Il più celebre e rinomato compendio sulla storia della nostra letteratura: il genio di De Sanctis fonda nel 1870, con quest'opera immortale, una visione totale su poesia, teatro e narrativa d'Italia per la prima volta nella storia della nostra cultura, con un'eloquenza all'altezza delle folgoranti intuizioni da cui, a oggi, è impossibile prescindere. Introduzione di René Wellek.
Un'opera cardine per lo studio della nostra letteratura. Il valore e le qualità di questo saggio, a partire dalla purezza lineare della lingua con cui è scritto, sono importanti al punto di rendere superfluo ogni commento e ogni critica.
Riporto qui stralci della pagina conclusiva. «La letteratura italiana contemporanea (1870 ndr) presenta i caratteri, più svariati e complessi, di un periodo di transizione. I critici parlano di decadenza. Ma la storia letteraria ci ammonisce che una vera e propria decadenza dell'espressione e della fantasia umana coincide, spesso, con l'esaurimento di una lingua o di una gente. (...) Tutte le altre fasi della vita spirituale e intellettuale di un popolo sono veri e propri movimenti di assestamento e di ricerca... (...) Noi vediamo l'arte, nel tempo e nello spazio, come il corso enorme di un fiume (...) Lo spirito umano con soste e riprese, in ascesa e in discesa, fra urti e reazioni, per l'esperienza del passato e l'ardore del divenire, elaborando e assimilando tutto ciò che la vita offre, procede nel suo fatale andare. Ecco perché seguiamo sempre con grande interesse tutte le produzioni letterarie e osserviamo con curiosità tutte le espressioni della fantasia e del pensiero umano: né ci preoccupiamo delle audacie, né ci allarmiamo delle crisi, né vediamo sintomi di decadenza ove pensiamo che reagisce e germoglia misteriosamente, con la indissolubile forza di trasformazione, la vita dello spirito.»
De Sanctis: *cita qualche verso* Io: Ma guarda che bellezza! De Sanctis: "Sono delle ottave mediocrissime e poco limate" Io: Mamma mia, che pasticcio, quei versi fanno proprio schifo!
Finalmente mi è capitato fra le mani questo sommo lavoro e l'ho priorio inghiottito in breve tempo ancorché non sia piccolo né di misura né d'importanza. Ho due premesse per chi voglia leggerlo: 1. Il testo fu scritto nel 1870 cosicché non comprende i periodi letterari moderni e contemporanei. 2. Questo non è un testo di storia che ti dia tutti i dettagli delle vite dei rimatori e i scrittori italiani, invece è un testo di critica letteraria in quanto l'autore non espone tutti i fatti storici che circondano e trafiggono la vita di uno scrittore bensì ne sceglie quelli che secondo lui hanno importanza.
Ne segue che il testo è utile per chi abbia già una buona conoscenza dei più importanti avvenimenti nella storia dell'Italia e abbia già letto qualche testo dei classici. Se viene trattato da un libro di critica letteraria, il testo acquista una gran importanza siccome De Sanctis vi si dimostra come un critico colto, savio e rispettevole. Non si trattiene a criticare anche i più grandi della letteratura italiana, pur non negando i loro tratti lodevoli. Per De Sanctis non è tutto bianco o nero: c'è sempre una tendenza di svelare le sfumature e di abbozzare i lineamenti di questa materia complessissima. Non di rado dice: "c'è nel tal dei tali il poeta, però non c'è ancora l'artista, perché ... " Le sue proposizioni sono sempre ben argomentate e anche se uno aveva un punto di vista diverso di quello del De Sanctis, dopo la lettura inevitabilmente si aprono nuovi orizzonti dinanzi al lettore.
Quest'opera è senz'altro una lettura obbligatoria per tutti gli appassionati della letteratura italiana.