornione, sagace, abile a prevedere il prossimo attentato alla sua vita, che dopo la fatale notte del 24 agosto, si ritrova al centro d’intrighi di corte, complotti e giochi di potere orditi nei suoi confronti dalla regina madre Caterina de Medici.
Caterina è il vero deus ex machina dell’intera vicenda, che tutto muove e manovra; è descritta dall’autore come una donna assassina, malvagia, calcolatrice, fredda, superstiziosa, avvelenatrice e amante delle congiure; tutto il contrario di come lei fu veramente: una regina che ha sempre cercato di trovare una conciliazione tra ugonotti e cattolici, che ha tenuto le redini del regno durante uno dei periodi più tempestosi della storia francese, quello delle guerre di religione post riforma protestante.
Di certo nel libro non manca di avere una parte rilevante anche colei che da’ il titolo al romanzo: Margherita di Valois. Donna seducente, bella, colta, intrigante che tiene gli uomini in pugno grazie al suo fascino e al suo carisma.
La descrizione di un atto particolare che Margherita compiva nei confronti dei suoi amanti mi ha impressionato parecchio, e non voglio descrivere di cosa si tratta perché si può scoprirlo leggendo questo romanzo.
Uno degli aspetti che più mi piacciono nei libri di Dumas, un vero maestro in questo, è la sua capacita di descrivere uno dei sentimenti più belli: l’amicizia.
La regina Margot ha come protagonisti veri e propri due personaggi di tutto rispetto, che l’autore francese decide di affiancare ai personaggi della casa reale francese: l’elegante conte francese Joseph Hyacinte de La Mole, e l’estroverso e un po’ caricaturale conte piemontese Annibale de Cocconas, due personaggi storici realmente esistiti e nella realtà non proprio così amici.
I due sono diametralmente opposti sia nell’aspetto fisico sia in quello caratteriale.
Uno ugonotto, l’altro cattolico; il primo è pallido e biondo, il secondo è abbronzato e bruno; uno è riservato e raffinato quanto l’altro è chiacchierone ed esuberante. Due tipi opposti e con pochi punti in comune, eppure la loro amicizia è una di quelle più appassionanti e meglio descritte tra quelle create dalla penna di Dumas. Un’amicizia che nasce attorno al tavolo di una locanda parigina, ma è bruscamente interrotta la notte della strage di S. Bartolomeo, riprende nuovo vigore e slancio dopo una sfida a duello in cui volano colpi di sciabola e pistola che colpiscono indistintamente entrambi allo stesso modo.
Mi diverto sempre tantissimo nel leggere uno dei romanzi dell’autore francese.
Leggere un libro di Alexandre Dumas è come entrare in un mondo che coinvolge tutti i sensi; un mondo che pochi scrittori riescono a creare. In questo libro ho passeggiato tra le strette vie della Parigi rinascimentale, con le sue case e le sue taverne, tra gli immensi e bui corridoi del Louvre, appena rischiarati dalla luce delle candele, tra le stanze, i corridoi segreti, in cui mi è parso di sentire i passi dei personaggi.
Un libro scritto magnificamente, dallo stile raffinato ed espressivo, avvincente, scorrevolissimo, coinvolgente, ricco di dialoghi ben costruiti, di costruzioni molto dettagliate, ricco di suspence e di colpi di scena sempre in agguato ad ogni cambio di pagina.
In parole povere: si legge tutto d’un fiato.
Ad uno dei più grandi scrittori di sempre, che ha il dono di catturare il lettore come pochi altri, non riesco a dare meno di quattro stelle.
Al prossimo incontro Monsieur Dumas. Au revoir.
Per i due poveri spasimanti vi era qualcosa di spaventoso nella distanza quasi invalicabile che li separava dall’oggetto dei loro desideri.
Eppure la speranza è un sentimento tanto radicato nel cuore dell’uomo che nonostante la follia della loro speranza, essi persistevano a sperare.