Som i så många av Kincaids romaner kretsar även denna historia kring relationen mellan mor och dotter. På pulserande prosa ger hon en vuxen kvinnas betraktelse av sin mamma (och sig själv som tvååring). Genom historien om en gul klännings tillblivelse tecknar hon bilden av en avgudad mor, som på samma gång är självuppoffrande och svår att nå. Novellen publicerades ursprungligen 1992 men kommer nu för första gången på svenska, i översättning av Gunn-Britt Sundström.
Jamaica Kincaid is an Antiguan-American novelist, essayist, gardener, and gardening writer. She was born in St. John's, Antigua (part of the twin-island nation of Antigua and Barbuda). She lives in North Bennington, Vermont (in the United States), during the summers, and is Professor of African and African American Studies in Residence at Harvard University during the academic year.
An adult woman is looking at a photograph of herself on her second birthday. She was wearing a smocked yellow dress sewed by her mother. The narrator tells of her reactions as a child, and now as an adult, to the preparations for the photograph. Her mother made many sacrifices, but was she doing it for tradition, for herself, or for her child? The narrator wonders if her unwed mother felt that her child was a burden. An underlying difficult mother/daughter relationship runs through this short story. 3.5 stars.
Although this is essentially the story of a single childhood memory, the love of the daughter for her mother lasts a lifetime. The narrative is spiced throughout with sentences of the type “I didn’t know that then (but I know it now)” for an interesting stylistic effect.
«E così per giorni, mia madre, dopo aver finito le faccende, sedeva sulla soglia, per metà al sole, per metà non al sole, e cuciva insieme le varie parti del mio vestito di popeline giallo; pieghettava la stoffa e faceva gli orli e le pinces; stava imparando proprio allora il punto smock, da sola, e così era costretta a fare dei punti dritti ; il bustino del vestito sembrava semplice, alla buona, i dettagli e il motivo si possono vedere soltanto da vicino e dal vivo, non da lontano e in fotografia; e molto tempo dopo, quando lei ebbe preso la mano, il bustino dei miei vestiti si fece sovraccarico di punti, a zig-zag, punto figura, nido d'ape, Vandyke, e specie di uccelli che non aveva mai visto e specie di fiori che non aveva mai visto e specie di animali che non aveva mai visto dal vivo, solo nell'illustrazione di un libro.».
Due brevi frammenti di anima dell'autrice, legati ad episodi che prendono avvio dalla creazione di un vestito ciascuno. I suoi ricordi si srotolano con fluidità e naturalezza, mentre i piani temporali si intrecciano senza forzature; i suoi pensieri sono discreti, e non perdono chiarezza, pur rimanendo delicati e quasi impalpabili. Centrale il tema della maternità (vista dalla prospettiva prima filiale, poi genitoriale) che corre parallelo alla domanda sostanziale sull’identità. Nonostante la loro estrema essenzialità, questi due racconti risultano completi e, paradossalmente, ricchi, sicuramente merito di una scrittura impeccabile e profonda: Kincaid non ha bisogno di aggiungere neanche una parola per esprimere molto più di quanto compaia nero su bianco. Che gioiellino.
Interessante il primo dei due racconti, seppur lo stile intervallato da tutte quelle parentesi con i commenti dell'autrice mi abbia fatto andare in iperventilazione la vicina nella testa. Il secondo racconto è invece totalmente sciapo.
Leggere la Kincaid significa, ogni volta, sapere che si sta andando verso il cuore del tema, e che in quel percorso qualcosa di sé, del proprio femminile in rapporto alla figura della madre, degli uomini o ai luoghi, al passato, verrà a sfiorare delle cicatrici e si capirà quanto é stato da noi elaborato, si rivivono i passaggi fondamentali del proprio entrare nel mondo. La sua voce emoziona per come in quel suono atavico tutto viene espresso, velatamente ma anche spietatamente, come volontà di riscatto e affrancamento. In questo minuscolo libro, densissimo e ipnotizzante, sono riuniti due racconti che vedono protagonista un vestito; elemento che la Kincaid utilizza come metafora, simbolo dentro il quale si racchiude tutta la complessità del rapporto madre figlia. Il secondo racconto l’ho interpretato come una prosecuzione conseguenziale del precedente, dove la bambina diventata adulta e a sua volta madre racconta la sua difficile emancipazione anche attraverso la scelta di un proprio stile. È proprio questo raccontare la vita attraverso le traslazioni che rende il dolore espresso dalla Kincaid profondo e universale, uno specchio per chi la legge.
Mai letto nulla di J. Kincaid anche se sempre in lista da un po' di tempo. Stile e prosa fulminante in questi due brevissimi scritti che ricordano infanzia e giovinezza.
Rimase a guardare per un istante mentre mia madre, smentendo lo sguardo che aveva negli occhi, mi diceva parole gentili e amorevoli con voce gentile e amorevole, e allora Mr. Walker si avvicinò a uno specchio appeso al muro e con due dita si schiacciò un foruncolo sulla guancia grande quanto un pizzico di sabbia; il foruncolo, la cui superficie era bianca e lucida, si ruppe emettendo un suono minuscolo, plap, e ne fuoriuscì una lunga striscia di pus denso, giallo, che si arricciò sulla guancia di Mr. Walker, molto simile alla decorazione della torta di compleanno che mi aspettava a casa, e la mia torta di compleanno era decorata con varie specie di flora e fauna che mia madre non aveva mai visto (e non ha ancora visto a tutt’oggi, ha settantatré anni).
No, definitivamente no me gustó. No sólo la historia no es para nada atrapante, sino que la forma en la que está escrita tampoco llama la atención. Entiendo que es una historia de denuncia de la pobreza y la desigualdad social y por eso le puse 2/5 estrellas y no 1/5, pero la realidad es que siento que la forma infantil en la que está escrita y la falta de hilo conductor de la historia hace que su objetivo principal se diluya en la dificultad que encontré para poder terminar de leer este cuento y encontrarle un sentido. No lo recomiendo.
Così breve e così intenso, un solo vestito e dentro una bambina, che è due bambine, e poi una donna, che è più donne, un racconto bello, che sembra leggero e lo è anche ma non è solo leggero, che sembra giovane e allegro, e lo è anche ma c'è dentro del peso e della non giovinezza, un racconto bello, un allora e un adesso che insieme sono la biografia di un vestito, di quel vestito di popeline, e di Jamaica che ventenne, voleva essere una scrittrice
Kan inte riktigt avgöra om jag tycker det var ett jobbigt språk eller kul men eftersom den var så kort blev det inte såå jobbigt utan lite skojigt så blir en 4a. Hade den varit längre hade det nog blivit jobbigare
I started this and i was skeptical. The parentheses feel like a hit too much at the start, but then it all makes sense. I want to read more from her, this one is a pearl. Reading is amazing because how could’ve i ever known such experience? Do i know it now that i read it? It’s fascinating….
A ver, tuve que releerlo para encontrarle el gusto. Es un monólogo interior bastante interesante donde las idas y vueltas entre el pasado y el "presente" (que también es el pasado pero un poco más presente) se entrelazan sin que el lector se de cuenta. Creo que fue por eso por lo que tuve que leerlo dos veces para encontrarle el gusto. Como argumento general, cuenta la historia de cómo llegó a ser el vestido de popelín amarillo que la protagonista viste en una foto de cuando tenía dos años y todo lo inherente a la creación del mismo. Creo que es entretenido y lo que si remarco es que tiene muchos recursos literarios muy interesantes para explotar. Es por eso que lo recomiendo para cualquiera que desee encontrar inspiración y recursos para utilizar en sus textos.