Il Talento del titolo è quello di cui è convinto di essere in possesso il protagonista, quello di sapersi barcamenare in una vita che poco gli offre.
Ed altrettanto poco è in grado così di offrire lui alla vita stessa: a sua figlia, a sua moglie, agli altri (anche i pochissimi amici saranno scelti solo tra persone cui poter chiedere qualcosa).
Un uomo arido, anche se capace di soffrire e di riconoscere le altrui sofferenze, un essere sgangherato nell’Italia sgangherata degli anni del boom, quelli di quando il vero talento veniva riconosciuto principalmente a chi faceva soldi e lo mostrava spendendoli.
Scritto in un italiano ineccepibile, con uno stile elegante ma senza inutili fronzoli, mostra appieno le grandi doti dell’autore e “il suo” talento. Con il pregio di non sbattercelo in faccia spocchiosamente.
Tuttavia la storia narrata non è riuscita a catturarmi appieno, pur apprezzandone molto alcuni spunti e alcune scene, raccontate con grande efficacia.
Solo per questo non mi spertico nel giudizio “stellare” come per il suo successivo "La furia del mondo".