Spie e intrighi sul palcoscenico della lotta politica nella Seoul delle rivolte studentesche contro la dittatura militare. I sogni e i desideri di una generazione di giovani che invoca il cambiamento, il teatro come luogo privilegiato di idee sullo sfondo di un arco di tempo che va dagli anni Ottanta ai nostri giorni il ritratto emotivo di una nazione, dei suoi lati oscuri e della sua capacità di rigenerarsi.
Lee Jung-myung (이정명) has sold hundreds of thousands of copies of his books in his native Korea. One, Deep Rooted Tree, was made into a popular TV series.
Teatro, bugie, vite vissute come ruoli da recitare. La vicenda vede sullo sfondo le rivolte studentesche degli anni Ottanta a Seoul e le sue conseguenze sulle vite dei protagonisti. Storia con colpi di scena, ben costruita con riflessioni interessanti sul teatro, ma alcuni tratti più lenti di altri hanno abbassato il voto.
Incuriosita dalla trama e dal periodo storico in cui si svolge la storia ho deciso di leggerlo, anche se il mio bagaglio culturale di opere teatrali è minimo devo dire che la lettura è stata molto facile e coinvolgente. Le opere rispecchiano in qualche modo i personaggi ed i colpi di scena non mancano. La mia valutazione tende di più ad un 3.75 sarebbe stato un 4 stelle se avessi avuto più nozioni sulla rivolta.
Un'indagine a caccia di un rivoluzionario "fantasma" unisce la vita di un poliziotto, un drammaturgo tormentato ed un'attrice esordiente. Buio in sala è una narrativa strepitosa che, tra citazioni teatrali e colpi di scena, definisce un'epoca per uno dei paesi più misteriosi ed affascinanti del mondo.
"Gli esseri umani hanno bisogno di credere in qualcosa, amano essere prigionieri di una credenza rassicurante. Basta pensare alle ideologie e alle profezie di Gesù, Marx e Mao Tse Tung. Bisogna credere a una verità che si conosce, per cui la cosa più importante non è la verità in sé ma fare credere che qualcosa sia vero."
Il mio profeta delle parole coreano, Jung-Myung Lee, compone un romanzo che, come uno spettacolo teatrale si disvela pian piano. è un cono di luce formato da chiaroscuri quello che che illumina i protagonisti della vicenda, non più un trittico formato da Guardia, Poeta ed Investigatore dell'omonimo romanzo di Jung-Myung di cui vi parlai qualche mese fa, ma un quartetto di figure scompaginate che si uniscono in un'unica grande vicenda, sul palcoscenico della travagliata via coreane verso la libertà.
🎭 Un drammaturgo cerca di inscenare la tragedia de l'"Elettra", traendo spunto dalla versione di Euripide, in una Seoul sotto dittatura militare e le rivolte studentesche.
Nello stesso periodo dell'infame tragedia di Gwangju di cui vi parlai in occasione del post #PAGINEDIMENTICATE su "Atti Umani" di Han Kang, l'atto del drammaturgo è rivoluzionario e attira la censura, l'esercito, la polizia.
Con il Drammaturgo si muove sinuosa l'Elettra, la sua attrice protagonista, l'Uomo dei Servizi Segreti e il Capo Rivoluzionario, di cui non si conosce volto, nome e prossime mosse.
🎭 Buio In Sala parte come La Guardia, Il Poeta E L'Investigatore, con un mistero da risolvere, e si spinge a celebrare lo stesso anelito alla libertà e amore per la letteratura.
Il teatro è il fil rouge che unisce i quattro protagonisti del libro: la recita sia sul palco che fuori da esso spinge il lettore a muoversi tra le verità e le bugie disseminate lungo il percorso come mine vaganti.
È una lettura che si digerisce con più fatica, appesantita dalle digressioni sul teatro e il ruolo dell'attore. Avete presente il meme che sta spopolando su IG riguardante "leggere come atto politico"? Tutto è politico, SOPRATTUTTO il teatro euripideo.
Stuzzicante per lo sfondo d’ambientazione, ovvero la dittatura militare coreana e lo scontro tra polizia e gruppi studenteschi negli anni Ottanta, un po’ meno per la trama, che intreccia le vicende di quattro personaggi principali, un drammaturgo, un’attrice, un uomo dei servizi segreti e (quello che si crede) un personaggio rivoluzionario…a unirli è il mondo del teatro, con riflessioni sulla professione e sul ruolo dell’attore, sulla recitazione e sulla finzione dentro e fuori dal palcoscenico. Jung-myung Lee scrive un romanzo intelligente e in modo intelligente, ma a tratti molto, troppo lento. Le frequenti divagazioni sul mondo teatrale, che sfociano nel filosofico, ci allontanano dai fatti che toccano al vicino i personaggi rallentando e appesantendo il piacere della lettura. Comunque tre stelline.
un libro incredibile. l'autore riesce a trascendere il fatto storico in sè per entrare nella psicologia collettiva e individuale di un popolo alle prese con una situazione politica e culturale estremamente complessa. i riferimenti teatrali e culturali in genere sono vastissimi, mai casuali e con una funzione prrcisa, assumendo un valore metateatrale che si insinua costantemente nella trama, portando i protagonisti a divenire loro stessi i personaggi di una tragedia, e ad abbracciare un ruolo e un destino che sfugge al loro controllo. personalmente, ho apprezzato il tema dell'immortalità della cultura antica, che può rivivere in epoche e latitudini differenti con funzioni tanto di autoriflessione, quanto sovversive.
"Purtroppo, il mondo non era un luogo generoso e la bontà era soltanto un'altra faccia della stupidità."
Bello quanto il precedente romanzo dell'autore che mi aveva folgorata. L'intreccio tra le rivolte di quel periodo e il mondo del teatro è particolarmente affascinante perchè è attraverso le opere teatrali che l'autore racconta quel periodo storico tanto particolare e crudele che ha segnato la Corea del Sud. Meno incisivo dell'altro romanzo che ho letto, forse per la narrazione tanto particolare che spazia da un personaggio all'altro, ma la scrittura è talmente bella che è impossibile non rimanere incollati alle pagine.