Dopo la sconfitta di Legnano, il sogno imperiale di Federico Barbarossa sembra ormai tramontato. Mentre le vecchie generazioni, disilluse e stanche, rimangono ancorate al passato, i giovani guardano altrove in cerca di avventura e gloria militare.
In Baviera, priva di un duca dopo la cacciata di Enrico il Leone, ritenuto colpevole per la disfatta di Legnano, si sollevano molti uomini desiderosi di prendere il suo posto. L'instabilità politica risveglia rivalità che da tempo erano credute sepolte. In molti saranno chiamati a decidere da che parte stare.
Mentre vengono travolti dai conflitti esterni, due giovani cavalieri si trovano a fare i conti con sentimenti scomodi. Il conflitto si sposta all'interno, facendo vacillare le loro convinzioni e consolidandone altre.
Nel frattempo, un uomo muore in circostanze all’apparenza normali, che destano subito i sospetti della persona sbagliata. Padri e figli si trovano invischiati nella ricerca di una verità che conoscono soltanto in maniera parziale, dando il via a una catena di conseguenze su cui nessuno ha più alcun controllo.
Il Canto degli Eroi Dimenticati: La legge del ferro e del sangue è il primo volume di una trilogia che unisce ricostruzione storica e atmosfere da romanzo cavalleresco.
Alice von Tannenberg, classe 1(?)94, vive ai piedi dei monti di una città toscana che un tempo fu fieramente ghibellina.
Gestisce su Instagram una pagina in cui parla di libri, scrittura e cultura tedesca, sotto il nome di Schwertmaid (IG: @schwertmaid).
È autrice della saga medievale/cavalleresca "Il Canto degli Eroi Dimenticati", di cui al momento sono usciti i primi due volumi, "La legge del ferro e del sangue" (2023) e "La giustizia dei lupi" (2024).
Come si può scrivere una recensione di questo libro senza avere le lacrime agli occhi? La prenderò lunga: non ho mai visto un qualcosa di così sentito, bello e travolgente come Lied, il mio amato Lied, che si merita una recensione di tutto rispetto, più che di qualsiasi altro libro. È il primo di una trilogia, e la sua ambiguità inizia a sorgere già da questo volume: è peggio l’ignavia o l’azzardo, il coraggio o la scaltrezza, l’inettitudine o l’audacia? Se proprio dovessi definire questo libro, lo paragonerei a un ago posto in equilibrio tentennante, che sta quasi per cadere ma non cade mai, anzi si tiene stretto, cosa che rende molto più affascinante tutto il suo significato, che concede al lettore di leggere al di là delle righe, di interpretare come meglio crede, di rispondere alle domande che questo romanzo storico, di avventura e di realtà pone. Perché sebbene lo stile dell’autrice sia equilibrato e mai esasperato o esacerbato, le vicende narrate sono di uno squilibrio disarmante, di una tragicità commovente: il senso del tragico è dato da tanti fattori, elementi dissacranti e discrasici presenti come in un sinolo all’interno di questo capolavoro. La guerra, le battaglie, il complotto, la tensione da thriller, l’orrore, la paura, la compassione, l’amore, l’amicizia, il cameratismo e chi più ne ha più ne metta si amalgamano perfettamente all’interno di Lied, regalandoci un prodotto unico del suo genere ma mai disordinato. La linea da seguire è come un’arteria: dopo che il flusso della narrazione viene pompato, si dirama in più direzioni, dando una duplice composizione: paratattica, perché gli eventi si susseguono linearmente, seppur su più fronti, e circolare, poiché tutte le diramazioni sono chiuse, e convogliano in un unico punto. È proprio in questo punto che fluiscono la massima tensione narrativa, il supremo colpo di scena, la curiosità di andare avanti con questo viaggio che non vorresti finisse. Lied è catartico ma mai squilibrato: mantiene in un equilibrio perfetto situazioni intricatissime, e il bello di quest’equilibrio è che dà sempre l’illusione di stare per rompersi. Invece non si rompe mai, non si raggiunge mai il livello di forzatura dissacrante, che va a corrodere e rovinare l’opera. Lied è come un concerto di Mozart che a un certo punto diventa di Beethoven e di Wagner: è allegro, cupo, vivace, impetuoso, scritto in maniera eccelsa da una penna eccelsa, quella di Alice, che ha revisionato all’infinito donando a questa sostanza un corpo perfetto, struggente e al contempo delicato, che urla “labor limae” da ogni poro. Il lavoro di cesellatura a cui è stato sottoposto si vede tutto, in primis dall’importanza delle cinquecento pagine che però non pesano mai, lasciandosi leggere come se si fosse perdutamente innamorati di esse. In particolare, esso risalta dal modo in cui i personaggi sono tratteggiati: non sono nemmeno archetipi, ma un qualcosa di superiore, di peculiare, che resta impresso nella memoria dopo la lettura per tutta l’eternità. Richard, Siegfried, Sigi, Mathilde, Friedrich, Arnulf, Eberhard, Konrad, Fritz, Heinrich… sono solo alcuni dei nomi che potrei farvi, nomi che ormai ricordo benissimo nella loro similarità, proprio perché ognuno di loro incarna un carattere così unico da essere riconoscibilissimo e speciale, un’esaltazione del genere umano, una rappresentazione situata al di là del tempo. Sono sì personaggi medievali, ma le loro parole, così come tutto ciò che è pronunciato nel libro, sono spaccati di storia e umanità universale, destinati a permeare il cervello dei lettori eternamente. Lied è un libro che va letto perché sì. Non è solo un romanzo storico, ma un qualcosa di più, il ritratto dell’uomo e della storia nelle loro forze e nelle loro debolezze, mentre Vrou Saelde, il Fatum, la Fortuna, Ananke è sempre pronta a intervenire quando deve. Sopra Dio e sopra gli uomini c’è sempre lei, che determina le sorti. Eppure, qui troviamo eroi, sospesi in una dimensione che è sempre sul punto di cadere, ma che non crolla mai: gli eroi sono fatti per opporsi alla malasorte, per far prevalere le proprie scelte, scelte che condurranno a conflitti interni ed esterni, in cui ciò che si vuole o vorrebbe non coincide, sempre, con ciò che si farebbe in quella situazione. In ballo non solo la situazione politica, ma anche un’altra cosa, ben più importante, che si chiama “sentimenti”: i personaggi soffrono, amano, provano odio, indifferenza, affetto, dicono menzogne, si tirano indietro, si fanno coraggio. Sono sculture perfette a tutto tondo in cui il marmo è così verosimilmente inciso da sottolineare la peculiarità e il realismo, come se ogni ruga della pelle meritasse rappresentazione. A ciò, si integra un contesto storico amalgamato e rappresentato alla perfezione, e personaggi più o meno noti – Barbarossa, Enrico il Leone, Otto von Wittelsbach, Leopoldo di Babenberg – che interagiscono con quelli inventati. O meglio, chi può saperlo: del resto, non c’è nulla di più bello di pensare alle storie di questi “eroi dimenticati” che si intersecano in un connubio matrimoniale con la Storia che sempre è stata magistra vitae. Non c’è morale che regga nella rappresentazione della Storia, e ciò che mi fa amare questo libro è proprio la passione travolgente che non si tramuta mai in becero moralismo. È una cosa che si ritrova in pochissimi romanzi storici, ma Alice, più di tutti quanti, è riuscita a rappresentarlo. Non ci sono parole che reggano nel descrivere il valore di questo libro e di chi l’ha scritto. Non esiste una singola risposta alla domanda: “è bello?” Sì, è bellissimo, per motivi molteplici, che coglierete leggendo questa recensione. Concludo con una citazione: “La battaglia che si doveva combattere alla luce del sole era niente in confronto alle forze che si dibattevano, con cavalli imbizzarriti, sui campi di battaglia del suo cuore. Si diceva che l’amore procurasse le armi per sopravvivere alle avversità, ma era un tiranno volubile e capriccioso, sempre pronto a tendere insidie e tranelli a chiunque si imbattesse, ignaro, nel suo cammino”. L’amore, l’amicizia, i sentimenti in generale in tutte le sue forme: tirannici e tirannicidi, virulenti e stringenti, molli e leggeri, forti e ineluttabili. Che questa citazione possa spronare e far capire quanto, questo, sia un vero capolavoro.
"Il grido di un'aquila squarciò la quiete delle vette. Alzarono entrambi lo sguardo mentre planava maestosa sopra le loro teste, oltre le cime degli abeti. Subito dopo ne apparve un'altra, che la raggiunse in picchiata e sbatté le ali. Si scontrarono tra battiti d'ali e strida acute, si inseguirono descrivendo acrobazie nel cielo, come in una danza o un duello, e insieme scomparvero tra le vette più alte."
Giovani scudieri, cavalieri e condottieri veterani si trovano ancora ad affrontare le conseguenze della sanguinosa disfatta di Legnano quando gli equilibri della Baveria e dell'Austria sono messi a dura prova da invasori stranieri e faide interne pilotate dalla sete di potere. In un romanzo corale in cui tutte le vicende sono legate a doppio filo, i protagonisti si trovano a fare i conti con il peso delle scelte e quello di una verità tanto elusiva quanto taciuta. Un clima di tensione e incertezza costante avvolge le vicende di Richard von Thann, Siegfried von Lebenau, Otto von Finsterwald e Siegfried von Peilstein, donando a questo romanzo di avventura elementi thriller, in grado di incollare il lettore sino all'ultima pagina.
Sono tante le belle parole che si possono spendere circa questo romanzo cavalleresco, ricco e denso di vicende: l'ambientazione di cui esso gode, che lascia risplendere il Medioevo della sua vera luce, va di pari passo con una caratterizzazione dei personaggi tanto ampia quanto profonda. I numerosi protagonisti, coi quali serve davvero poco tempo per familiarizzare, crescono e maturano coi capitoli, man mano che il peso delle loro responsabilità e delle loro scelte li mette in situazioni in cui è difficile cavarsela. Degne di nota sono le scene di battaglia, che non sfigurano se messe a confronto con i più bei romanzi di guerra: intense, al cardiopalma; l'autrice è in grado di far sentire al lettore l'odore acre del sangue e il clangore dell'acciaio delle spade.
Se dovessi riassumere tutte le qualità di questo libro in una sola parola, direi 'consistenza'. La qualità della narrazione resta alta dall'inizio alla fine,e ogni dettaglio, scena o personaggio si trova al suo posto per uno scopo ben preciso, che si realizza nel corso dei capitoli. Nonostante la premessa del libro, ovvero di una storia i cui confini tra realtà e finzione sono sfumati, si ha l'impressione di avere tra le mani una cronaca, osservata e scritta nell'istante in cui il potere della Storia si è manifestato agli occhi di chi c'era. 'Il Canto degli Eroi Dimenticati' diventa quindi una finestra attraverso la quale si vive in prima persona una vicenda tanto intensa quanto memorabile.
Le parole migliori che mi vengono in mente per descrivere Il canto degli eroi dimenticati sono queste: un grande affresco in cui la storia e la grande Storia si intrecciano fra loro, fino a creare un arazzo grandioso. Il pregio di Alice è quello di avere un'assoluta padronanza della sua materia e di saperla tramutare in parole con semplicità, ma allo stesso tempo con efficenza tale che a tutto fa pensare tranne che a un esordiente. Giusto, sbagliato, vero, falso: questi sono i grandi dilemmi che affrontano i personaggi, fra ricerca di giustizia e vendetta e amori proibiti che rimangono nell'ombra. La prosa scorre che è una meraviglia e ci trasporta negli intrighi di corte che si allacciano alle vicende personali dei protagonisti di queste pagine. Ed è proprio la caratterizzazione dei personaggi un altro punto a favore di questo romanzo. Pur con una onomastica che può al principio risultare ostica, i personaggi hanno ciascuno una propria voce ben distinta che li rende immediatamente riconoscibili. E si fanno amare, ve lo garantisco. Ho apprezzato come la storia si dipani di volta in volta, di intrigo in intrigo, fino a ingarbugliare i fili del destino proprio quando si pensa di aver raggiunto il bandolo della matassa. E questo fa ben sperare per il prossimo volume, che vorrei già avere tra le mani!
Chapeau ad Alice per questa piccola perla, che non potete perdere.
Quando ho comprato questo libro mi è stato detto che si tratta di un "mappazzone". Tuttavia, adesso che l'ho finito, non gli rende giustizia: c'è un romanzo rosa al suo interno (come non poter tifare per... E...?), c'è un romanzo storico al suo interno, con Federico Barbarossa assente ma presente e potente sullo sfondo. E c'è anche un romanzo giallo al suo interno: come non poter appassionarsi alle varie indagini e piste che scuotono la Bavaria di fine secolo? Questi tre romanzi in uno scivolano via che è un piacere, guidati dalla sapiente mano di Schwertmaid: c'è dello studio dietro, molto studio, e c'è anche una grande passione per la vita di corte, i suoi intrighi e delle orecchie che, giocoforza, hanno anche i muri. C'è anche l'entusiasmo di voler raccontare con gli occhi di un medievale, con i modi che avrebbe un medievale, con alcuni inserti piacevolissimi di un tedesco che ormai non c'è più.. Insomma c'è questo e c'è ancora altro: giostre, battaglie e battute di caccia sapranno accompagnarvi e scandire il tempo tra una occhiata fugace e un segreto taciuto. Il romanzo poi è scritto benissimo. Nota di merito al conte Adalbero, che con Mathilde condividono il premio di miei personaggi preferiti. Al momento forse non vi dicono niente questi nomi, ma leggendo capirete! Pronti dunque a tornare indietro nel tempo? Pronti a lanciarvi col cavallo a spron battuto, armati di lancia e tanto coraggio? Pronti a fare spiccare il volo al vostro falco da compagnia? E allora che le montagne e i paesaggi straordinari della antica Baviera vi accompagnino!
Molti anni fa ero una lettrice famelica di romanzi storici, ultimamente il mio interesse è calato perché trovo sempre meno storie e ambientazioni che mi interessano. Così, quando ho saputo che sarebbe uscito questo libro e ho scoperto che avrebbe parlato della Germania del XII secolo, sotto il regno di Federico Barbarossa, mi sono messa in allerta. Non è un'ambientazione che si vede spesso, almeno dal punto di vista tedesco. Aveva tutte le carte in regola per attirarmi.
Parto con il dire che questo non è un libro per tutti. Si prende i suoi tempi, ha uno stile narrativo molto diverso dal solito, che può risultare lento e pesante se non si è lettori molto attenti, ed è molto concentrato sulle lotte tra le famiglie nobili del sud della Germania (Baviera, Austria) che dopo la disfatta di Legnano approfittarono della debolezza dell'imperatore. Personaggi e famiglie che prima avevano combattuto unite si ritrovano in fazioni contrapposte per interessi personali e giochi di potere.
Come ho detto, se non si presta attenzione tutte queste dinamiche e le varie fazioni in campo possono generare confusione. L'intento del libro è quello di mostrare i personaggi alle prese con i valori cavallereschi che a volte collidono con la loro stessa interiorità. La ricostruzione storica è attendibile, molto fedele alla realtà.
Mi sarebbe piaciuto vedere anche il resto della società. La storia è concentrata quasi esclusivamente sulle famiglie nobili e sui cavalieri, mentre ci sono pochi accenni al mondo a loro esterno, ma spero che nel volume successivo il piccolo spiraglio che qui è stato solo accennato si apra di più.
��Un fuoco ormai spento, la quiete selvaggia delle montagne, serate d'inverno riscaldate dall'eco di canti immortali...»
⚔️ Medioevo e Germania: due parole che raramente si sentono insieme e che ancor più raramente costituiscono l'ambientazione di un romanzo. In fondo, le storie con un'ambientazione medievale sono quasi sempre ambientate in Inghilterra (mi dichiaro colpevole, Vostro Onore!), in Francia e ogni tanto qualcuno butta un occhio alla Spagna e all'Italia, ma la Germania? Cosa succedeva in Germania nel XII secolo? C'erano i draghi? I leoni? O forse le foreste tedesche erano invase dai lupi?
⚔️ Con "Il Canto Degli Eroi Dimenticati - La Legge Del Ferro e Del Sangue", Alice Von Tannenberg (@schwertmaid) ci accompagna alla scoperta di un medioevo colorato, vivo e vibrante. Tra castelli, montagne, boschi, battaglie, tornei, amicizie profonde, amori e intrighi di corte, si intrecciano le storie dei conti Von Thann, i lupi; dei conti Von Lebenau, i leoni; e dei Draghi di Peilstein.
⚔️ Mentre l'imperatore Federico Barbarossa combatte per il Sacro Romano Impero, la Germania, con i suoi paesaggi mozzafiato, ospita una folla di personaggi capaci di far innamorare, ridere, piangere e soffrire. Personaggi così umani da sembrare reali, come ritratti di uomini e donne che tornano finalmente in vita dopo secoli.
⚔️ Nelle foreste, poi, c'è un mondo in cui le tradizioni richiamano quelle pagane e i racconti sulla spada nella roccia e Robin Hood. È il mondo di chi ha abbandonato la vita al servizio dei nobili signori per trovare la propria libertà. Ci sono criminali, disertori, eretici e Arnulf, un giovane che ha trovato nella foresta la sua casa.
⚔️ L'amicizia tra due giovani cavalieri, Siegfried Von Lebenau e Richard Von Thann cresce e diviene più profonda, trasformandosi in qualcosa di scomodo; mentre Siegfried Von Peilstein cerca le risposte alle domande che lo tormentano.
⚔️ "Il Canto Degli Eroi Dimenticati" è la storia di ognuno di questi giovani e di altri, tra cui la saggia Mathilde Von Thann, ma anche dei loro genitori, uomini e donne che si scontrano con i loro figli e che si troveranno a dover prendere posizione nei conflitti che dilagano in una Germania divisa dalle faide familiari.
⚔️ Se volete viaggiare nel tempo e conoscere un mondo poco noto come la Germania del XII secolo, se volete una storia che vi toglierà il fiato e dei personaggi che vi riempiranno di emozioni, "Il Canto Degli Eroi Dimenticati" è il libro perfetto per voi. E poi, è il primo di una trilogia, e i suoi personaggi continueranno a farvi impazzire ancora per un po'!
Un libro in cui ci si deve immergere come fosse un mare sconosciuto.
E un po’ in fondo è così, perché il Medioevo nel libro di Alice assume una forma diversa da quella dell’immaginario comune: è un mondo poliedrico e complesso, in cui interessi personali e guerre s’intrecciano in una trama che si gioca su più fronti. L’ambientazione si presta bene a quest’intreccio, perché la Germania del XII secolo è teatro di conflitti interni ed esterni e i personaggi verranno coinvolti ora dagli uni, ora dagli altri.
È “un’immersione” anche per l’accuratezza con cui quest’epoca è stata ricostruita, dai costumi, alle battaglie, alla mentalità dei personaggi. Consiglio di dedicare a questo volume una lettura attenta, perché soprattutto all’inizio può essere difficile districarsi tra l’araldica e i personaggi omonimi (altra “chicca” di fedeltà storica); ma man mano che si va avanti ognuno di essi diventa riconoscibile e familiare, come un vecchio amico. Parlare di tutti sarebbe impossibile e spoileroso, per cui mi limito a citare i miei preferiti. Sigfrid von Peilstein è per me il cuore della storia, il ragazzino che seguiamo dalle sue prime esperienze in battaglia all’investitura (mentre Richard e l’altro Sigfrid, per dire, li troviamo già grandi) e che ci tiene avvinti alla storia con il mistero che è deciso a sciogliere. Konrad von Peilstein è la roccia che fa da contrappeso all’impulsività di Sigfrid, lo zio che si trova a fare le veci di un padre per lui e Friederich — e niente, amo tutto di lui. Poi c’è Arnulf, che all’apparenza c’entra poco con nobili e cavalieri (ma sono molto curiosa di vedere come arriverà a incontrarli, perché il collegamento c’è già ed è 🔥🔥🔥). Arnulf rappresenta l’altra dimensione del Medioevo, quella spirituale: rifugge la società e i suoi costrutti, trovando piena espressione (ma non accettazione) solo nella comunità del bosco. Si è visto poco, ma ho divorato tutte le sue scene.
Chiudo col dire che l’altro grande merito di questo libro è l’aver saputo includere nella ricostruzione dei fatti reali/plausibili quei valori e quegli ideali tipici dell’epica cavalleresca: Storia e letteratura si incontrano, dando al romanzo un più ampio respiro.
Un romanzo corale ambientato nel mondo tedesco del XII secolo
Tra la Germania e l’Austria degli ultimi decenni del XII secolo, in un mondo così lontano che tra le pagine appare però vicinissimo, si muovono come pedine su una scacchiera i personaggi de La legge del ferro e del sangue, romanzo storico e corale, primo volume della trilogia Il canto degli eroi dimenticati. A dare inizio alla trama è un evento storico notissimo, ovvero la battaglia di Legnano, qui raccontata dal punto di vista di chi difendeva il Sacro Romano Impero. Siegfried von Peilstein, giovane rampollo dal carattere impulsivo e indomabile, perde un conoscente in battaglia e, insoddisfatto della ricostruzione degli eventi che gli viene offerta, si getta a capofitto nella ricerca di una sua verità. Richard von Thann e Siegfried von Lebenau vengono travolti dai dubbi nel pieno di una campagna militare decisiva ma che sentono lontana dalle loro reali aspirazioni. Mathilde, sorella di Richard, cerca la verità in maniera molto diversa da Siegfried von Peilstein: lo fa raccogliendo e trascrivendo storie altrimenti destinate a scomparire. Arnulf, reietto della società, si scopre insoddisfatto della vita cittadina e prende una decisione che cambierà per sempre la sua esistenza. Questi sono solo alcuni dei molteplici personaggi che popolano il romanzo. Ognuno di essi si muove alla ricerca di qualcosa, come la verità, la giustizia, una vita più coerente con la propria personalità, la tranquillità o la libertà assoluta da qualunque legge o vincolo. Il conflitto generazionale, tra le diverse visioni del mondo dei padri e dei figli, attraversa tutto il racconto e alla fine diventerà motivo di crescita per gli uni e per gli altri. È proprio la ricerca il motore principale dell’azione, che parte dai singoli personaggi e si scontra inevitabilmente con la Fortuna (Vrou Saelde), volubile e capricciosa, e con gli avvenimenti di un mondo talvolta ostile, che si muove in direzione opposta rispetto a quella che si vorrebbe. La Fortuna pone davanti agli esseri umani ostacoli immensi, imprevedibili, che sconvolgono tutti i piani, e sta a questi ultimi decidere come e se reagire. Se imparare a domarli o se lasciarsi dominare da essi. L’autrice riesce a fondere con maestria molteplici generi letterari, dal thriller al romanzo di formazione per arrivare alla narrativa di guerra, riservando comunque un’attenzione particolare al periodo storico, all’ambientazione e al modo di ragionare e di comportarsi di chi la popola.
Non ho mai letto niente di così germanico come "Il canto degli Eroi Dimenticati - La legge del ferro e del sangue", che racconta le vicende di giovani (prevalentemente) nobili tedeschi cresciuti quando ogni occasione era buona per tirarsi mazzate ✨
▪️Il lavoro di ricerca storica è ammirevole, purtroppo si trova spesso a sovrastare le vicende della trama (ci siamo passatə tuttə 🤗) Se comunque apprezzate l'ambientazione, una buona dose di battaglie ⚔️ e le giostre cavalleresche 🐎 ecco i filoni principali del romanzo...
▪️ L'indagine su una morte misteriosa che costringerà due fratelli adolescenti a prendersi responsabilità sempre più da adulti.
▪️Un amore proibito perché omosessuale e a una certa pure avverso alle alleanze politiche. E tu dici "guarda questi due quanti problemi inutili incontrano, eh beh certo a quell'epoca..." ma poi pensi che pure a quest'epoca non sono del tutto superati...
▪️A tratti ordini ribelli e una rappresentaza femminile storicamente onesta (per lo meno ai miei occhi profani)
▪️Se leggete da ebook consiglio di tenere sottomano una copia dell'elenco dei nomi
"Il Canto degli Eroi Dimenticati: La legge del ferro e del sangue" è un romanzo corale di ambientazione medievale dall’intreccio complesso e ambizioso, come l’intero progetto di Alice von Tannenberg – progetto di cui questo volume costituisce il primo tassello.
Nell’incerta situazione creatasi all’interno del Sacro Romano Impero dopo Legnano (1176), i complotti, i giochi di potere e le faide segrete con al centro la Baviera stimolano un’indagine sul rapporto tra comando e obbedienza, tra giuramenti e azioni, tra vincoli di sangue e vincoli d’onore, tra rango e virtù spirituali, tra amicizia e rivalità. Personaggi credibili e ben delineati, sentimenti scomodi, ambientazioni vivide e atmosfere evocative (stupende le scene nella natura) si uniscono a un equilibrio perfetto tra combattimenti e scene conviviali, tra assemblee e tornei, tra sequenze narrative, dialogiche e introspettive, mentre la scrittura, davvero curatissima, prende il volo e trasporta in un Medioevo dal fascino misterioso, che sembra quasi vibrare tra le pagine.
Finalmente ho terminato questo primo volume della trilogia. E dico finalmente non perché fossi stufa, al contrario: mi sono gustata tutto con la giusta andatura, immaginando i luoghi descritti in maniera magistrale, come le foreste, i castelli, gli accampamenti. Il finalmente è perché dopo settimane passate a cavalcare, discutere, combattere, amare, investigare, ora sento di far parte di questo mondo. Alice ha una padronanza del linguaggio invidiabile, oltre che la capacità di farti vedere e sentire ogni scena, di creare personaggi sfaccettati e profondi. Hanno i loro difetti (soprattutto Richard, lol) ma anche caratteristiche che li rendono unici, ammirevoli, degni di stima. Adoro il fatto che questo romanzo storico è perfettamente bilanciato tra finzione e accuratezza. I personaggi sono medievali "AF", hanno la forma mentis tipica dell'epoca, ma il tutto è adeguato al nostro sentire "contemporaneo". Superato lo scoglio delle prime 100 pagine, che sono una grande introduzione delle varie sottotrame, le vicende scorrono fluide e in più momenti ho sentito che, malgrado la stanchezza, non riuscivo a staccarmi. Chi mi segue sa che non mi sbilancio in complimenti, leggo molti libri carine ma pochi notevoli. Ecco, questo è notevole, in tutto. Il rischio di infodump è alto ma l'autrice non ci casca nemmeno una volta. La naturalezza con cui spiega dimostra come lei stessa viva nel mondo che ha creato. Ora bramo il secondo volume, perché troppi misteri si sono sollevati e sono convinta che, ancora di più, le sottotrame si uniranno in un unico grande disegno. O meglio, un arazzo. Fatevi un favore, se il medioevo vi affascina almeno un po', sellate i cavalli e partite con noi!
Non avevo mai letto un romanzo ambientato nel medioevo teutonico scritto da un autore italiano e questo mi ha colpito non solo per i riferimenti storici ma anche per la ricostruzione, che permette di "toccare con mano" gli aspetti materiali della vita di tutti i giorni. La sicurezza con cui si muove in questo mondo lontano ha il potere di farcelo sentire vicino, unendo un linguaggio contemporaneo, fortunatamente privo sia di anacronismi che di affettazione finto-aulica, a un'immedesimazione nella mentalità del tempo, che rende i personaggi umani e tridimensionali.
Ho letto svariati romanzi ambientati nel medioevo in cui ci si compiace nel grottesco, nel triviale, nello sporco, nel deforme, nel "penitenziagite", nel caricaturale di brancaleonesca memoria. Qui non succede mai: la cifra vincente del suo realismo sta nel mostrare la realtà in tutte le sue sfaccettature e con molta naturalezza.
L'autrice ha una sua voce personale, autorevole ma non pedante, che non si lascia imbrigliare dalle "regole" della narratologia. Riesce a intrattenere ed emozionare senza ricorrere a squallidi trucchetti o sciatte operazioni di fanservice.
Non scivola nel fanservice neanche con la coppia mlm, scelta audace in un'epoca in cui essere omosessuali non doveva essere una cosa per niente facile. Anzi, è l'aspetto che ho amato di più, per il modo in cui i sentimenti dei due personaggi vengono sviscerati e le dinamiche della loro relazione, che non snatura il loro rapporto. L'autrice la cala nel contesto storico, evitando di modernizzarla o adattarla alla sensibilità contemporanea. E comunque riesce a farcela sentire emotivamente vicina, per l'assenza di stereotipi e forzature.
Qui non siamo su Netflix, dove aggiungere personaggi LGBTQ+ o queer è un'operazione di marketing ben studiata, ma nella Germania del dodicesimo secolo, e questo libro ci regala una storia d'amore tra due giovani uomini emozionante proprio perché genuina, profonda, all'insegna dei valori cavallereschi più autentici.
Ci sono libri che non si possono leggere in due giorni, hanno bisogno del loro giusto tempo, di attenzione e dedizione. In questi ci si deve immergere totalmente ma senza fretta, con tutta la concentrazione possibile, e non perché difficili ma perché racchiudono in essi dei mondi in cui perdersi dall'inizio alla fine e sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire anche solo un particolare.
Sono come dei calici di vino pregiato; una degustazione lenta ma appagante. Mi sono concessa più di un mese per portare a termine Das Lied des vergessenen Helden - Il canto degli eroi dimenticati - perché ho voluto vivere l'esperienza come un romanzo a puntate e l'opera si presta benissimo a farlo.
Io di libri come quello di Alice, anche come genere letterario, ne ho letti pochi ma avevo i giusti riferimenti per rendermi conto di trovarmi di fronte a un lavoro eccelso, a livello di scrittura e nella ricerca storica.
Mappe, casate, stemmi, nomi, genealogie, motti, parentele, araldica e tutto il corollario del caso. Dettagli che in passato ho trovato ad esempio nei romanzi di George Martin. George Martin dico, mica Ciccino Davane.
Nulla è stato lasciato al caso, ogni pagina è un salto in un mondo lontano ma assolutamente reale e vivido. La sensazione è quella di un film a puntate e di esserci dentro. Lo si osserva leggendolo e lo si vive in prima persona.
La scrittura e lo stile di Alice sono in grado di farti avvertire il frastuono delle battaglie qui descritte, la furia dei cavalli lanciati nella mischia, e poi si possono percepire gli odori, le sensazioni dei protagonisti - tratteggiati benissimo, nonostante le omonimie essi hanno tutti una personalità ben delineata.
Nelle prime pagine forse ci si può sentire un po' smarriti trovando diversi nomi uguali ma ben presto si impara a riconoscerli e a non confondere più un Siegfried con l'altro. Questa dei nomi che si ripetono è l'ennesima accortezza dell'autrice che ha utilizzato linguaggio e consuetudini appropriati al contesto, dando prova di profonda conoscenza dell'argomento, pari a un'esperta, al punto da farmi pensare di avere a che fare con una persona che viaggi nel tempo.
Alice von Tannenberg probabilmente giunge a noi direttamente dalla Baviera del 1100 vista la sua dimestichezza e la disinvoltura con cui si cimenta in un "mappazzone" medievale che consta di tre volumi, quindi un lavoro dalla mole di tutto rispetto.
Vorrei davvero porre l'accento su tutto ciò perché è giusto sottolineare la capacità e l'estro di Alice. Libri come questo dovrebbero sbarcare nella grande distribuzione, se questo non contribuisse a svalutare l'opera, perché è un'opera di valore, il risultato di anni di lavoro, sacrifici, riletture, revisioni e sbattimenti vari. E invece siamo costretti a parlare di autopubblicazione, di letteratura self e questo fa storcere il naso a molti.
Ancora oggi c'è troppo snobismo nei confronti di chi si autopubblica, snobismo figlio di ignoranza e poca consapevolezza di quanti lavori fatti a regola d'arte ci siano in giro. Tutti vogliono darsi un tono leggendo editoria indie ma nei fatti si continuano a leggere i soliti titoli visti e rivisti, l'importante è che ci sia pubblicità sul bookstagram o su TikTok, fondamentale che ci sia una CE alle spalle ( se una di quelle fintamente alternative ancora meglio, di quelle sempre pronte a puntare il dito contro la cultura pop dei libri e intanto sguazzano nella rete e sui social del gruppo Meta -il demoniaco capitalismoh - meglio di tante altre case editrici "classiche" )
Gli autori e le autrici self sono un male da estirpare secondo costoro. Gente semi analfabeta che scrive romance stucchevoli e improbabili per gente con facoltà intellettive limitate. Meglio evitarli e rivolgersi alle case editrici che pubblicano gli influencer alla moda e qualsiasi altro scappato di casa che abbia un minimo di celebrità.
Riguardo Alice posso e devo confermare e ribadire che non c'è mai stato un secondo in cui io abbia pensato di avere a che fare con un'autrice esordiente e in self.
Qui siamo a livelli altissimi, per prosa, sviluppo della trama, utilizzo del linguaggio e del vocabolario, caratterizzazione dei personaggi, dialoghi e dettagli tecnici. Gergo e lingue del tempo, usi e costumi, folclore tipico del medioevo.
Non parlo della trama volutamente perché quella potete trovarla sui profili social di Alice e nella quarta di copertina e facendo una breve ricerca sul web. Ho scelto invece di far emergere la validità di un libro che meriterebbe di arrivare a tanta gente, molti più lettori perché le persone sul serio meritevoli e le loro opere vanno condivise e fatte conoscere.
Complimenti Alice, sei un asso della scrittura Un asso di spade per la precisione Continua così!
5 stelline, senza dubbio. Questo romanzo merita di essere letto, soprattutto se si è appassionati di storia medievale. Non ho mai approfondito la parte storica dell'area germanica e adesso vorrei saperne di più. Inizialmente ho riscontrato qualche difficoltà a destreggiarmi tra i nomi dei personaggi e questo mi ha rallentata nella lettura. Tuttavia, a mano mano, ho incominciato a riconoscere i personaggi e, di conseguenza, ad amare la trama ricca di misteri ed intrecci. Ogni personaggio è ben delineato, con sfumature proprie che li rendono reali e senza dubbio tridimensionali. Mi sono affezionata ad alcuni personaggi in modo particolare ed è stato inevitabile condividere le loro pene o le loro gioie. Non vedo l'ora di leggere il secondo volume e di andare più a fondo nelle varie questioni rimaste in sospeso. Ciò che ho davvero amato e apprezzato è la evidente dedizione dell'autrice nella ricerca di fatti e dati. Ci sono particolari che emergono nel corso della lettura che fanno capire quanto lavoro ci sia stato dietro. È un romanzo che merita tanto e attendo con ansia il seguito!
Ho finito il libro e sto urlando interamente. Urlando proprio la mia espressione è stupefatta ma dentro di me urlo forte. Ragazzi che viaggione immenso. Questo è l'anno delle figaggini, siamo al terzo libro stupendo che leggo, potrei abituarmici!!
I personaggi sono tremendamente fantastici, li ho amati tutti. Me li ricordo tutti? No, ovviamente, ma so di averli amati. Mi ricordo Siegfried e Richard... ma confondo ancora von Lebenau e von Peilstein. Insomma sto messa male ma li ho amati. A M A T I tutti, TUTTI!!
La storia è mozzafiato e ti prende così tanto che gli ultimi capitoli li ho letteralmente divorati!! Le citazioni in latino non le capivo ma shh nema problema, ho capito tutto il resto. Ma le citazioni in tedesco antico (credo) erano bellissime.
Tutto di questo libro è stato magnifico, perfetto, bellissimo. Ora, però, mi tocca aspettare il seguito ma sono fiduciosa e, soprattutto, sarò paziente e attenderò, sperando che l'autrice mi dia bricioline come ai piccioni per farmi contenta...
Se vi piace il mediovevo, i cavalieri e una storia davvero WOW, date a questo libro una possibilità. Non ve ne pentirete minimamente. Venite anche voi all'inferno medievale con me
Siamo nel XII secolo, nel Medioevo, in Germania. Le conseguenze e le ferite della battaglia di Legnano sono ancora fresche. In questo contesto si sviluppano le storie dei protagonisti, Richard von Thann, Siegfried con Lebenau, Otto con Finstenwald e Siegfried von Peilsten, tra battaglie, lotte di potere e amori (anche proibiti). E qualcosa che aleggia, un mistero da risolvere che ci accompagna tra le pagine. Ci sono intrighi di corte che si mescolano alle vicende dei personaggi, con i loro dubbi che li rendono umani. Personaggi che crescono a mano a mano che il libro va avanti. Così come il romanzo, che cresce pagina dopo pagina. Se all’inizio ho trovato un po’ complesso riuscire a destreggiarmi tra i nomi, a volte simili tra loro (ma è la storia dell’epoca che lo impone), più il romanzo va avanti e più i dubbi si chiariscono. È un romanzo corale che affresca molto bene il periodo, grazie anche alla padronanza che l’autrice ha dell’argomento. E adesso attendiamo tutti il secondo volume.
Primo volume di una saga storica cavalleresca ambientata nella Germania del XII secolo. Un volume corposo e curatissimo sul fronte storico, un vero "mappazzone". La trama ruota attorno a diverse vicende e personaggi, ma i protagonisti principali sono due giovani cavalieri di rispettive famiglie nobili. Non essendo per nulla pratica di mondo germanico, ho avuto dei blocchi di lettura dovuti ai nomi (usanza ben radicata fino a poco tempo fa pure da noi), che mi ha creato non pochi problemi, impedendomi di gustarmi in maniera ottimale la lettura. Per fortuna, superata la metà, la mia mente ha iniziato ad associare i personaggi ai nomi, permettendomi di terminare nel giro di pochi giorni.
Se non avete paura di scontrarvi contro un librone grande, amate la storia medievale germanica e la lingua tedesca vi fa un baffo, non avrete nessun problema a gustarvi il volume!
Tre stelle a malincuore. Speravo tanto di adorarlo, purtroppo non è stato esattamente così. Le premesse erano ottime e mi sento comunque di consigliarlo a chi come me si è incuriosito leggendo l’incipit. È difficile dare un voto ad un libro che alla fin fine mi è piaciuto, ma ha problemi piuttosto grossi che proprio non sono riuscita a farmi andare giù.
Forse era un progetto un po' troppo ambizioso per un debutto? Lo dico assolutamente senza cattiveria o malizia, un romanzo corale è molto difficile da realizzare e, visto il risultato tutto sommato godibile, l'autrice si merita comunque dei complimenti. A mio parere però tanti dei problemi che ho trovato nascono proprio dalla "dimensione" della storia, e probabilmente sarebbero stati molto meno evidenti (se non assenti) se il libro si fosse concentrato maggiormente soltanto su un paio di queste linee narrative o poco più. Anche perché leggendo mi sembrava già di poter distinguere storyline di serie A e di serie B. Onestamente alcune di queste potevano tranquillamente essere tagliate (Arnulf, per esempio, carini i suoi pov per carità, ma in questo primo volume è assolutamente inutile, pure Otto Jon Snow sta un po' lì a prendere posto senza un vero motivo, e peggio ancora Friedhelm, che giuro su dio non ho idea di cosa ci faccia in questa storia), e dato più spazio e cura ai personaggi "principali" (che ho adorato btw) e alla loro caratterizzazione, esplorando meglio aspetti della loro personalità e avvenimenti che invece vengono solo menzionati.
In più questo libro ha un inizio (in medias res) ma non ha un climax vero e proprio e finisce senza un finale, è un problema strutturale abbastanza grosso e il ritmo ne risente. Tanto che l'ultimo 25% del libro l'ho proprio subìto. La trama di Richard e Siegfried aveva avuto il suo arco (very nice, mi sarei letta una saga intera su di loro) ed ero soddisfatta, anzi, avrei voluto ancora più scene. Ma Sigi il Malessere (my beloved) stava veramente menando il can per l'aia con quell'investigazione e io volevo solo vederlo tenersi per la manina con Mathilde (my baby), purtroppo esaurite queste storyline il resto (per me) era noia. Avevo ormai perso interesse per il mistero della morte del margravio, anche se ero incuriosita all’inizio, è passato subito sullo sfondo ed è stato tirato troppo per le lunghe per riuscire a trattenere la mia attenzione. Il resto mi ha dato la sensazione di un susseguirsi di eventi come in una lezione di storia: cose che succedono perché devono succedere, senza passare abbastanza tempo ad osservare come queste vanno a toccare e cambiare le vite e il modo di pensare dei personaggi.
Metto le mani avanti dicendo che a me va benissimo avere una trama generale un po’ "rarefatta" e dare più spazio alle storie personali, adoro le storie character-driven e non a caso le parti che mi sono piaciute di più sono proprio quelle che si soffermano di più sulle interazioni e i conflitti fra i personaggi, ma in questo tipo di storie i protagonisti e le loro vicende devono avere abbastanza spessore e profondità da trainare la narrazione, cosa non semplice e, come dicevo prima, per una mancanza di focus non li ho sentiti abbastanza forti da reggere il tutto. Peccato
Il libro tutto sommato mi è piaciuto, è stata una lettura godibile nonostante i difetti. Mi sono affezionata subito ai ragazzi protagonisti e ai membri delle loro famiglie. Mi è piaciuta moltissimo l’atmosfera e il setting, che è ben descritto e ho trovato veramente piacevole e divertente immergermi nella Baviera dell’undicesimo secolo. Non posso parlare dell’accuratezza storica perché nonostante i video del Magister Barbero continuo a non saperne abbastanza da esprimermi su questo punto, dico solo che ai miei occhietti ignorantelli è sembrato tutto coerente, chiaro e ben illustrato.
Come ho detto all’inizio, è un libro che, nonostante le critiche, mi sento di consigliare (e mi fa sempre piacere supportare autori indipendenti)
p.s. the author has a profile on tiktok and the vibes are IMMACULATE
Dopo aver iniziato la lettura qualche mese fa, averla interrotta per impegni scolastici e finalmente averla terminata durante le vacanze natalizie, posso dare un giudizio su quest’opera. Ammetto che io non sia mai stato molto appassionato dei romanzi storici, sebbene ne riconosca l’autorevolezza. Avevo delle aspettative alte, e non sono stato affatto deluso: fra le righe si nota una cura dei dettagli minuziosa, che non solo ha contribuito alla formazione di uno stile maturo, ma anche di un reparto grafico-formale unico (gli alberi genealogici presenti alla fine del libro ne sono l’esempio). La trama è intrigante e avvincente: l’autrice ha deciso di narrare diversi filoni, che hanno bisogno delle loro risposte e che, spesso, si intersecano tra loro, facendo incontrare i vari personaggi dell’opera e fornendo al lettore uno scorcio quanto più realistico della Germania del XII secolo, descritta in modo eccellente e immersivo (nel senso che fa immergere nella storia). Anche la caratterizzazione dei personaggi è ottima e, in particolare, ho apprezzato il fatto che non si distinguono nettamente personaggi secondari e primari, ma i loro ruoli nelle vicende si alternano, dando spazio anche a chi altrimenti non avrebbe avuto voce in capitolo. Mi sono affezionato a molti di essi (per fare alcuni nomi: Friedrich von Mörle, Mathilde von Thann, Siegrified von Pleinsten, Otto von Fistenwald…), ho empatizzato con loro, e ciò è sicuramente merito dell’autrice, che ha ricreato quell’epoca storica senza incappare in errori, ma anzi dando la possibilità al lettore di sfatare alcuni falsi miti sul Medioevo. In un momento culturale come quello corrente, in cui sono particolarmente diffuse opere dalla dubbia qualità (spesso anche sostenute dalle case editrici), scarne di un appropriato lavoro di ricerca, questo libro è un toccasana. Ora aspetto solo il secondo volume, che sicuramente darà delle risposte alle questioni lasciate in sospeso. Lo consiglio a tutti i lettori che si aspettano un libro intricato, intrigante e di qualità.
Parto specificando che l’opinione finale sul libro è assolutamente positiva e che ho intenzione di acquistare il secondo volume. Lo puntualizzo fin da subito perché devo dire che, pur avendo apprezzato la lettura, il mio primo tentativo (e anche il secondo) ha incontrato alcuni ostacoli e ho iniziato a seguire bene la vicenda a partire dalla seconda metà.
Per me, come lettrice, questo primo volume è stato molto travagliato. Amo la storia, amo le vicende intricate, amo che ci siano elementi diversi. Un libro solo romance o solo giallo, per me, è come il sugo senza la pastasciutta. Se manca la pastasciutta, non mi sazio. Tuttavia ho ricominciato il libro almeno tre volte. Il problema? L’onomastica. Per esigenze di verosimiglianza storica, alcuni personaggi condividono il nome di battesimo. Nella mia testa le loro caratteristiche si mescolavano, creando un pasticcio dal quale non riuscivo a venir fuori. Ho iniziato ad applicare post it colorati sui nomi, per ricordare chi era imparentato con chi (anche se, nota di merito, in fondo al volume sono presenti gli alberi genealogici dei personaggi). Non ne venivo a capo. Mi sentivo come la scimmia dei meme che si gratta il mento.
Alla fine ho deciso che amavo l’ambientazione. Mi sono detta: “Non capisci nulla? Va bene così! Perché tu ami queste atmosfere, questo contesto, tu ti senti immersa, presente in quello che stai leggendo! E allora goditelo così. Leggilo quando vuoi dimenticarti di vivere nel 2025.” E caspita, che svolta. A metà libro ho iniziato a mettere a fuoco i personaggi. La vicenda comincia a concentrarsi su alcuni di loro e questo mi ha aiutata tantissimo a comprenderli e sentirli. Mi sono accorta di riuscire a seguire la trama. Pian piano le idee hanno preso forma, ciascuna si è messa al proprio posto.
Questa recensione si è trasformata in un racconto mio personale, e chiedo perdono per quella che sembra una digressione senza direzione, tuttavia sento che mi serve per mettere in ordine le ragioni per cui leggere il primo, e per le quali leggerò il secondo: 1. Al primo posto, senza ombra di dubbio, l’ambientazione. Questo è il suo maggior punto di forza. Non ci si sente sbalzati in epoche diverse. I personaggi agiscono, parlano, pensano, interagiscono con l’ambiente, e non ci sono momenti in cui la percezione vacilla. Questo pregio è molto raro, e quindi tanto più prezioso. 2. Le vicende dei personaggi si intrecciano, e quelle che non lo fanno subito promettono di farlo in futuro. Si capisce che la scrittura ha un piano e una sua linearità. Non sai dove andrà a parare, ma non lascerà buchi. 3. Posso dirlo? Posso? Secondo me non posso ma lo dico lo stesso. Si prendono a botte. Di brutto. Le cariche della cavalleria. Lo scudo che va in mille pezzi. La picca che infilza il fante. Questa è la mia scarica di peperoncino sulla pastasciutta.
Per farla breve: da leggere, se amate le tre cose di cui sopra. Non vi deluderà.
Non sono molto brava a scrivere recensioni e mi auguro sempre non le legga mai nessuno, ma in questo caso spero che l'autrice possa leggermi solo per prendere i miei grandissimi, giganteschi complimenti. Da persona (probabilmente strana) che trova letture comfort nei romanzi storici, ho trovato questa storia assolutamente perfetta: i personaggi, le ambientazioni, le vicende, ha tutto quello che potevo desiderare. Inizialmente ho avuto difficoltà a distinguere i personaggi con gli stessi nomi, ma poi ogni cosa è andata al suo posto anche grazie alla mappa e agli alberi genealogici in fondo al libro. La scrittura è molto bella e coinvolgente, è riuscita a trascinarmi nella storia, e fa trasparire passione e una ricerca storica accurata. Inutile dire che spero che questa saga possa avere il successo che merita, non vedo l'ora di leggere il volume successivo.
Ho scoperto questo libro per caso e ne sono rimasto assolutamente colpito! Amo i romanzi storici, ne ho letti tantissimi, e sono diventato anche un lettore piuttosto esigente. Ecco, di questo romanzo ho adorato i dettagli della ricostruzione e la caratterizzazione dei personaggi, tutti molto sfaccettati e inquadrati nel loro periodo storico. Cosa rara nella narrativa storica che viene pubblicata ultimamente. Insomma, mi sono sentito trasportato nella Germania del XII secolo e pienamente parte della storia! Complimenti all'autrice per questo ottimo esordio. Spero pubblichi presto il secondo volume :)