“Era il 7 Settembre 2013 – il giorno del suo dodicesimo compleanno. La Città Santa
era stata colpita da un uragano”.
Così si apre l’ultimo volume della mia Light Novel preferita, quello che ho rimandato a leggere per un sacco di tempo, perché ne conoscevo l’epilogo e non ero pronta a lasciare andare i suoi protagonisti.
Non che ora lo sia.
Diciamo che mi sono rassegnata a farlo e che ho letto sapendo perfettamente che le parole di Nezumi a Karan, “vi riunirete assolutamente”, sarebbero valse anche per lui e Shion, almeno così io interpreto il Side Story di No.6 che credo rileggerò dopo aver rivisto tutto l’anime, dato che mi sento parecchio in lutto.
Dico sempre che Shion e Nezumi sono la mia debolezza e che la loro storia per me ha un valore molto grande.
Si apre così come è cominciato tutto, quella terribile notte che cambiò ogni cosa.
Quel memorabile giorno di tempesta, gli abitanti di No.6 non si sentivano minacciati da niente, soprattutto i residenti di Cronos: nell’utopia perfetta di quella città, risultato della saggezza e della più avanzata tecnologia umana, niente poteva sfuggire al controllo di No.6, nemmeno il meteo.
Quel giorno di tempesta, però, un ragazzino di dodici anni non si sentiva come tutti gli altri. No.6 lo spaventava, sembrava soffocarlo, e la tempesta gli appariva un grido di libertà, come quello che gli uscì dalla gola quando Shion, sfidando i controlli computerizzati di Cronos, spalancò la sua finestra.
Urlò con tutte le sue forze, Shion. Urlò attraverso il vento e la pioggia che lo stava inzuppando.
Urlò per se stesso e per qualcun altro: Nezumi.
|Quella notte di tempesta aprii la mia finestra.
Per quale motivo? Se lo domandava spesso. Per quale ragione aprii quella
finestra? Perché ero incitato da quella natura impazzita? Mi spingeva un violento
impulso? Per quale ragione? Di certo ho aperto la finestra e ho urlato con tutte le
mie forze, gridando come per gettare fuori tutta la rabbia. Se non lo avessi fatto,
avevo l’impressione che sarei andato in pezzi. A modo mio, temevo sarei stato
intrappolato e addomesticato da No. 6.
Una paura indefinita – forse qualcosa che tu non hai mai conosciuto, Nezumi.
Mi sembrava di soffocare. Avevo paura, volevo gridare.
Ecco perché ho aperto la finestra – no?
No.
Non è questo.
Tu mi hai chiamato.
Io ho udito quella voce – la tua voce – che mi chiamava.
La tua voce, che strisciando nel vento e correndo tra la pioggia, mi ha raggiunto.
Mi hai chiamato, ed io ho udito la tua voce.
Ecco perché ho aperto quella finestra. L’ho spalancata verso l’esterno.
Ho esteso la mia mano alla tua ricerca. [...]
Ho aperto quella finestra perché potessi incontrarti.
È questa la verità su di noi, Nezumi.|
Nezumi è ferito. La distruzione del Penitenziario si sta rivelando una missione suicida. Potrebbero morire entrambi da un momento all’altro e non vedere mai la fine di No.6 che tanto avevano sognato.
Ma per Shion l’idea di morire, persino di andare all’inferno, non sembra poi così malvagia se al suo fianco avrà per sempre Nezumi.
Già, dovrei dirgli che Nezumi non è in grado di stare al fianco di nessuno, vero?
Più che altro lo ripeto a me stessa, sapendo che la fiducia di Shion in Rikiga e Inukashi è stata da sempre ben riposta e che nessuno di loro morirà, anche se la speranza di Shion di restare per sempre con Nezumi è destinata a fallire miseramente.
Uscire dal Penitenziario, scappare dal fuoco, dalla distruzione e rifugiarsi nell’unico posto da cui tutti erano fuggiti, la città Santa, sembra l’unica via di salvezza per Nezumi, sanguinante e privo di sensi.
Shion, di solito incerto e guidato dall’esperienza di Nezumi, in questo frangente prende la situazione in mano: aveva giurato di proteggere Nezumi a ogni costo, e niente avrebbe potuto fermarlo.
Ai margini di Lost Town c’era una clinica, il cui dottore era solito comprare il pane di Karan. Lui conosceva Shion e l’aver perso il fratello ad opera di No.6 è la fortuna di Nezumi.
Quella notte di tempesta, Shion aveva salvato Nezumi e in questa notte infuocata, l’aveva salvato di nuovo.
|Quella notte di tempesta, hai aperto la finestra e mi hai accolto.
Un vero miracolo. Per me, sei stato un miracolo molto più di quanto la Dea della Foresta sia mai stata. Mi sentii come se mi fosse detto di vivere di sopravvivere, di non arrendermi…se tu non fossi stato lì, io non sarei riuscito a sopravvivere quella notte.
Shion, tu, solo tu, sei stato l’unico che mi ha salvato.|
E’ questo il momento in cui scopriamo tutta la verità su Nezumi e sulla storia della sua gente, il Popolo della Foresta, il popolo dei Cantori, e cosa Rue aveva fatto rivelando a Fennec e ai suoi colleghi i segreti di Elyurias, la divinità della natura, questo possiamo pensare che alla fine fosse l’entità che No.6 voleva imbrigliare e comandare a suo piacimento.
Era così semplice arrivarci! Gli uomini con il loro egoismo e la loro presunzione di essere al centro del mondo avevano preteso di asservire la natura e piegarla per i propri scopi, distruggendo gli unici in grado di mediare tra la dissennatezza umana e la forza distruttrice dell’universo, i Cantori.
Era questo che Nezumi faceva quando cantava: riportava la pace e l’equilibrio tra i cuori degli uomini e la potenza del creato.
Ed ecco che ogni parola del canto di Nezumi trova la sua spiegazione.
Ecco cosa significavano quei versi, i versi che calmavano un moribondo, il pianto di un bambino, la gente terrorizzata.
|Il vento porta via le anime, gli uomini rubano i cuori
O terra, vento e pioggia;
O cieli, O luce
Lascia che tutto resti qui
Lascia che tutto resti qui, e
Viva in questo luogo
O anima, mio cuore, O amore, miei veri sentimenti
Tornate qui, a casa
E qui restate
Il vento porta via le anime, gli uomini rubano i cuori
Ma io resterò qui
E continuerò a cantare
Ti prego
Accompagna la mia canzone
Ti prego
Accetta la mia canzone|
Nel frattempo No.6 è nel caos. I cittadini credono alle parole di Yoming e circondano il Moon Drop con l’intenzione di sollevarsi.
Nell’ufficio del sindaco, Fennec e il dottore discutono il da farsi: sedare nel sangue la rivolta, così da mantenere intatta la natura di No.6, giustizia e perfezione, oppure arrendersi all’evidenza che quell’idillio utopico si era frantumato in mille pezzi.
La voce di Shion si fa sentire tra la folla: è lui ad aprire la strada a Nezumi.
|“Elyurias, ascolta la nostra supplica. Credi in noi, solo una volta.”
“E’ questo che desideri per te, Cantore?"
Nezumi fece un piccolo cenno col capo.
"Quale appartenente al Popolo della Foresta, crederai nei residenti di No. 6?"
"Non avrò fiducia nella gente di No. 6. L’unico in cui credo è lui. No, non è questo. Non è che io creda in lui, è che –"
“Che?”
"Voglio vedere ciò che Shion diventerà. Voglio vedere a cosa darà luce dalle rovine
di No. 6. Voglio vedere con i miei occhi cosa creerà."|
Il desiderio di Nezumi sarà accolto. Lui, l’ultimo discendente del Popolo della Foresta, massacrato dalla grettezza e dalla megalomania umana, aveva cantato per riconciliare gli uomini e la Natura, solo perché un ragazzo lo aveva salvato e lo aveva costretto a credere di nuovo nell’umanità.
No, non nell’umanità. In Shion. Perchè solo di lui Nezumi si fidava.
Shion, quel mistero che la mente di Nezumi non riusciva a comprendere e che lo terrorizzava al punto che il pensiero di perderlo rischiava di distruggerlo.
Shion, l’unico a cui Nezumi possa lasciare quel che resta di No.6, affinché non ci sia mai più un’altra Città Santa.
Shion, colui che afferra il braccio di Nezumi e lo implora di non lasciarlo, perché la sua vita senza di lui non significa niente.
Come ho già detto, conoscevo già il finale di No.6.
Anche se sono convinta che doveva per forza finire così, perché Nezumi è così e se si fosse comportato diversamente l’autrice avrebbe snaturato il personaggio, tuttavia questo non mi ha impedito di soffrire terribilmente.
Sono molto legata a questi due personaggi e a questa storia, una distopia giocata sulla conoscenza di due anime opposte e complementari che hanno trovato l’uno nell’altro la propria salvezza.
Ultima nota che mi sento di segnalare: ascoltate il canto di Nezumi, Kaze no Requiem,
interpretato da Yoshimasa Hosoya che è proprio il seiyuu di Nezumi.
E’ meraviglioso.