Island ist im 13. Jahrhundert politisch im Umbruch, in Europa bestimmen Endzeitvisionen das Denken. Mit seiner poetischen, kraftvollen Sprache und in eindrücklichen Bildern gelingt ihm ein grandioses Panorama des europäischen Mittelalters ganz im Stile von Umberto Ecos »Der Name der Rose«. Sturla Sighvatsson, der von 1199 bis 1238 lebte, ist ein Mitglied der mächtigen Familie der Sturlungen. Sturla verstrickt sich in Schuld, auch gegenüber dem Bischof. Am Ende reuen ihn seine Taten und er verlässt Island und die ihn liebende Solveig, um in einer Pilgerfahrt nach Rom vom Papst Vergebung seiner Sünden zu erlangen. Seine abenteuerliche Fahrt wird eine Reise zu sich selbst, an deren Ziel der Autor den ehrgeizigen Sturla dennoch scheitern lässt.
Thor Vilhjálmsson was born in Edinburgh on August 12, 1925. He completed highschool in 1944, studied at the nordic department of the University of Iceland in 1944-1946, at the University of Nottingham in 1946-1947 and at Sorbonne in Paris from 1947-1952. Thor was a librarian at the National Library of Iceland from 1953-1955 and worked for the National Theatre from 1956-1959, as well as working abroad as a guide.
Thor has served in numerous capacities for writers and artists, he was a member of the board of The Writer's Union of Iceland from 1972-1974, and the chairman of the Federation of Icelandic Artists from 1975-1981. He was on the national board of the Community of Europian Writers, in the management board for The Reykjavík Arts Festival in 1976-1980, and in the preparatory committee for the Reykjavík Film Festival in 1978 and 1980. He was a member of the board of Alliance Francaise for years. Thor is one of the founders of The Reykjavík Writer's Festival, and has been a member of the board from the beginning. He was the chairman of the Reykjavík Judo-Society for some years and is now the chairman of the PEN-club.
Thor was one of the founders of the cultural magazine Birtingur in 1955, and was on the editorial board untill 1968. Thor's first work, Maðurinn er alltaf einn (Man is Always Alone), was published in 1950 and since then he has written a number of books, fiction and non-fiction, novels, short stories, poetry, travel stories, as well as a myriad of essays and articles on culture and art. He has received numerous awards for his work and his books have been translated into several languages. Thor has also been a productive translator, translatings works by Umberto Eco and André Malraux among others. Apart from his writing, Thor has exhibited his own paintings.
Nachdem ich nun etwa die Hälfte der historischen Isländersagas aus dem 11.-13. Jahrhundert gelesen habe, war ich neugierig, wie diese in der modernen isländischen Literatur rezipiert werden. Damit bot sich Thor Vilhjálmssons "Morgengebet" an, da sich der nach Laxness wohl renommierteste isländische Autor der Moderne auf historisches spezialisiert hat. Morgengebet erzählt die Geschichte von drei Generationen von Sturlungen (ein berühmtes isländisches Adelsgeschlecht des Mittelalters). Im Mittelpunkt steht Sturla Sighvatsson, der Großonkel des berühmtesten isländischen Dichters des Mittelalters Snorri Sturluson. Alle Figuren sind historische zumindest durch Sagas belegt und dies trifft auch auf den Großteil der Romanhaften Handlung zu. Vor diesem Hintergrund muß sich das Werk natürlich mit den Sagas messen lassen und da schneidet es blamabel ab. Das liegt nicht an der eher durchschnittlichen literarischen Qualität des Werkes sondern eher an der herausragenden Qualität der Sagas, die sich mit diesem - Durchaus spannenden - Thema, frühes Island in der phase der noch nicht vollendeten Christianisierung und im Kampf zwischen Clans, die ihre Teretorien abstecken, befassen. Insgesamt ein Werk, das ich nicht bereue gelesen zu haben aber bald vergessen haben werde.
Roman der skildrer den islandske høvdingesøn Sturla Sighvatsson - tilbage i første halvdel af 1200-tallet. Fra Sturla er ni år gammel og til han falder i kamp tredive år senere. Han er aktør i et Island præget af kampe om magten og med kirken som aktiv medspiller. Thor Vilhjálmsson fortæller bestemt ikke historien kronologisk og ligeud. Historien fortælles drypvis og i punktnedslag. En del åbenbares først i løbet af pilgrimsrejsen. Romanen er poetisk, fuld af skildringer der tager udgangspunkt i naturen, krigeren og hesten. Som læser fascineret man af de poetiske brudstykker og den langsomme åbenbaring af handlingen der tager udgangspunkt i en del af Sturlunge Sagaen.
Efter at have set Erlendur Sveinssons film "Drømmen Om Vejen" skildrende Thor Vilhjálmssons tur gennem Europa og Camino-vandring til Santiago de Compostela, læste jeg skildingerne af soningsrejsen til Rom med særlig interesse: Kirkekampe, tempelriddere, franciskanermunke og hele renselsesritualet. Jeg mindedes forfatterens dialoger med aktører i hans egen efterfølgende pilgrimsrejse.
In Italia gli scrittori del nord sono approdati con il contagocce fino all’arrivo nel ‘87 dell’Iperborea, che, intravisto uno spiraglio nel mercato, ci si è gettata a capofitto rischiando grosso ma ottenendo lo status di editore di riferimento del settore, il plauso del pubblico e persino il “Premio dell’Accademia di Svezia per la Diffusione della Cultura Svedese”. Iperborea non è l’unica, ma è la sola a occuparsi esclusivamente di letteratura dell'area nordeuropea e ha il merito di aver fatto scoprire e riscoprire a queste latitudini alcune
figure interessanti come Gustafsson, Larsson, Gudmundsson, Enquist, Vilhjámsson e Paasilinna. Un’altra casa editrice che da alcuni anni sta allargando la propria scuderia a nord è la Marsilio, che ha portato con successo nel Belpaese Dahl, Linqvist, Larsson e “il caso” Mankell. Ma anche la Guanda, con la recente scoperta di
Arnaldur Indridason, si colloca su questo nuovo filone.
Le caratteristiche che rendono in qualche modo speciali tutti questi autori sono l’assoluta distanza da qualsiasi attitudine commerciale in favore del puro gusto per la narrazione e la capacità di barcollare o tenersi in equilibrio perfetto tra
rigore e ironia, frutto forse dell’incrocio tra protestantesimo e un certo smaliziato disinganno libertario nei confronti della vita.
Generalizzando, in un gioco di taglio con l’accetta, potremmo individuare tre tratti salienti specifici della scrittura da aggiungere alla caratteristica madre che fa da cappello comune. Ognuno di questi potrebbe essere legato a tre Paesi in particolare, a cui i restanti possono essere avvicinati per gradi e sfumature: la Svezia e il respiro internazionale delle storie, la Finlandia e la malinconia, l’Islanda e lo strano rapporto tra introspezione ed epica.Tra tutti gli scrittori svedesi due in particolare possono essere usati come paradigma in cui scorgere i tratti della propensione a uscire dai propri confini: Björn Larsson e Henning Mankell. Il primo è riuscito
a unire thriller, avventure marinaresche e ambientazioni insolite, regalando ai lettori storie di ampio respiro che nell’ultimo libro semiautobiografico, Bisogno di libertà, trovano una summa di tutti i racconti delle avventure che hanno formato il lupo di mare Larsson, accanto alle vicissitudini della sua vita e dell’apprendistato della libertà: tema di tutti i suoi romanzi e filo che unisce tutti i suoi personaggi. Mankell invece
ha scelto un altro registro narrativo che come l’avventura non ha una vera e propria patria e che per traslato può essere recepita nello stesso modo dai lettori di qualsiasi paese: il giallo. Il protagonista dei polizieschi di Mankell, il commissario Kurt Wallande, cagionevole di salute,
preoccupato dalla situazione sociopolitica e scettico nei confronti del suo mestiere, ha trasformato il suo autore in un caso letterario che ha conquistato i lettori di tutto il mondo.
Se l’autore del Long John Silver, però si limita a vagare a bordo della sua barca a vela tra i mari del nord e il Mediterraneo, assieme alle sue storie,
Mankell ha diviso la sua vita tra la Svezia e il Mozambico, dove dirige un teatro a Maputo. Autori in viaggio. Propensi a valicare confini, e come la loro patria, in grado di confrontarsi
con il resto del mondo come non si trovassero in una delle periferie geografiche, linguistiche e narrative più isolate dell’Occidente.
Il caso più emblematico del panorama finnico è quello di Arto Paasilinna, l’ultimo Piccoli suicidi tra amici è permeato di malinconica comicità. Le figure che popolano la storia sono allo stesso tempo tragiche e ridicole. leggendo questo libro le
labbra si increspano spesso all’insù ma il retrogusto è sempre amarognolo. Poche ore di luce – o troppe – zanzare feroci lunghe qualche centimetro, schnapps distillato di tristezza pura e molta voglia di farla finita dovrebbero essere peculiarità locali riportate sulle guide turistiche della Finlandia. Infine l’Islanda. Thor Vilhjámsson, amico e sodale di Borges, in Cantilena mattutina nell’erba ci restituisce la saga
medievale di Sturla, in cui appare anche lo stesso Snorri, attraverso le riflessioni poetiche dei protagonisti, trasformando la realtà in sogno e le
battaglie a fil di spada in viaggi nel proprio io; oppure Einar Már Gudmundsson, poeta che si misura con la dimensione del romanzo, che
In Italia gli scrittori del nord sono approdati con il contagocce fino all’arrivo nel ‘87 dell’Iperborea, che, intravisto uno spiraglio nel mercato, ci si è gettata a capofitto rischiando grosso ma ottenendo lo status di editore di riferimento del settore, il plauso del pubblico e persino il “Premio dell’Accademia di Svezia per la Diffusione della Cultura Svedese”. Iperborea non è l’unica, ma è la sola a occuparsi esclusivamente di letteratura dell'area nordeuropea e ha il merito di aver fatto scoprire e riscoprire a queste latitudini alcune
figure interessanti come Gustafsson, Larsson, Gudmundsson, Enquist, Vilhjámsson e Paasilinna. Un’altra casa editrice che da alcuni anni sta allargando la propria scuderia a nord è la Marsilio, che ha portato con successo nel Belpaese Dahl, Linqvist, Larsson e “il caso” Mankell. Ma anche la Guanda, con la recente scoperta di
Arnaldur Indridason, si colloca su questo nuovo filone.
Le caratteristiche che rendono in qualche modo speciali tutti questi autori sono l’assoluta distanza da qualsiasi attitudine commerciale in favore del puro gusto per la narrazione e la capacità di barcollare o tenersi in equilibrio perfetto tra
rigore e ironia, frutto forse dell’incrocio tra protestantesimo e un certo smaliziato disinganno libertario nei confronti della vita.
Generalizzando, in un gioco di taglio con l’accetta, potremmo individuare tre tratti salienti specifici della scrittura da aggiungere alla caratteristica madre che fa da cappello comune. Ognuno di questi potrebbe essere legato a tre Paesi in particolare, a cui i restanti possono essere avvicinati per gradi e sfumature: la Svezia e il respiro internazionale delle storie, la Finlandia e la malinconia, l’Islanda e lo strano rapporto tra introspezione ed epica.Tra tutti gli scrittori svedesi due in particolare possono essere usati come paradigma in cui scorgere i tratti della propensione a uscire dai propri confini: Björn Larsson e Henning Mankell. Il primo è riuscito
a unire thriller, avventure marinaresche e ambientazioni insolite, regalando ai lettori storie di ampio respiro che nell’ultimo libro semiautobiografico, Bisogno di libertà, trovano una summa di tutti i racconti delle avventure che hanno formato il lupo di mare Larsson, accanto alle vicissitudini della sua vita e dell’apprendistato della libertà: tema di tutti i suoi romanzi e filo che unisce tutti i suoi personaggi. Mankell invece
ha scelto un altro registro narrativo che come l’avventura non ha una vera e propria patria e che per traslato può essere recepita nello stesso modo dai lettori di qualsiasi paese: il giallo. Il protagonista dei polizieschi di Mankell, il commissario Kurt Wallande, cagionevole di salute,
preoccupato dalla situazione sociopolitica e scettico nei confronti del suo mestiere, ha trasformato il suo autore in un caso letterario che ha conquistato i lettori di tutto il mondo.
Se l’autore del Long John Silver, però si limita a vagare a bordo della sua barca a vela tra i mari del nord e il Mediterraneo, assieme alle sue storie,
Mankell ha diviso la sua vita tra la Svezia e il Mozambico, dove dirige un teatro a Maputo. Autori in viaggio. Propensi a valicare confini, e come la loro patria, in grado di confrontarsi
con il resto del mondo come non si trovassero in una delle periferie geografiche, linguistiche e narrative più isolate dell’Occidente.
Il caso più emblematico del panorama finnico è quello di Arto Paasilinna, l’ultimo Piccoli suicidi tra amici è permeato di malinconica comicità. Le figure che popolano la storia sono allo stesso tempo tragiche e ridicole. leggendo questo libro le
labbra si increspano spesso all’insù ma il retrogusto è sempre amarognolo. Poche ore di luce – o troppe – zanzare feroci lunghe qualche centimetro, schnapps distillato di tristezza pura e molta voglia di farla finita dovrebbero essere peculiarità locali riportate sulle guide turistiche della Finlandia. Infine l’Islanda. Thor Vilhjámsson, amico e sodale di Borges, in Cantilena mattutina nell’erba ci restituisce la saga
medievale di Sturla, in cui appare anche lo stesso Snorri, attraverso le riflessioni poetiche dei protagonisti, trasformando la realtà in sogno e le
battaglie a fil di spada in viaggi nel proprio io; oppure Einar Már Gudmundsson, poeta che si misura con la dimensione del romanzo, che
Qui non arrivano né la magia dei tuoi padri, né le preghiere di tua madre. Non qui dove tutto era nuovo, in una foresta straniera che era ben più antica di tutta la tua famiglia, le sue saghe, i suoi poemi e i suoi canti magici.
L’Islanda del XIII secolo è dilaniata da lotte, e sanguinosi scontri per la conquista del dominio sull’isola. Ma anche in quel remoto angolo d’Europa arriva l’eco di quanto accade in Italia; dove un tal Francesco predica la povertà, e una società differente.
Sturla, il protagonista del romanzo, decide di scendere a Roma, e chiedere al Papa il perdono per i gravi peccati commessi; poi risale, passa a Parigi dove forse alla Sorbona, è racchiuso il segreto per unificare l’Islanda sotto il suo comando.
Rientrerà infine nella sua isola, dove ad attenderlo, troverà il suo destino.
L’autore Thor Vilhjalmsson riprende il protagonista di una delle più celebri saghe islandesi, e compone un romanzo pieno di malinconia, sovrastato da forze, o meglio dal destino, contro il quale l’uomo può solo rimandare l’appuntamento. Ma non evitarlo.
Se (probabilmente), nella saga che ne canta le gesta, Sturla è un ostinato e ambizioso condottiero, nell’opera di Vilhjalmsson svela una natura più completa, e scissa. Si potrebbe definirla “moderna”, ma in realtà è difficile credere che tali interrogativi e dubbi, siano patrimonio esclusivo del Novecento.
Da una parte, abbiamo un uomo che desidera una vita diversa, che interroga e si interroga; cerca, viaggia e discute. Percepisce in quello che accade e compie egli stesso, una profonda ingiustizia, ma questo non lo spinge a rinunciare, solo a tentare un viaggio, una fugace redenzione, per poi tornare a eseguire quanto ci si aspetta da lui.
Dall’altra, è pervaso dalla consapevolezza dell’ineluttabilità della violenza, degli uomini come della natura, contro cui né Dio e nemmeno gli dei islandesi, possono qualcosa. È quanto capita a chi vive sullo spartiacque della Storia: non può voltare le spalle a cosa lo ha plasmato, e nemmeno gli è permesso di correre incontro al nuovo, alle luci del Rinascimento, preludio incontestabile della Modernità.
Un romanzo lento, riflessivo; e il rischio di considerare queste due qualità, solo dei difetti, è alto. Non è probabilmente una lettura per tutti, ma se si è alla ricerca di una storia dove immagini, e parole, tentano di comprendere il tempo che tocca vivere, “Cantilena mattutina nell’erba” è perfetto.