Questo romanzo è stata una piacevolissima scoperta.
Inizio però dicendo che la trama riportata qui trae in inganno benché non dica niente di falso, fornisce un’impressione della storia che non è affatto quella reale che si riceve leggendo il libro. In particolar modo io non l’ho affatto vissuta come una commedia frizzante e anche di romantico a voler essere onesti in fondo c’è ben poco, a parte l’argomento dei libri della libreria Sogni e bisogni, che Emma apre nella vecchia cartoleria che la zia le lascia in eredità, per cui decide di cambiare drasticamente la sua vita e lasciare il lavoro che finora l’ha assorbita tanto, portandola in giro per il mondo. La libreria tratta solo romanzi d’amore, di tutti i tipi di amore, da quello coniugale a quello extra coniugale, da quello sofferto a quello familiare, diventando in poco tempo, grazie anche all’aiuto di Alice, collaboratrice fidata e di altri dipendenti acquisiti in seguito, un luogo di ritrovo per gli appassionati della lettura e di piccoli negozi indipendenti che preferiscono evitare le catene specializzate e il supermarket per l’acquisto delle loro letture.
Qui dentro vediamo l’evoluzione di Emma, donna divorziata con un figlio e un passato difficile (che però ci viene in realtà svelato poco), a livello caratteriale, con l’acquisizione di una sicurezza sempre maggiore e della realizzazione personale, superando la crisi di mezza età che la assale all’avvicinarsi del cinquantesimo compleanno, e insieme a lei crescerà la libreria, arricchendosi di nuove iniziative e della Locanda con dolcetti dai nomi letterari, e di un piccolo albergo con tre stanze dai nomi di citazioni di autori famosi, per ospitare gli scrittori che soggiornino in Italia per promuovere i loro libri. Tutto questo con l’aiuto del commercialista Alberto, Nemico Fedele, marito della più cara amica Gabriella.
In questa libreria capiterà anche per caso un ex fidanzato del liceo, Federico, che ha avuto un ruolo molto importante per la nostra protagonista, e che le lascerà il suo contatto in un libro, piacevolmente stupito di ritrovarla. I due si ritroveranno vicini come non avrebbero creduto, e scopriranno di non aver mai smesso di amarsi.
Federico però attualmente è sposato e con una figlia, e vive a New York per il tempo di portare a conclusione un progetto di costruzione della Morgan library, la più grande biblioteca antica americana, e il cui fondatore, JP Morgan ha una storia molto ricca ed affascinante che ci accompagnerà per tutto il libro.
I due decidono perciò di scriversi e non telefonarsi per tutto il periodo da un incontro all’altro, ma solo lettere cartacee e non email, e neanche telefonarsi, perché Emma aborre tutti i nuovi metodi tecnologici e moderni di comunicazione. Federico imporrà invece la regola di vedersi una sola volta all’anno in un’isola della Bretagna dalla storia caratteristica e panorami mozzafiato, Belle Ile.
Nonostante ciò che possa sembrare a primo impatto, ho trovato la storia d’amore un tema secondario nella narrazione, dove le librerie e tutto ciò che ci gira intorno la fanno da padrone.
È stato molto piacevole, coinvolgente e a volte divertente leggere tanti aneddoti letterari e scoprirne molti a me sconosciuti, su autori che pure apprezzo decisamente.
La parte più bella è stata quella successiva all’ingrandimento e all’ampliamento delle attività connesse alla libreria, soprattutto con le conferenze e firma copie di tanti autori contemporanei.
È stato curioso leggere di community di scambio e lettura e del sito maremagnum, cosa che non mi era mai capitata finora in un libro.
Le sensazioni descritte dalla protagonista sono in gran parte a me familiari, come nel caso della rimozione della parte del passato che porta più stimoli dolorosi, del “rigurgito di dolore all’altezza dello sterno, nel luogo deputato al cartongesso, l’acidità del boccone andato a male”, del tornare nei luoghi condivisi per dire addio tra le lacrime al passato concluso; sono tutte esperienze che mi hanno accompagnata in certi periodi.
Non ho trovato fuori luogo, anche se abbastanza surreale, il tragico colpo di scena, che ci sta bene comunque nel contesto di una storia del genere.
Ciò che però proprio non sono riuscita ad apprezzare è la conclusione: al di là del discorso di lieto fine o meno, le vicende si sarebbero potute risolvere in mille modi diversi e più complessi, ma la scelta di coinvolgere Mattia, nonostante sia stata emozionante la scena in cui si dispera e la madre non ne conosca nè comprenda il motivo, risulta alquanto fiabesca, come se la Calvetti avesse avuto la necessita di introdurre un deus ex machina che in quattro e quattr’otto risolvesse la faccenda.
Purtroppo questo le ha fatto perdere la quinta stellina in quanto lascia la sensazione che le pagine a disposizione fossero finite e che si sia quindi condensato in dieci pagine ciò che usandone di più avrebbe potuto ricevere maggiore attenzione e complessità.
Comunque lettura molto molto piacevole e di cui consiglierei la lettura!