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Quel Marcel!

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Il narratore della Recherche, ha detto Deleuze, è simile a un ragno in agguato ai margini della sua tela che vibra, gli trasmette messaggi discontinui, gli indica la presenza di una preda: controfigura dell'uomo che trascorre lunghi anni in una camera foderata di sughero, lontano da quella realtà di cui cerca di registrare i segnali, anche i piú impercettibili, con il solo strumento - la scrittura - di cui dispone. Chi osserva la vita quotidiana di Marcel Proust e riconosce in essa alcuni dei germi che nella Recherche verranno metabolizzati e sottoposti a un radicale disorientamento, ha spesso l'impressione di assistere al formarsi progressivo, sui margini, di una glossa smisurata, antropofaga e invasiva. I frammenti biografici, che affiorano in modo discontinuo tra le pagine di questo libro e che sembrano obbedire alle necessità dell'opera a venire, ci permettono di riconoscere l'alfabeto in cui si elabora la «lingua straniera» di cui Proust vuole impadronirsi e nella quale, diceva, sono scritte tutte le grandi opere; additano lo snodo dove l'autobiografia del possibile si innesta sull'autobiografia reale di chi ha prodotto quel gigantesco, tentacolare agglomerato, che incamera e deforma ogni dettaglio, ogni sintomo e «fatto» biografico, ogni radice, ogni lettura, ogni sollecitazione e ogni impronta, che divora il suo creatore e, con la sua consapevole complicità, lo riduce all'ombra di un altro che potremmo, con Albertine, chiamare «Marcel».

395 pages, Paperback

First published April 1, 2011

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About the author

Mario Lavagetto

41 books3 followers
Mario Lavagetto è stato allievo di Giacomo Debenedetti, unendo alla sensibilità critica del maestro un suo interesse particolare per la psicoanalisi, nei suoi rapporti con l'attività creativa e letteraria.

È anche traduttore dal francese. Ha insegnato al "Liceo Classico Romagnosi" di Parma, all'Università di Sassari e poi "Teoria della letteratura" all'Università di Bologna. Nel 1997 ha vinto il Premio Natalino Sapegno e il Premio Cesare Musatti. Si è occupato in particolare di Umberto Saba, Italo Svevo, Marcel Proust, Stendhal, Honoré de Balzac, Edmond e Jules de Goncourt, Giovanni Boccaccio, Salimbene de Adam, Federico De Roberto, Giuseppe Verdi, Arrigo Boito (e in genere di libretti d'opera), Bruno Barilli, Italo Calvino (in particolare della sua raccolta di fiabe italiane). Sulle fiabe ha anche curato una propria scelta più generale nella letteratura italiana, presso "I Meridiani" di Mondadori.

Come curatore è fondamentale il suo lavoro su Svevo, di cui ha curato una raccolta presso la "Biblioteca dell'Orsa" (1988) e nella "Biblioteca della Pléiade" di Einaudi (1988) e tutte le opere presso "I Meridiani" di Arnoldo Mondadori Editore (2006).

Con il saggio Quel Marcel! ha vinto il Premio Viareggio 2011.

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Profile Image for Domenico Fina.
294 reviews91 followers
September 30, 2017
uno dei capitoli iniziali Lavagetto riporta una lettera che Proust scrive a suo nonno per rendere l’idea del talento comico di Proust e del fatto che la vita in sé è piuttosto comica. Il padre di Proust era docente di Igiene all’università di Parigi e aveva pubblicato una trattato sulla nevrastenia, a quel tempo la masturbazione era considerata una delle cause della nevrastenia. Il padre di Proust aveva offerto del denaro a suo figlio affinché il giovane sedicenne potesse recarsi in un bordello e mettere fine alle sue "dannose" pratiche masturbatorie. Mentre si sta spogliando rompe un vaso e nell’agitazione non riesce a consumare l’atto sessuale. Sua madre lo esorta a scrivere una lettera a suo nonno per chiedere il denaro che gli servirà per ripagare il vaso e tornare dalla prostituta. La famiglia di Proust inscena un balletto involontario intorno ad una convenzione che non ha fondamento scientifico. Il ridicolo è impossibile da evitare, l’intelligenza alle volte per Proust è addirittura una forma del ridicolo.


I personaggi del libro fanno lo stesso: nel tempo. Lavagetto mostra come Proust nelle opere giovanili come Jean Santeuil imposti il discorso in terza persona per mantenere distanza dalla narrazione autobiografica ma quando inizierà la Recherche la scriverà in prima persona andando contro le sue convinzioni precedenti, perché paradossalmente le cose che andrà a narrare non lo riguardano più, sono i frammenti di un io che dovrà risuscitare. Se ci pensiamo bene intervistando i nostri amici su un episodio vissuto in comune del passato, ognuno di loro lo ricorderà in modo diverso. Figuriamoci Proust che confida nell’arte come il massimo tramite per vivere con la parte più alta di noi stessi. Egli isolerà alcune scene e le renderà memorabili.
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