Chiara e Matteo sono due insegnanti, una alle medie, l’altro al liceo. Di scuola vivono, e quindi di scuola parlano, specialmente quando, lontani dalle aule e dagli studenti, cominciano un appassionato scambio di lettere per vincere la solitudine. Si sentono soli, tra i colleghi disillusi e davanti alle famiglie in difficoltà. Soli nel confrontarsi con gli allievi più vulnerabili. Soli perché invisibili agli occhi di una società nichilista, che trasforma tutto in guadagno e, quando non ci riesce, cancella e distrugge.Eppure continuano a combattere e a sperimentare, a condividere i valori che li vedono schierati, ogni giorno, dalla parte dei ragazzi, per coltivare la loro coscienza. In queste pagine, Chiara e Matteo raccontano storie incredibili e insieme ordinarie, vicende che sembrano destinate a finali tragici, ma che spesso, invece, si aprono al futuro. Perché la scuola, nonostante le contraddizioni, rimane un prezioso luogo di crescita e di democrazia.«La scuola non serve a “preparare i ragazzi e le ragazze per il mondo del lavoro” o a “essere un bel voto”, ma a insegnare agli studenti a guardare negli occhi le inquietudini e le bellezze del vivere e a dipingere meravigliosi orizzonti verso cui indirizzare l’esistenza».
È un libro breve, di 160 pagine. Una raccolta di lettere in cui Matteo e Chiara raccontano ale storie di studenti e studentesse, raccontando che cosa vuol dire lavorare nella scuola. Ho trovato alcune storie commoventi: l’umanità è al primo posto. Lo consiglio fortemente a chi crede ancora nel mestiere dell’insegnante.
Un libro che racconta con sapiente coraggio la professione dell'insegnante e le sfide che essa comporta, 7 storie, di ragazzi e ragazze, che hanno imparato a spiccare il volo grazie a due "bravi maestri", coraggiosi e intraprendenti, Matteo Saudino e Chiara Foà.