“Spasimo” di Federico De Roberto, pubblicato a puntate nel 1896 sul Corriere della Sera è uno dei primissimi romanzi “gialli” italiani. Anticipa di parecchi decenni l'esplosione del genere poliziesco nella letteratura italiana contemporanea. Si tratta di uno dei titoli ingiustamente più trascurati della produzione di Federico De Roberto (1861-1927) più noto per essere l'autore dei «Viceré» e dell'«Illusione» che ne hanno fatto con Verga e Capuana uno dei padri del Verismo. Una storia ricca di colpi di in cui l'assassinio della contessa D'Arda, in una villa sul lago di Ginevra, dà il via a un'indagine serrata, condotta dall'esperto ma anche spregiudicato giudice Francesco Ferpierre. Sullo sfondo, un affresco della società di fine Ottocento. La soluzione del caso sarà tutt'altro che scontata e riuscirà a tenere con il fiato sospeso il lettore fino all'ultima pagina. Storia tutta da leggere.
Scritto dall'indimenticabile autore de I Viceré, questo giallo psicologico è ambientato alla fine del XIX secolo in Svizzera: protagonisti la contessa Fiorenza, il principe russo Alessio Zakumine suo convivente, la nichilista Alessandra compatriota e amante del principe e Roberto Vérod l'ultimo innamorato della marchesa. Il romanzo inizia con lo sparo di una pistola e la morte improvvisa di Fiorenza! Suicidio o omicidio? al giudice elvetico Ferpierre il difficile se non impossibile compito di scoprire la verità in un'epoca in cui gli esami investigativi attuali come impronte digitali o prova del guanto di paraffina non esistevano. Un buon libro in cui gli aspetti dell'interiorità, della fede e dell'amore sono più importanti dei fatti
Si apre il sipario. Lago di Ginevra, villa affittata da una nobildonna milanese che ogni anno vi abita da giugno a novembre. 5 ottobre 1894. S’odono uno sparo e grida confuse. La contessa d’Arda giace morta nella sua stanza da letto con un colpo di pistola alla tempia. La rivoltella è lì, a terra, poco distante da lei. Suicidio. Pare. Ma ciò che pare non è detto che sia. Entrano in scena il principe Alessio Zakunine, rivoluzionario russo; la sua compagna di fede Alessandra Natzichev, lo scrittore Roberto Vérond, il giudice Ferpierre. Chi era in realtà la contessa Fiorenza d’Arda? Quali rapporti aveva con il principe Zakunine e lo scrittore Vérond? E la studentessa Natzichev aveva qualcosa in comune con lei? Che cosa lega fra loro i personaggi? Quale spasimo li unisce? De Roberto scava nel profondo dell’animo e della psiche umana. Non saranno la logica e nemmeno l’affanno investigativo di Ferpierre a condurre alla verità.
“Tutto il mondo è retto da pregudizii iniqui, ma più stupidi che iniqui.”
Se a stroncare I Viceré fu Benedetto Croce, ad attaccare Spasimo fu Luigi Pirandello che lo recensì firmandosi con lo pseudonimo di Giulian Dorpelli. Anche i grandi sbagliano. E loro sbagliarono. Chissà se consapevoli o no.
Scrittura elegante, linguaggio raffinato per quest’opera narrativa considerata il primo esempio di romanzo investigativo italiano.
Una morte violenta apre il libro. Il racconto è tutto incentrato sulla risoluzione del caso. Poca azione, molto pensiero. Introspettivo e psicologico. Un po' prolisso e contorto... ma sempre dalle mani di un grande scrittore. "Non basta saper regolare le nostre azioni esterne, bisognerebbe poter guidare il pensiero intimo."