La prima volta che ho letto questo manuale, in una delle edizioni precedenti, è stato durante la preparazione dell’esame di Biblioteconomia all’università.
Non me ne ricordavo quasi nulla. Eppure avevo preso 30, quel corso mi aveva entusiasmato e probabilmente devo proprio all’averlo frequentato l’aver trovato il coraggio di candidarmi per il servizio civile che mi ha portato dove sono oggi. Nel mezzo la depressione, l’abbandono degli studi, una pandemia globale, tanti passi avanti per ogni retrocessione e viceversa, una sconfinata voragine di singhiozzi.
Nonostante tutto, oggi sono un bibliotecario e lo rivendico con orgoglio: c’è scritto sulla mia busta paga, lo sanno gli utenti che si presentano al bancone del front office, me lo confermano le colleghe che hanno contribuito a formarmi e, buon merlino, cominciano a convincersene persino i miei genitori.
Eppure non sono certo lo sarò anche domani. Come tante altre colleghe, vedo che la tenacia comincia a sgretolarsi: pesano troppo il precariato e il bisogno di mettersi al riparo per assicurarsi un futuro, d’iniziare a pagare un mutuo per avere un tetto sotto cui riposare; grava l’impressione che la gente si sia fatta l’idea sbagliata, di quello che fai, che è spesso tutt’altro che un lavoro pacifico tra la polvere e più di frequente la lotta impari contro la burocrazia e l’obsolescenza culturale e, sì, persino la polvere; schiaccia l’impressione di dover sconfiggere un gigante armati d’una piuma – e lo Stato non investe, e la società sta cambiando, e i libri non si leggono, e le insegnanti non insegnano, e le famiglie sono distratte. Va tutto così a scatafascio che ti senti un paradosso: tu che leggi, che i libri ti hanno salvato, che lo vedi l’entusiasmo che il libro giusto al momento giusto può suscitare, ti senti dire che i libri non vanno più di moda, che non servono, che sono superati e tu quindi, chi sei? Che fai? Loro non se accorgono neppure che ti lasciano a non-esistere a fil di baratro.
Rileggere questo libro a distanza di molto tempo, però, mi ha aiutato a realizzare, ancora una volta, che sebbene sembri non valere nulla nella contemporaneità tecnologica e frenetica e digitale, negli anni ho curato al meglio delle mie possibilità una professionalità. Per quanto spesso “bibliotecari” ci si improvvisi, perché si viene lanciati lì impreparati tra gli scaffali per sostituire qualcuno che alla fine ha deciso di cambiare lavoro, chi si impegna per esserlo ha davvero la possibilità d’imparare un mestiere straordinario, troppo sconfinato per vederne mai la fine, in affannoso mutamento e fondato nella costante del miglioramento. Come obiettivo, come attitudine, come mantra. Le biblioteche esistono perché l’essere umano ha il bisogno, forse non sempre consapevole e magari persino rinnegato, di migliorarsi.
È per questo che fatico a decidermi di fare qualcos’altro: mi sembra che facendolo mi lascerei alle spalle una cosa incompiuta, che non merita d’essere abbandonata e a cui potrei dare ancora molto. Potrei restare ancora per trent’anni, in una biblioteca, e so per certo che non smetterei mai d’imparare. Eppure tutto il resto io non lo so. Avrò mai la possibilità di vivere da me, del mio mestiere? Raggiungerò mai una stabilità affidabile? Ci saranno ancora, tra tre decenni, le biblioteche? Perché io tra tre decenni non sarò neppure vicino alla pensione e non credo sarò in grado di rinnovarmi per imparare qualche altra professione.
Tutti, tutt’attorno, mi sembra si affannino per cercare d’indovinare il puledro purosangue che porterà a ricchezze e potere e fama. La biblioteca non ti nasconde che, con lei, procederai a passo d’uomo su un mulo stanco.
La chiave credo risieda in quel “a passo d’uomo”, ma io non so se ne ho davvero il coraggio – o il talento, o la caparbietà, o l’incoscienza.
Ma basta così.
Domani forse io non sarò più un bibliotecario, ma questo non deve valere anche per te. Se capiti per di qua, pieno di speranze e voglia di fare non farti intristire dagli sproloqui d’un nato vecchio: buttati a capofitto e datti completamente, immetti nuova linfa in circolazione e dillo a chiunque che hai bramosia di imparare e stravolgere e rivoluzionare. Io faccio il tifo per te. Davvero.
[E sì, questo libro è un buon punto d’inizio, ma credo tu sappia già che probabilmente ogni paragrafo meriterebbe un altro saggio d’approfondimento e questo, a sua volta, un’altra intera bibliografia]