Bectorrita attraverso i millenni. Questo nome di origine normanna fu portato per alcuni secoli da un paese nella valle della Pescara. Cristianizzato e trasformato poi in San Vittorino, divenne un semplice nome della strada decumano del vecchio pago di origini remote. L’autore tenta, con questo libro, la ricostruzione, di alcune vicende della sua storia, legate afilo doppio con i misteri della Abbazia ai suoi margini. Ne risulta un excursus che si dipana nell'arco di duemila anni, in cui vicende remote si alternano a quelle più recenti di contenuto popolare; in una commistione di passato prossimo e passato remoto. La ricostruzione romanzata ruota intorno al mistero delle reliquie che segnarono la nascita della reliquie miracolose della fondazione successivamente dileguate nel nulla in un momento imprecisato della sua millenaria esistenza. Dal presunto ritrovamento in Asia minore, al preteso arrivo nella Casauria, fino alla scoperta della sparizione, si ripercorrono alcuni dei momenti cruciali della storia; quelli che, a giudizio dell’autore, possono aiutare a formulare ipotesi sulla scomparsa. La soluzione, plausibile risultante dalla somma di indizi, viene rilvelata alla fine del libro. L’autore comunque è consapevole del fatto che alcune tessere non coincidono perfettamente con la soluzione proposta, ed alcune aporìe sono volutamente presenti a far da stimolo, nel caso assai remoto, che qualcun altro volesse in questa ricerca. Intorno alla vicenda delle reliquie ruotano importanti personaggi storici, i fatti dei quali si intrecciano con la storia di Bectorrita e della abbazia. Le incursioni barbaresche, la visita di Antonello Petrucci alla Casauria ed alla Bectorrita; la sottrazione al monastero del Chronicon. La tragica fine di Antonello, che dovette abbandonare l’esame del codice e la natura del misterioso indizio che aveva scoperto in quelle pagine. La Torre di Antonello. La Congiura dei Baroni. Il Chronicon sottratto alla abbazia dal segretario di Ferrante, e finito in Francia con Carlo VIII come bottino di guerra. Il ruolo della feroce famiglia Cantelmo, che mise il segretario umanista sulle tracce del Chronicon. Sono tutti elementi collegati dal fil Rouge della Casauria. La sparizione finale delle reliquie, fatta da gente della Bectorrita, messa in sospetto dal comportamento dei padri Celestini. Nel complesso, la Bectorrita è rappresentata dalla sua gente; manovali, contadini e fornaciai che hanno lavorato alle con i monaci. Chiamati a testimoniare sulla gestione dei religiosi affittuari e commendatari. Testimoni delle malefatte e degli abusi del patrimonio monastico. Gente semplice che fa da sfondo ai fatti storici, come l’orologiaio della Bectorrita, Giovannino l’avvocato, Santino il calzolaio che divertiva la Bectorrita con la sua vocazione istrionica. Il libro tenta una ricostruzione della decadenza della Abbazia e vicende connesse, in una una visione corale. Ripercorre alcuni dei momenti a suo giudizio più coinvolgenti; sopperendo con la fantasia alle lacune documentarie, sempre sulla base di elementi storicamente accertati.