“Creature, Chimere, Sfinge, Bestia, Mostro, Prodigio. Nessun nome l’avrebbe mai contenuto. Nessun nome contiene davvero niente”
Da uno squarcio nel cielo appaiono creature dalle sembianze mitologiche simili a Chimere. Durante questo evento molti essere umani vivranno un’esperienza mistica. Le creature si stabiliranno sulla terra oziando, vagando tra monumenti antichi ed edifici religiosi, rifiutando offerte, indifferenti alla sorte degli esseri umani.
In questo mondo si muovono, Nina, alla ricerca della possibilità di un contatto con l’aldilà per intercettare lo zio Noah scomparso prima dell’avvento delle creature e Levi, che acquisita la vista dopo lo squarcio, cerca di afferrare l’inspiegabile mistero delle chimere ritraendoli sui suoi quaderni, cercando nell’estasi dell’arte una risposta.
La scrittura di Beatrice La Tella è lucida e al tempo stesso onirica, evocativa, odora di incenso, penetra le carni sacre dell’arte interrogando senza risposta.
Il testo è un intreccio di narrazione, testi metanarrativi e illustrazioni (di Brigitta Bonaldo) che donano una eco di profondità ad una storia che risuona a lungo negli abissi della memoria.
Come direbbe Elvia Wilk “Niente di umano” è un weird divino.
Una storia che mi ha ammaliato perché qui, i mostri, bacino del nostro immaginario, odorano di mistico, non sono esseri terribili venuti nel nostro mondo per annientarci, divorarci, sono un mistero che si mostra, che funge da testimone, che si rivela e che non può essere spiegato.
Nessun orrore cosmico. Sono essenze ineffabili, donano meraviglia e mistero.
Mi sono chiesto se fossimo fatti della stessa materia, se noi e le creature avessimo lo stesso bisogno, vivere per le parole alla ricerca di un contatto divino, o se le parole invece sono, forse, il nostro fardello. Se fossimo come simboli, entrambi, che vagano ignari l’uno dell'altro sullo stesso piano d'esistenza. Se “Niente di umano” fosse un racconto weird sull’arte e il mistero della creazione. Se fosse una storia per ricordarci che abbiamo bisogno anche di una spinta mistica, spirituale, per uscire dal sogno dell’antropocene, perché in fondo la “mistica femminile offre un fondamento per una conoscenza non antropocentrica che non si oppone affatto ad altri tipi di conoscenza”o un piccolo pamphlet contro l'interpretazione. Ma forse, sono andato troppo in là con la mente, infilandomi in pertugi polverosi. E questo è merito, nel bene e nel male, di una storia che vale, davvero, la pena di leggere.