Diciannove secoli prima di noi, una notte di primavera. Lassù, nella Fortezza di Masada stanno gli ultimi superstiti di una rivolta durata sette anni. Sono novecentosessanta. Giù, lungo l'ardente Mare di Sale, si stringe in armi la spietata Decima Legio Romana. Fino a ieri, per raggiungere la Fortezza esisteva solo il rischiosissimo "sentiero del Serpente". Era imprendibile, Masada. Ma i Romani hanno trovato una via. E all'alba sarà strage. Quali supplizi aspettano quei novecentosessanta, con le loro donne e i bambini? I ricordi vagano sulla libera vita d'un tempo, e poi l'invasione, Jerushalem distrutta, le crocifissioni a migliaia. È l'alba. Contro il cielo impallidito, emerge dalla muraglia l'elmo crestato di un centurione romano. L'uomo balza su, pronto alla strage. Ma non immagina ciò che i suoi occhi vedranno. Sulla fortezza nemmeno una voce. E oggi un altro uomo, che si chiama Michel, scruta le antiche rovine, decifra i fragili scritti. Chi erano veramente, quegli insorti? Perché una comunità di asceti, che noi chiamiamo Esseni, visse nel deserto di Qumran, e nascose in undici caverne migliaia di Rotuli in pergamena dove è scritta una storia di cui nessuno sapeva più niente? Perché su una Làmina di rame sono elencati sessantaquattro nascondigli dove ancor oggi sarebbe sepolto un enorme tesoro? Perché il popolo di Jerushalem aveva accolto con entusiasmo un Galileo chiamato Jeshu? E perché quello stesso Galileo fu condannato a una morte straziante?
Romanzo molto avvincente e si basa sull'intreccio di due storie: la rievocazione dell'ultima notte dei difensori della rocca erodiana, con la maturazione della drammatica decisione finale, e un viaggio di una settimana, ai giorni nostri, fatta da una ragazza, con la guida di uno studioso, attraverso i luoghi della Palestina e la rievocazione degli eventi del passato, loro filo conduttore: i rotoli di Qumran e l'enigma ad essi legato.
I rotoli con la loro scoperta ed il mistero che li avvolge, possono essere considerati i veri protagonisti del romanzo; fanno sorgere anche tanti dubbi sulla costruzione della fede cristiana nei secoli a partire da Costantino.
Sarò sincera: mi è piaciuto moltissimo per l'articolazione, per la storia che si è voluto trattare e i personaggi, però non si avverte la classificazione come "romanzo". A parte i due narratori principali, il resto è storia che si svolge da sé. Ho avuto l'impressione di leggere un volume di archeologia, storia del cristianesimo, storia dell'ebraismo e antichità giudaiche. Fossi stata nell'autrice, avrei conferito più spessore ai personaggi principali, descrivendo maggiormente le loro emozioni, le loro vite perché frequentemente il ritmo è lento. Anche la suddivisione in paragrafi, lo fa apparire troppo come un trattato storico, poco come un romanzo. Il racconto si è soffermato essenzialmente sulle storie del popolo ebraico e di Michel, perché connesse anche se separate dal tempo, e poco su quella di Catherine, per niente su quella di Gad, e forse nemmeno troppo su quella di Ilan, uomo molto interessante a parte la sua fuga da Gerusalemme e il suo esser membro della Yahad.
"Non importa dove passi la strada - ha detto, sono i pensieri che camminano, non i piedi"
Romanzo in cui verità storiche lontane e più recenti (l'assedio alla roccaforte Masada, e la shoà) si fondono con la fantasia di un racconto che ne tiene le fila. Ben scritto e con un punto di vista interessante.