Franco Cardini (Firenze, 1940) è uno storico e saggista italiano. Laureato in storia medievale presso l’Università di Firenze attualmente è professore emerito presso l’Istituto di Scienze Umane e Sociali (Scuola Normale Superiore). Ha scritto numerosi libri e pubblicazioni.
It is only due to my ignorance that A Short History of Florence didn’t engage me as it should. I picked up this copy after we had toured the Accademia Gallery hoping to become better informed about the city and its people. The book briefly covers Florence from the 1100 to the late 1800's, although most of the book focuses on the late 13 to the mid 15 century. I would say this book would be best experienced after first reading the complete history of Florence.
I did take a couple of tidbits from the story that will make my next trip to Florence livelier: Friar Girolamo Savonarola was hung on the stake in the Piazza della Signoria, after becoming unpopular with the Pope. This certainly gives a glimpse of what life in Florence in 1498 could be like.
If the following words don’t send you running for your dictionary: oligarchic, gnomon, doge, gonfaloneer, floridity, sepolcri and historical references such as the Viva Maria insurrection don’t make your head tip sideways and your nose crinkle up, then you will get a lot more of this book then I did.
If you are easily irritated by misuse of tense and pronouns you will not enjoy this book. There are also a lot of spacing errors, run-on sentences and stinted language. Some of the text reminded me of the results you often see when using Google translate. But Italian is a beautiful language so anything translated into our gruff Germanic hodge-podge is destined to be horrible, as is demonstrated in this book.
This very short book walks you through Florence and its history, politics, art, city planning, personalities and institutions from its origin to the modern day. I read this to try to weave together all the snippets of information I already knew about the city and this gave me a great framework to do just that. That said, this book is probably not for everyone. If you go into it completely blind things may be a little confusing for you. A lot is explained very quickly and names/concepts are sometimes just mentioned, leaving the reader to pick up (or not) the reference.
Está bien, sobre todo para iniciarse en la historia de una ciudad con una historia tan apasionante. A veces se echa en falta mayor amplitud en las explicaciones, al final es una ventana al mundo florentino sobre todo el medieval y moderno.
Breve ma efficace. Alcuni stralci dalle ultime pagine:
pag.136 _______________________________ Già alla fine dell'Ottocento era stato fondato in Via Serragli, a pochi passi dal glorioso teatro Goldoni, il collegio-convitto degli "Artigianelli", dove tanti ragazzi poveri senza famiglia venivano nutriti, educati e avviati a un "mestiere" artigiano. La forte e profonda riqualificazione del lavoro artigiano fiorentino, accompagnata da una ridefinizione profonda negli oggetti, nei metodi, nelle funzioni, fu tuttavia più tardi quella imposta dai registi politici e urbanistici della "grande Firenze" degli anni Trenta. Fu allora che s'inventò - auspice la torrenziale attività di Alessandro Pavolini, segretario federale del Partito Nazionale Fascista della provincia di Firenze tra 1929 e 1934 -, la Firenze della cultura, dei "maggi musicali", del commercio legato strettamente all'artigianato, alle scuole di apprendistato e al turismo. Fu Pavolini a ideare e a sostenere la tesi di una vera e propria "industria turistica" che avrebbe dovuto avere Firenze come suo centro propulsore. Attorno a tale idea, che faceva del capoluogo toscano il "salotto buono" delle attività culturali "di regime" sì, ma intelligentemente e spregiudicatamente aperte, non solo si creò un artigianato fiorentino di tipo nuovo, ma addirittura s’inventarono una tradizione artigiana e un vero e proprio "stile fiorentino", che si ritrova ancor oggi in certi oggetti d'argento e di pelle, in certe carte stampate, in certi mobili e in certe stoffe. Era uno stile dichiaratamente ispirato alla gloriosa Firenze medievale e artigianale, ma ripensato attraverso la ridefinizione romantica e non senza un'attenzione molto forte al "medioevo reinventato" dal cinema dell'epoca (La cena delle beffe, La corona di ferro e così via). Esso aveva un duplice scopo: creare uno stile con forti ancorché largamente falsificate valenze identitarie e affidare alla città un messaggio che, attraverso il turismo, sarebbe diventato una sua "cifra", una sua griffe nel mondo. All'incrocio tra commercio, artigianato e turismo, la moda stava divenendo un'altra fra le grandi attrazioni fiorentine.
pag.144 _______________________________ La guerra segnò profondamente Firenze: nel tessuto urbano, nei monumenti, nella memoria cittadina. Il periodo '43-'44 fu davvero un lungo, difficile momento: le privazioni della guerra e l'emergenza, i bombardamenti violenti e non sempre militarmente giustificabili, una lotta politica accanita nella quale riemergevano tutte le troppo rapidamente sopite inimicizie del periodo '19-'25, le deportazioni, le delazioni, la paura. La memoria resta, a tutt'oggi, aggrappata ad alcuni eventi simbolo: la «banda Carità" e Villa Triste, un grande e moderno - ma tetro - edificio sulla Via Bolognese cui si dava il nome d'una celebre ma anche lugubre canzone per gli orrori che vi venivano perpetrati, l'assassinio di Giovanni Gentile e le rappresaglie cui la famiglia del filosofo si era generosamente, coraggiosamente opposta; i deportati, ammassati negli edifici dei loggiati di San Paolo in Piazza Santa Maria Novella e quindi caricati sui treni verso la Germania; i ragazzi renitenti alla leva di Salò, fucilati sul muro esterno dello Stadio Comunale, sotto la Torre di Maratona a forma di fascio littorio; la tremenda esplosione di quel giorno dei primi d'agosto del '44, coi ponti distrutti, il Ponte Vecchio risparmiato ma a costo di tutto lo splendido, antico quartiere di Borgo San Jacopo e di Santa Felicita con la Via Guicciardini a sud e di Via Por Santa Maria a nord, e poi l'arrivo degli alleati, ma anche le fucilate dei "franchi tiratori" dai tetti e ancora fucilazioni, lungo la facciata di Santa Maria Novella, quelle descritte da un Curzio Malaparte che, ufficiale del Corpo Volontari della Libertà, ne fu testimone diretto. Eppure, è proprio lui a farci sapere, sorpreso e ammirato, che la città aveva una gran voglia di risorgere subito. Quella mattina dell'11 agosto gli automezzi degli alleati s'imbatterono agli incroci con i vigili urbani che, con tanto di guanti di filo bianco, dirigevano il traffico come se negli ultimi quattr'anni e negli ultimissimi terribili due o tre mesi nulla fosse accaduto. Una voglia di vivere, una pretesa di dignità perfino strafottente: come quella "dall'altra parte". dei ragazzi che in Piazza Santa Maria Novella aspettavano d'esser fucilati e che gridavano al loro camerata spinto contro il muro "Attento alle scarpe!", ch'egli aveva evidentemente nuove e che non avrebbero dovuto rovinarsi sguazzando nel sangue che colava per terra. Guelfi e ghibellini, magnati e popolani, guelfi bianchi e neri, sberleffi e coltellate. Anche questa è Firenze.
pag.147 _______________________________ Firenze era stata la capitale del fascismo squadristico, del fascismo-movimento, della "fronda" fascista sia di sinistra (Berto Ricci) sia di destra (Barna Occhini): ma non si può dire che il fascismo-regime vi avesse mai posto solide radici, al di là della conformistica "conversione" ad esso d'un ceto dirigente blandamente monarchico e liberale, piuttosto strettamente collegato con le organizzazioni massoniche.
pag.150 _______________________________ D'altronde, è ovvio che gestire Firenze sia di per sé più complicato che non amministrare una qualunque città del mondo. Firenze è un grande centro urbano, in espansione ma anche in mutamento; al tempo stesso, è una tra le pochissime vere città d'arte del pianeta: e il suo centro storico è stato dichiarato nel suo complesso "Patrimonio Mondiale dell'Umanità" dall'UNESCO. Un privilegio, ma anche una responsabilità enorme. Anche perché, com'è stato autorevolmente detto, una città sono certo le sue pietre, ma anche i suoi abitanti. Non si possono curare i monumenti e gli oggetti d'arte e trascurare le donne, gli uomini, i vecchi, i bambini: essi sono fra l'altro i custodi e gli eredi della città d'arte, ma non possono esser degradati a fungerne solo da uscieri e da bidelli. Salvaguardare le tradizioni e rinnovare l'identità fiorentina; rendersi consapevoli del passato e al tempo stesso aprirsi al futuro; restar noi stessi, e al tempo stesso accettare con consapevolezza il fatto che i nostri nipoti saranno portatori non solo del nostro bagaglio culturale, ma anche di altri che vengono da lontano, e che da ciò risulteranno sintesi nuove. Una grande sfida: dinanzi alla quale non si deve aver paura. E la risposta starà nella nostra speranza e nella nostra volontà.
Quest'opera riassume in 150 pagine la storia di Firenze, dalle sue origini a oggi, soffermandosi molto sul '300-'400-'500, periodo d'oro della città toscana. Vivendo vicino a Firenze, conoscevo già un po' la storia di Firenze e perciò la lettura mi è risultata più semplice. Consiglio questo libro a coloro che conoscono già le basi della storia di Firenze e non a coloro che la vogliono conoscere a partire da zero. Franco Cardini è stato professore di storia all'Università di Firenze ed ho avuto il piacere di partecipare ad una sua lezione. Il suo stile è chiaro e schietto. Il lessico è ricercato.
Picked this book up in a Florence bookshop, and it was terrible, possibly due to the horrible translation. An average tour book might be better and more informative. Or watch a documentary.
This book is a good,brief introduction to the city of Florence from its foundations in Roman times to Italian unification in the 19th Century. It is on sale at many museums in Florence and it performs its stated goal of providing historical context for the tourist who wants more depth on the city that they are exploring.
The book does move very briskly through history and readers who don't have a grounding in a bit of medieval history might need to re-read cetain paragraphs to fully understand who is who.
The biggest problem with this book is the large number of grammar and occasional typographic errors. The book appears to have been translated from the Italian rather quickly.
Those flaws aside, for its low cost and low time commitment, it fulfills its goal of providing a streamlined history of one of the world's greatest cities.