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I tre inverni della paura

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Nevica sangue nei tre inverni della paura. Sono le stagioni più dure della guerra civile italiana e dell'interminabile dopoguerra. Tedeschi, fascisti e partigiani combattono con obiettivi diversi, ma compiono le stesse atrocità. È questo disordine crudele a travolgere Nora Conforti. Diciotto anni, ragazza di famiglia ricca, Nora si rifugia con il padre sulle colline fra Reggio Emilia e Parma. Non immagina che proprio lì incontrerà il primo amore e subito dopo gli orrori di due guerre in grado di sconvolgere la sua esistenza. Giampaolo Pansa ci racconta una storia che nasce da lunghi anni di ricerche sulla Resistenza e sulle sue tante zone d'ombra. Un affresco della borghesia agraria emiliana, nell'arco di sei anni infernali, dal giugno 1940 alla fine del 1946. E una ricostruzione controcorrente di un'epoca feroce. Accanto a figure che appartengono alla storia, come Togliatti, De Gasperi, i capi delle bande rosse e nere, il vescovo Socche, il partigiano bianco detto "il Solitario", si muove la gente comune di quegli anni. Le donne chiamate a sopportare il peso più grande della guerra. I bambini messi di fronte al terrore politico. I giovani schierati su trincee opposte. L'asprezza dello scontro fra ricchi e poveri. Le vittime del dopoguerra che emergono dalle fosse segrete, fantasmi capaci di turbarci ancora oggi.

566 pages, Hardcover

First published October 29, 2008

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About the author

Giampaolo Pansa

70 books19 followers
Italian journalist and writer.

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1 star
4 (6%)
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Malacorda.
601 reviews289 followers
July 29, 2017
Un lavoro abbastanza ben fatto: bella l'ambientazione (tra l'altro poco lontano da casa mia, sarà anche per questo che mi ci sono ritrovata subito...), belli i personaggi, ben fatti i dialoghi. Ma la trama, volutamente impalpabile, è solo un pretesto per accompagnare il lettore lungo il corso di un'indagine minuziosa che ricostruisce i fatti avvenuti, per l'appunto, a cavallo dei tre inverni. Un po' come 'Le notti dei fuochi', è un romanzo-giornalistico, oppure si potrebbe definire un saggio romanzato.
Mi è piaciuto anche se, a voler essere precisi, 'Ma l'amore no' e 'I nostri giorni proibiti' mi sono piaciuti di più.
Profile Image for Elisabetta Grassi.
4 reviews2 followers
February 8, 2023
Un banalissimo romanzetto rosa anni 40 scritto male e con uno stile più banale del peggior Harmony fa da debole scheletro ad un noiosissimo, interminabile, illeggibile elenco di atti di violenza e rappresaglie accaduti in Emilia Romagna dopo l’armistizio, letti senza la minima prospettiva storica, estremamente banalizzati e raccontati con tono paternalistico con l’unico scopo di dimostrare che anche tra i partigiani c’erano violenti.
Non so se è peggio l’intento propagandistico o lo stile sciatto e il lessico antiquato senza sembrare minimamente nemmeno aderente al tempo della narrazione. L’espediente unico ed onnipresente nel libro è, per dirla alla Boris, nun lo famo, ma lo dimo.
Terribile.
Profile Image for Arwen56.
1,218 reviews336 followers
March 15, 2015
Romanzo estremamente disarmonico, in cui la parte storicamente reale e la "cornice" inventata per narrarlo mal si acconciano. Si procede "a strappi", come un motore che non carburi bene. Non mi è piaciuto per niente. Ma non per i motivi che adducono i simpatizzanti/sostenitori della sinistra, che, notoriamente, sono una "chiesa", esattamente come quella cristiana che tanto criticano, e che, ugualmente, hanno un loro "vangelo" che guai a toccarglierlo altrimenti danno in escandescenze. No, non per questo. Bensì perché è semplicemente e oggettivamente scritto male.
Profile Image for Angela Diana.
133 reviews2 followers
March 30, 2018
Questo libro mi e stato regalato più di 10 anni fa da un ragazzo con cui avevo avuto diversioni politico ideologiche. Non ho cambiato idea principalmente perché la mia idea non e mai stata che i partigiani fossero tutti santi e i fascisti demoni, ma che in tempo di guerra e molto difficile restare 'puliti' e che salire sul carro dei vincitori e purtroppo un atteggiamento comune in ogni epoca storica.
Ma lasciamo perdere le mie idee al riguardo e parliamo del libro.
Mi e piaciuto, l'ho divorato in pochi giorni. La scrittura e molto scorrevole, la storia che fa da sfondo e una storia di cui sapevo poco e che sono contenta di aver scoperto. Il motivo per cui ho dato solo 3 stelle e la mancanza di una storia e di personaggi forti, mi spiego meglio. Le vicende personali sembrano solo un pretesto per raccontare l'orrore della guerra e del post-guerra, probabilmente la vita delle persone normali all'epoca era segnata dalla stessa vacuità e attesa di una fine, una sorta di triste e spaventata sopravvivenza continua in attesa della fine, ma non mi ha convinto fino in fondo. I personaggi erano un po troppo bidimensionali e il finale l'ho trovato non necessario.
Profile Image for Andrea Podda.
3 reviews1 follower
April 18, 2020
Il libro non è male ma è molto pesante.
Sarebbe stato meglio se avessimo avuto più informazioni della vita dei personaggi e non dell cose inutili che succedono fuori ( politica,morti)
Ovviamente un po’ ci deve essere ma al mio gusto e stato troppo.
Do 2 stelle per la fine (Parte Nona)
Ma sono sicuro che se conoscessimo di più la loro vita sarebbe stato più dolorosa la morte di ...
Do 2 stelle per la fine che mi è piaciuta molto ma tutto il resto non lo trovò interessante.
8 reviews
October 8, 2022
Libro molto bello, mette molto in prospettiva cosa hanno fatto veramente i partigiani e ti fa aprire molto gli occhi su quello che è successo veramente
Profile Image for Monica.
133 reviews2 followers
March 30, 2014
La Trama

Nora, nel 1940, ha diciotto anni. Una giovane donna piena di vita che ha appena subito un pesante lutto (la morte della madre). La guerra è appena iniziata e il padre decide di lasciare Parma, dove hanno la loro casa, e trasferirsi nel podere in campagna, sicuro di essere lontano dai pericoli.

Per Nora in campagna inizia una nuova vita. Conosce un ragazzo, se ne innamora, si fidanza, si gode le gioie dell’amore (non solo platonico). Arriva poi la chiamata alle armi. La partenza di Giulio (il fidanzato) per il fronte russo. La sua angosciosa attesa. La scoperta di aspettare un bambino. La perdita, il dolore, la paura, la speranza, l’amore. L’attesa della fine della guerra, che sembra non finire mai. Le rappresaglie dei fascisti prima e dei partigiani comunisti poi. Tre lunghi inverni: i tre inverni della paura. Dal 1943 al 1945, dove tutto cambia e niente sarà più come prima.

Punti forti

Bisogna subito premettere una cosa: questo romanzo è soprattutto un enorme affresco storico, ma diverso da molti libri di guerra che si trovano nelle librerie (Il partigiano Johnny, di Fenoglio, e La Storia, di Elsa Morante, tanto per citarne un paio). Qui la storia viene vista e analizzata a tutto tondo. Perché non solo i fascisti hanno commesso atrocità, ma anche i partigiani ci hanno messo del loro. Ed ecco che agli occhi del lettore si apre uno scenario di guerra civile e continua, di terrore nero da una parte e rosso dall’altra. Uno scenario che non vedremo mai sui libri di storia. Perché la storia è scritta dai vincitori, e vincitori ovviamente ci dipingono la loro storia, la loro versione dei fatti. Giustamente, “omettono” quei particolari scabrosi, sconvenienti, che potrebbero offuscarne la “gloria”.

Pansa è stato forse i primo che abbia avuto il coraggio di “sfidare” la storia tradizionale e di mostrare la vera versione dei fatti. Dove esistono fascisti terribili, ma anche persone normali, il cui unico difetto è di credere troppo in un duce ormai perdente. Dove esistono partigiani che lottano per la pace, ma anche partigiani dell’ultima ora, fortemente istituzionalizzati dall’ideologia comunista e pronti a tutto pur di “epurare” il male nero ed instaurare la loro “dittatura”. E che non si fermano di fronte a nessuno, partigiano o fascista che sia.

Pansa è stato parecchie volte criticato per questo. Eppure egli è un giornalista, uno della vecchia guardia non come certi articolisti del “corriere della sera”. E ogni sua storia è documentata da ricerche e fatti storici.

Questo libro ci catapulta subito nell’angoscia di chi, essendosi schierato dalla parte sbagliata, ha perso la vita. Ma anche nell’angoscia di chi, essendosi apparentemente schierato dalla parte dei vincitori, la vita l’ha persa ugualmente, solo perché non era comunista. E anche nell’angoscia di chi, non essendosi mai schierato, ha visto la sua vita distrutta dalla guerra.

Un forte senso di oppressione, di oscurità e di angoscia permea ogni riga di questo monumentale romanzo (più di seicento pagine), facendoci capire cosa veramente fosse stata la guerra civile e il prezzo che la popolazione ha dovuto pagare, prima per mano dei fascisti e poi per mano di coloro che avrebbero dovuto essere i vincitori. Vincitori e vinti, non importa: chi soffre è sempre la povera gente.

Punti deboli

Come ho detto sopra, questo è un romanzo monumentale che, purtroppo, a volte sembra quasi un trattato storico. La descrizione dei fatti a volte sembra quasi presa di peso da un manuale di storia o, ancora, sembra quasi che l’autore abbia voluto inserire un manuale di storia in un romanzo che all’apparenza narrava si fatti storici ma attraverso gli occhi di personaggi fittizi. Una narrazione che, a tratti, risulta veramente pesante da digerire e molto prolissa. Questo rende il romanzo a volte molto lento, più manuale storico che racconto.
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