No. Parte bene, come voce, stile, personaggi e ambientazione e si perde. Noioso in tutta la parte centrale, inverosimile, urticante la protagonista che si lagna tutto il tempo ma neanche quando va all'università si trova un lavoro, interessanti erano gli scoppi d'ira e la vendetta, poi però diventa un'elegia all'amica e pare spostarsi il fulcro. Pure il cavallo zoppo. No. Peccato.
Recensione lunga: cose che secondo me non funzionano (con qualche SPOILER).
Tutta la costruzione della povertà che dovrebbe far scaturire il carattere della protagonista non funziona. Non pare che l'autrice abbia una chiara idea di cosa significhi essere poveri, non significa non avere la tv, non significa non poter fare il dottorato di filosofia perché non ti hanno scelto. La protagonista non lavora mai. D'inverno va a scuola, d'estate se ne sta al lago con gli amici, al bar, in discoteca, sembra Dawson's creek. ma con Joy psicopatica, infatti se qualcuno le fa uno sgarbo reagisce in modo iracondo e violento. Perché loro sono poveri e la famiglia sua ingombrante. E il padre paralizzato perché caduto da un ponteggio a lavoro, e l'amica che fa sesso con tutti e poi si suicida, e quella con il cancro e diventa troppo, ma allo stesso tempo niente pare giustificare davvero il carattere di sta ragazza completamente ripiegata su se stessa e vuota. Il romanzo si sposta troppo sulle dinamiche di amicizia, l'amica che si fa il ragazzo che ti piace, e quella che trova un'altra amica e lei si sente abbandonata (senza motivo in realtà non la escludono, è lei che non sa gestire le relazioni), sono motivi futili, adolescenziali, non c'è uno sguardo acuto sulla contemporaneità, è uno sguardo che a me è parso costruito, che non c'entra il bersaglio. Lei così diversa, così sofferente ha sempre chi le sta dietro, l'amica quella che poi schiatta, tutti i ragazzi che le girano intorno, e sì qualcuno la tradisce ma avete quindici anni... fa parte delle relazioni umane, figuriamoci in quelle immature da adolescenti. Lei non perdona e si deve vendicare. Anche a chi non le fa niente, come il fidanzato ricchissimo che fra tutte sceglie lei perché non si sa, che le chiede di cagarlo di più, lei lo mena e poi gli fa rubare in casa. Sono volpe e faina. No sei infame, mi viene da dirle. Il gran problema di questo ragazzo è che non le fa regali, pur essendo ricco.
Se è interessante all'inizio come personaggio questo suo diventare una che si difende e attacca, che esagera, la dinamica poi si perde, perché fa sempre così, ma non cambia nulla, non ci sono conseguenze nella trama e più lei cresce più sembrano capricci.
Hanno problemi economici ma lei va all'università senza neanche lavorare un singolo giorno, neanche fa la cameriera mezza volta. E poi però si indigna perché il suo progetto per il dottorato non convince il prof. E ci credo che non lo convince lei odia studiare non ha la minima passione per le cose che legge, lei avrebbe voluto leggere i libri per adolescenti con le copertine colorate e la madre le fa leggere cose serie, ma non c'è un mezzo slancio di interesse, amore per la cultura, illuminazioni, comprensione, niente. Lei sembra che non capisca proprio quello che studia, è troppo rinchiusa su se stessa, è vuota. La cultura per lei ha un valore utilitaristico, studio e allora mi merito di non fare la fioraia. Non glielo avrei dato manco io il dottorato,
La madre è questa donna forte e intransigente, che ama la sua famiglia ma la ama in modo anche brusco, senza slanci di affetto (a parte con i gemelli, questa figura mitologica che non conosciamo mai davvero), e funziona meglio narrativamente, ma fa scelte che non comprendo. Allontana il figlio più grande perché è andato al G8, così ci mettiamo la politica, nel calderone, l'impegno politico dei giovani che poi pare scomparso, è un accenno, come tutto resta in superficie, ma è il motivo per cui la madre manda via il figlio a stare dalla nonna. Sta madre coraggio che lotta per la famiglia, che el pueblo unido jamas saras vencido, smolla un figlio. E non se ne parla più del suo ritorno, va bene così. Il padre è un fantoccio, è paralizzato e quindi depresso e quindi non fa nulla. Letteralmente. Neanche ha opinioni, voce, niente. E' una figura che serve nel quadro di bagaglio ingombrante di Gaia. E' paralitico il che basta a comprendere tutta la sua personalità. Io di solito non giudico le azioni di un personaggio quando leggo, vanno bene anche (soprattutto) personaggi scomodi, ma devono comunque avere una loro coerenza, un senso. La madre resta comunque caratterizzata meglio, la protagonista, la voce narrante è proprio la grossa delusione del romanzo. Perché poi si cerca, da parte dell'autrice, da parte del libro, un'empatia con il personaggio. Le due cose non collimano. Non ho slanci di empatia per lei. Strutturalo sul farmi vedere quanto è fuori di capoccia, almeno trovo un interesse, ma non farmela passare per una vittima, non cercare di farmi condividere una sofferenza infantile ben oltre l'infanzia. Poi che a me le storie adolescenziali non piacciano sicuramente influisce.
Lo stile invece da interessante si fa pesante. Non è uno stile che regge sulla lunghezza, diventa una nenia, ti viene da fargli il verso (sono muschio e lichene, sono flora e fauna), le metafore, i rimandi, il sistema di immagini è un po' animali del bosco, un po' lago, un po' mare. Ci sono le meduse, c'è un'estetica che non aderisce più alla trama perché non si scava in questa rabbia, diventa monocorde, di facciata.
Peccato, credo ci fossero delle buone premesse, credo che l'autrice sappia scrivere ma non mi ha convinta per niente. Si prende due stelle.