Tahar Ben Jelloun è scrittore poetico a tratti onirico. Queste caratteristiche non gli evitano, comunque, di poter scrivere di temi importanti e di analizzare le vistose crepe della società contemporanea. Naturalmente quasi tutte le ambientazioni dei suoi romanzi sono africane o francesi. In alcuni romanzi sembra addirittura un visionario, ha scritto libri completamente basati su sogni e metafore, ma che poi alla fine si concludevano con richiami alla realtà..
Un docente della facoltà di lettere, scrittore e marito in crisi, accetta di partecipare ad un concorso letterario indetto dalla giunta comunale di Napoli. Arrivato nella città partenopea, lo scrittore “conosce” l’Albergo dei poveri e i suoi sotterranei, edificio fatto costruire da Carlo III per obliare la miseria che era la vera regnante dell’epoca.
In tutti i romanzi di Ben Jelloun la figura femminile assume un’importanza rilevante e decisiva. E’ la donna il propulsore dei sentimenti più puri, è la donna che, grazie alla sua intelligenza e ad un innato intuito, può portare gioia e pace. Anche in questo romanzo è una serie di figure femminili che hanno rilevanza e assurgono a vere e proprie protagoniste del libro. La principale figura è senza dubbio la Vecchia (metafora di Napoli?) quasi un simulacro dell’Asilo degli Scarti Umani. È lei il motore del viaggio onirico che il docente marocchino del romanzo effettua. È la Vecchia che racconta le storie delle passioni che gli uomini e le donne si tengono strette nell’inconscio, per difendersi, in verità, dalle orribili realtà del “mondo fuori”. Le diverse storie che si intrecciano nel romanzo – tutte bellissime e difficili da raccontare, meglio leggerle con il trasporto che meritano – svegliano anche l’inconscio di Bidoun – il nome del narrante, anzi il soprannome – che incontra altre tre donne, Isa, Ida e Ava Maria le quali, in pratica, sono come fossero la stessa donna capace di scuotere il protagonista e di fargli prendere coscienza di se stesso.
Un romanzo bellissimo e coinvolgente che si legge tutto di un fiato e, nonostante le tante sub-storie, senza perdere mai il filo.