Thomas muore e Leo, di nuovo solo, ripercorre la loro storia nel tentativo di capire come superare la perdita. Un mondo chiuso, il suo, in cui gli altri entrano solo marginalmente e anche l’amore ha difficoltà a farsi strada e, soprattutto, a farsi spazio accanto a lui. Conoscenza, innamoramento, vita in due, morte, dolore, sono le fasi di una storia d’amore con cui chi sopravvive fa continuamente i conti, tra rimpianti, rabbia, sensi di colpa, incapacità e necessità di voltare pagina. Ma c’è molto di più, in questo romanzo. Scorrono le immagini del primo incontro, del primo sguardo scambiato, già consapevole:
“Fra Leo e Thomas è ormai sorta, e incomincia a crescere di minuto in minuto, una energia che trae forza solo da se stessa, da quei contatti fintamente casuali, da quegli sfioramenti leggeri, da quegli sguardi muti. Non si sono ancora parlati. Le parole non sono contemplate in questo momento per entrambi primordiale, arcaico, in cui la vita chiama la vita attraverso la più profonda energia della specie. Le parole, nella loro sofisticatezza biologica, potrebbero solo confondere un momento che non si esprime attraverso alcun linguaggio se non quello, ficcato nel più profondo della corteccia cerebrale, della lotta per la vita”.
E queste immagini si fondono a quelle dell’ultimo sguardo, con Thomas morente, ormai diventato solo occhi, una muta richiesta d’aiuto, e Leo sa “che si porterà dentro per anni, fino alla fine, lo sguardo del bambino-Thomas sul letto estremo della sua camera separata”, insieme alla consapevolezza di ritrovarsi “vedovo di un compagno che è come non avesse mai avuto; e, a proposito del quale, non esiste nemmeno una parola, in nessun vocabolario umano, che possa definire chi per lui è stato non un marito, non una moglie, non un amante, non solamente un compagno ma la parte essenziale di un nuovo e comune destino”.
Separato, separazione, parole ricorrenti per un unico concetto, spesso ribadito, quello della diversità nel senso di lontananza mentale dal mondo circostante, col quale Leo ha sempre fatto fatica a identificarsi; diversità nel senso di una sessualità che all’epoca in cui scriveva era poco accettata, il più delle volte additata come perversione (e l’Aids era per troppi la giusta punizione divina); diversità nel modo di concepire amore e convivenza. Leo, incapace di eccessiva contiguità, vuole un amore a distanza, e le “camere separate” diventano il simbolo della sua concezione della vita e del mondo.
La stessa elaborazione del lutto, di quel suo ritrovarsi di nuovo solo, diventa quasi un romanzo di formazione, un viaggio nella storia finita, nei ricordi che lo allontanano dal presente, un viaggio interiore, che lo riporta indietro nel tempo, prima di Thomas e di tutto, nei luoghi dell’infanzia.
“In realtà lui sta fuggendo. Non c’è nessun luogo che intende consapevolmente raggiungere”.
Il tempo della narrazione oscilla tra passato remoto, passato più recente, immagini che sfumano e si sovrappongono, nelle quali Leo cerca un senso, una direzione: ”Sta scappando attraverso l’Europa dall’orrore della perdita di Thomas. Sta scappando dalla morte. Ma è sempre più lento e la sua fuga più affannosa. Si sente come un animale vecchio e ferito che si separa dal branco alla ricerca di un luogo in cui attendere l’esito estremo: squartato dai lupi, divorato dalla malattia, dissolto dalla vecchiaia. E proprio come un animale che si accorge della fine, lui non vuole più vivere. Fugge da una morte per avvicinarsi alla propria morte”.
L’idea della morte accompagna Leo, che la rivive nella corrida cui ha assistito con Thomas in Spagna, nella processione del Venerdì Santo al suo paese, nel suo passaggio all’età adulta che ‘uccide’ il Leo bambino innocente (bellissime le pagine del ‘viaggio’ in un casolare abbandonato), nei giorni di totale isolamento trascorsi dormendo, nel tragico frequente presentimento della propria morte.
Quelle parole, che all’inizio, tra lui e Thomas, erano superflue, sono adesso un’ancora di salvezza, l’unica possibile: “La sua diversità, quello che lo distingue dagli amici del paese in cui è nato … è … proprio il suo scrivere, il dire continuamente in termini di scrittura quello che gli altri sono ben contenti di tacere”.
Sono pagine splendide, struggenti, in cui ognuno di noi ritrova qualcosa di sé. Pagine che proprio per questo scavano dentro il lettore, che ritrova le proprie ansie, le proprie remore e le proprie paure di fronte a un amore che nasce, che si afferma e che finisce. E di fronte alla vita in generale.