Uno è chiaramente incline a pensare che le bugie nascano per fregare qualcun altro, ed in molti casi probabilmente è vero. Cavazzoni, che per il poco che lo conosco mi pare uno scrittore (ma forse una persona, prima di tutto) con uno sguardo sul mondo un po' più obliquo della media, però prova a offrire un'interpretazione diversa.
Il protagonista di questo romanzo, Nicola XY (il cognome è lasciato ignoto per riserbo), infatti è un bugiardo clamoroso ed è di fatto l'unica vittima delle proprie bugie. Schiacciato dalle aspettative, cercando di piacere o di rimediare un appuntamento, Nicola si improvvisa scrittore di romanzi sentimentali, celebre direttore d'orchestra o medico (quasi santo, perfino) creandosi personalità da gestire sempre più intricate e in conflitto l'una con l'altra.
Alternando quasi una commedia slapstick a quello che in fondo è un dramma patologico, col suo carico di ansia e panico, "Il gran bugiardo" ha uno sguardo benevolo nei confronti del suo protagonista, che ricalca più lo Zelig di Woody Allen che non un freddo mentitore per calcolo e per guadagno personale. Infatti, la cosa più interessante è che al momento dell'interpretazione, del mettere assieme lo spettacolo delle sue identità fasulle, Nicola si trova perfettamente a suo agio, quasi come avvenisse una metamorfosi, e perfino nelle situazioni più paradossali vede vie d'uscita via via più rocambolesche e divertenti. In fondo, se un po' piccoli bugiardi (anche non volendo, nel "colorare" la propria vita e i nostri rapporti con gli altri) lo siamo tutti, almeno Nicola XY lo è in modo grandioso.