“Ninfa Fluida”, sembrerà un banale gioco di parole, ma è un saggio assolutamente fluido. Didi-Huberman avrebbe voluto terminarlo diversamente, prolungando la stesura per più di cinque capitoli e approfondendo nomi e concetti che, soprattutto nelle ultime pagine, si è dovuto limitare a elencare in una carrellata, seppur certo illuminante, abbastanza infinita.
Credo che la grandezza di Didi-Huberman stia proprio nel sapersi confrontare con il pensiero di Aby Warburg, verso cui è apertamente debitore, rinnovandolo grazie alla coniazione di espressioni virtuose ed essenziali al tempo stesso. Chi altri avrebbe potuto definire la Primavera di Botticelli una «drammaturgia di respiri», giusto per fare un esempio?
“Ninfa Fluida” permette di riconfrontarsi con un sempreverde della storia dell’arte come Botticelli, apprezzandone però finalmente l’indiscutibile fluidità e, dunque, complessità e ambiguità. Ninfa torna di volta in volta, di epoca in epoca, come le onde del mare, che passano, ci promettono che ritorneranno, ma non sappiamo quando ciò accadrà: allo stesso modo, Ninfa passa e ritorna, con la volontà di ricordarci quanto la vita sia un pendolo che oscilla tra la vita e la morte, tra l’apollineo e il dionisiaco – quanto la vita sia, senza scusanti di alcun genere, essenzialmente fluida.